Europarlamento, sì (condizionato) per la sede Ema ad Amsterdam

Roma, 16 marzo – Dopo quello della Commissione Ambiente del 12 marzo, il trasferimento della sede Ema ad Amsterdam ha incassato ieri il sì da parte dell’Europarlamento riunito in sede plenaria, che ha così approvato, emendandola, la proposta di regolamento che assegna la sede dell’agenzia regolatoria comunitaria alla capitale olandese.

La modifica della proposta, approvata dall’Aula a maggioranza, riferisce un lancio Adn Kronos, consente di andare al trilogo, il negoziato inter-istituzionale tra Consiglio e Parlamento, con l’assistenza della Commissione europea, che sarà condotto per il Consiglio dalla presidenza di turno, attualmente assegnata alla Bulgaria, per trovare un testo di compromesso.

“Siamo riusciti ad avere il mandato alla plenaria per il trilogo. Questo significa che ci siederemo con il Consiglio e la Commissione a negoziare sulla sede della nuova agenzia e sulle condizioni alle quali stiamo subordinando la nostra decisione” spiega il relatore Giovanni La Via, eurodeputato di Ap (gruppo Ppe).

Da un lato, si prevede “che gli olandesi facciano la loro parte nella costruzione della sede temporanea e di quella definitiva. Dall’altro lato quello che abbiamo allegato al mandato negoziale è l’emendamento 15, che hanno appoggiato tutti i gruppi politici, ad eccezione dell’Enf (il gruppo della Lega, partito al governo nella Regione Lombardia, ndr) e l’Ecr, i conservatori”.

L’emendamento è sottoscritto anche dall’Efdd, il gruppo di cui fa parte il Movimento 5 Stelle. “Si tratta di una rivendicazione istituzionale in cui chiediamo che questa sia l’ultima volta” che la scelta della sede di un’agenzia avviene con una procedura ad hoc “e che il Parlamento sia pienamente coinvolto nelle scelte”, spiega La Via.

Già lunedì scorso, come ricordato in premessa, la commissione Envi (Ambiente e Sanità) del Parlamento europeo aveva approvato tre emendamenti di compromesso, nei quali si pongono, tra l’altro, condizioni ad Amsterdam: la sede temporanea, lo Spark Building nella zona di Sloterdijk, dovrà essere pronta per l’Ema entro il primo gennaio 2019; la sede definitiva, il Vivaldi Building nella zona del Zuidas, dovà essere pronta per l’Ema al massimo entro il 15 novembre 2019, in modo che l’agenzia ci si possa trasferire il giorno dopo.

Commissione e autorità olandesi dovranno inoltre presentare un rapporto scritto al Parlamento e al Consiglio sul progresso dei lavori nelle sedi ogni tre mesi, finché l’Ema non si sarà trasferita nel Vivaldi Building. Un sacco di scartoffie, insomma, rese necessarie da una decisione controversa, soprattutto perché affidata a una procedura a dir poco discutibile, oltre tutto giocata su dossier per la partecipazione al bando (il riferimento è ovviamente a quello olandese) poi rivelatisi, se non taroccati, quantomeno non rispondenti alla realtà delle situazioni. Basterà ricordare che nei documenti presentati a supporto della candidatura di Amsterdam venivano indicate come sedi temporanee il Tripolis-Burgerweeshuispad 200  e Infinity Business Center-Amstelveenseweg 500. Sedi che, subito dopo l’assegnazione per sorteggio ad Amsterdam, sono evaporate, sparendo da ogni successivo atto olandese. Al loro posto, si è  materializzato il già ricordato Spark Building, indicato come sede provvisoria degli uffici Ema, in attesa del Vivaldi building. Viene da chiedersi cosa avrebbe scritto la stampa europea se questa specie di giochetto delle tre carte, anzichè gli olandesi, lo avessero fatto gli italiani con il dossier relativo a Milano (irreprensibile e peraltro giudicato in assoluto il migliore, anche se poi non è bastato).

In occasione della decisione assunta ieri, l’Europarlamento ha anche fatto marcia indietro rispetto alla dichiarazione congiunta del 2012, in forza della quale il Parlamento europeo aveva delegato le decisioni sulle agenzie al Consiglio. Evidentemente tutt’altro che soddisfatto dell’uso che (almeno nel caso di Ema) è stato fatto di quella delega, l’assemblea riunita in sede plenaria ha chiesto che l’Europarlamento venga  coinvolto in futuro in decisioni di questo tipo. Una richiesta doverosa, prima e più ancora che comprensibile. Peccato che, nel caso di specie, sia un po’ come chiudere la stalla dopo la fuga dei buoi.