Sede Ema, il Governo ricorre alla Corte di giustizia europea

Roma, 31 gennaio – Il dado è tratto: il Governo italiano conferma che nelle prossime ore l’Avvocatura dello Stato presenterà ricorso presso la Corte di giustizia europea in merito alla assegnazione ad Amsterdam della sede di Ema attraverso una decisione nella sostanza assunta dal Consiglio europeo.

Lo affermano fonti di Palazzo Chigi, rilanciate dall’agenzia Ansa. Il ricorso chiederà alla Corte di verificare se la decisione su Amsterdam non sia da considerarsi viziata da informazioni incomplete sulla sede della agenzia.
Il ricorso – ribadiscono fonti di Palazzo Chigi – appare doveroso in seguito alle notizie apparse ieri circa la sede destinata a ospitare l’agenzia regolatoria comunitaria.
Parallelamente – confermano le stesse fonti – al Tribunale di prima istanza (al quale può rivolgersi chi è “direttamente coinvolto” da decisioni europee) arriverà anche il ricorso del Comune di Milano.

Dall’Olanda, intanto, arrivano le prime reazioni all’offensiva italiana, tutta concentrata sui ritardi che impediranno ad Amsterdam di approntare la sede definitiva di Ema entro il termine previsto di marzo 2019. Il ministro della Salute olandese Bruno Bruins ha risposto all’annuncio del ricorso del governo italiano assicurando che il suo Paese sta “facendo il massimo per assicurare un rapido trasferimento ad Amsterdam, in stretta collaborazione con l’Ema, per assicurare la continuità operativa dell’agenzia”. Ma, off records, ad Amsterdam non mancano le stilettate velenose all’indirizzo dell’Italia, per il puntiglio conil quale in questa occasioneil nostro Paese  chiede il rigoroso rispetto degli impegni e delle scadenze, mentre di solito è impegnato nell’esatto contrario, chiedendo dilazioni e alleggerimenti.

Sulla questione glissa invece Bruxelles, evitando ogni commento di merito: “Il dossier non è di nostra competenza” si è limitato a rispondere il portavoce della Commissione europea ai giornalisti che chiedevano informazioni e commenti al riguardo. “Le decisioni sono di pertinenza degli Stati membri che hanno assunto la responsabilità per la destinazione della sede dell’Agenzia europea del farmaco”.

In altre parole, è sembrato voler dire il portavoce, al sorteggio Amsterdam-Milano si è arrivati per esclusiva scelta degli Stati che hanno espresso il loro voto nello scorso novembre, e poi la sorte ci ha messo del suo. La Commissione, dunque, in questa storia non c’entra. Da qui il no comment, esteso anche alle domande sul ricorso italiano e in ogni caso pilatesco, perché glissa sul fatto più importante, che è – eccome! – di stretta pertinenza di Bruxelles, ovvero  le eventuali disfunzioni che i ritardi di Amsterdam potrebbero produrre per l’attività dell’Ema e quindi sui cittadini europei.

Non si chiama fuori, invece, l’Europarlamento, presieduto dall’italiano Antonio Tajani, che ha assicurato che l’assemblea degli eurodeputati, in piena autonomia e indipendenza e nell’esercizio delle sue funzioni, che sono anche legislative,  “esprimerà la propria decisione sul trasferimento e sulla nuova sede dell’Ema. E sono sicuro che, come sempre, l’Europarlamento tutelerà gli interessi dei cittadini europei”.

Proprio dal Parlamento europeo, come si ricorderà, era partita  l’interrogazione bipartisan presentata dalle eurodeputate italiane Patrizia Toia (Pd) ed Elisabetta Gardini (Forza Italia) a Commissione e Consiglio europei sui ritardi di Amsterdam nell’allestimento della sede Ema. Ritardi che “danneggiano il diritto alla salute dei cittadini, non rispettano il principio di business continuity e arrecano costi aggiuntivi al bilancio Ue” scrivevano Toia e Gardini, chiedendo a Commissione e Consiglio se ritengano “ancora valida la valutazione tecnica fornita prima dell’assegnazione e se non consideri il mancato rispetto degli impegni presi ragione per riaprire la procedura”. 

Sulle possibilità che i ricorsi italiani possano portare a riaprire il dossier dell’assegnazione della sede Ema, però, non si nutrono troppe speranze. Molto scettico al riguardo, ad esempio, è Silvio Garattini, direttore del l’Istituto Mario Negri: “Sarà difficile recuperare” spiega il noto farmacologo “anche perché la maggioranza del personale dipendente di Ema e della comunità di addetti che ruota intorno a Ema non vuole muoversi da Londra” o comunque non vuole spostare la sede troppo distante dalla capitale britannica. Ma ancora più tranchant è l’assessore della Regione Lombardia alla Salute  Giulio Gallera: “Mi sembra più un tentativo politico che non
reale perché la scelta non èappellabile a nessun organo di giudizio”
ha infatti dichiarato il responsabile della sanità lombarda a margine di un convegno svoltosi ieri a Milano.