Sede Ema, Milano rischia di essere sorpassata dal ticket Bratislava-Vienna

Roma, 3 luglio – L’assegnazione della sede Ema, l’Agenzia europea per i farmaci che dovrà lasciare Londra (insieme all’Eba, l’agenzia sulle banche) per effetto della Brexit, sembra ormai essere una molto contrastata questione a due. Anzi, a tre: la candidatura italiana di Milano, infatti, è pericolosamente insidiata da quella della capitale della Slovacchia Bratislava, che concorre in ticket con Vienna, la capitale austriaca distante solo 50 km.

La prima garantisce il rispetto del cosiddetto “criterio geografico” previsto dalla selezione per riequilibrare sul territorio dell’Unione gli organismi comunitari: la Slovacchia, al momento, non ha nel suo territorio alcuna agenzia comunitaria  (al contrario dell’Italia, che ospita l’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare a Parma e la Fondazione europea per la formazione, Etf,a Torino). Vienna, invece, assicurerebbe ciò che Bratislava non ha, ovvero infrastrutture e servizi di alto livello, garantendo così il rispetto dei criteri tecnici richiesti dalla Ue, che per le sue agenzie “pretende” comprensibilmente  spazi e condizioni adeguati, anche in termini di servizi per i dipendenti. L’Ema di dipendenti ne conta circa 900, un piccolo esercito, e – giusto per dare un altro, significativo parametro logistico – conta in media 36 mila visite mensili da parte di esperti da tutta Europa.

La corsa di Milano, dunque, si complica notevolmente, anche se l’Italia appare più determinata che mai a vincerla.  “Il governo da mesi è impegnato con la massima attenzione a sostenere in sede europea la candidatura di Milano. Sappiamo che la competizione con altre città d’Europa è serrata. Ma crediamo che Milano abbia le caratteristiche per prevalere per la qualità dello sviluppo che sta esprimendo e per la forza del suo tessuto legato alla ricerca, alla salute e all’innovazione su queste frontiere” ha affermato al riguardo il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina (nella foto),  fin dall’inizio convinto e attivo sostenitore della candidatura della capitale lombarda.

Per il ministro, che è anche il numero due del Pd, aggiudicarsi la sede dell’Ema rappresenta per Milano un’occasione da non perdere, anche per i positivi effetti e le sinergie virtuose con il  progetto Human Technopole, il polo tutto dedicato allo studio medico del genoma e alle scienze della vita fortemente voluto dal governo e in corso di realizzazione nell’area Expo a Milano.  “Con il polo di ricerca per le scienze della vita” sostiene Martina “riusciremo a fare della città una delle capitali europee della ricerca su questo fronte. Grazie innanzitutto al prezioso lavoro di coordinamento di Enzo Moavero (il già ministro per gli Affari europei del Governo Monti cui il Governo Gentiloni ha affidato il dossier Ema, NdR) seguiamo ogni giorno questo lavoro ambizioso ma possibile per Milano e per l’Italia”.

Resta ottimista anche la ministra della Salute Beatrice Lorenzin: ”La candidatura è apertissima e ci aspettiamo una valutazione oggettiva sui criteri tecnici”,  tra i quali, ricorda la ministra a Il Sole 24 Ore, c’è la disponibilità di un “edificio pronto e di proprietà pubblica che garantisce immediata operabilità dell’agenzia”, ovvero gli uffici del Pirellone, perfettamente in grado di accogliere fin da subito 900 dipendenti dell’Ema.

La ministra ricorda poi come il capoluogo lombardo sia “uno dei principali hub sanitari e scientifici d’Europa, solo la presenza degli Irccs ne fa un centro nevralgico della ricerca traslazionale mondiale, quindi presenta caratteristiche tecnico sanitarie per indotto, oltre a garantire logistica, alloggi e servizi”.
Otre a Milano e Bratislava-Vienna, la corsa per aggiudicarsi la sede dell’Ema, agenzia molto ambita non solo perché ad alto budget (300 milioni) ma per le rilevanti ricadute che produce in termini di indotto, con circa 500 meeting organizzati ogni anno, per un totale di 65mila partecipanti, vede in gara molti altri agguerriti concorrenti: sono infatti 22 le candidature annunciate dalle cancellerie degli Stati membri, tra le quali spiccano quelle di città importanti come Amsterdam, Copenaghen e Barcellona. È probabile, però, che non tutte le candidature saranno formalizzate, come prevedono le procedure europee, con la presentazione entro fine luglio del dettagliato ossier richiesto dalla Ue per motivarle e sostenerle.

Intanto, si avvicina inesorabilmente il momento della scelta: dopo le prime valutazioni tecniche (che saranno effettuate a settembre e rispetto alle quali la candidatura di Milano appare oggettivamente quella di maggior peso), la questione si sposterà in ambito politico, prima in sede di Consiglio Ue, a fine ottobre (dove probabilmente si decideranno i giochi) e poi nel voto a scrutinio segreto al Consiglio affari generali di novembre.  Per spuntarla, bisognerà ottenere la maggioranza semplice,  ovvero 14 voti sui 27 complessivi dei Paesi membri.