Scaccabarozzi: “Pharma in salute, ma ora serve nuova governance”

Roma, 22 giugno – Un settore in crescita, come dimostrano inequivocabilmente i dati, primo tra tutti quello relativo alla crescita dell’occupazione: gli addetti dell’industria farmaceutica sono arrivati a 64 mila, con 6000 nuove assunzioni nel solo ultimo anno, metà delle quali sotto i 30 anni. Ma c’è anche una produzione salita nel 2016 del 2,3% e arrivata a 30 miliardi, 21 dei quali (71% del totale) arrivati dall’export, cresciuto dal 2010 a oggi del 52%, venti punti percentuali in più della media dei Paesi Ue del 32%. Bene anche gli investimenti. che nel 2016 sono stati di 2,7 miliardi (1,5 miliardi in ricerca e sviluppo e 1,2 miliardi in produzione), con un aumento del 20% in tre anni, pari a 450 milioni. Un trend positivo confermatosi anche nei primi mesi del 2017: da gennaio ad aprile, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, l’occupazione è cresciuta del 2,7%, la produzione del 4,7% (la media del comparto manifatturiero è dell’1,5%) e l’export del 14%, doppiando la media del manifatturiero del 7%.

Questa la fotografia presentata ieri, non senza orgoglio, dal presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi (nella foto) nel corso dell’Assemblea pubblica dell’associazione delle aziende del farmaco tenutasi ieri al Teatro Argentina di Roma.

Un quadro molto positivo e confortante, così come le prospettive per il futuro, anch’esse illustrate dal leader degli industriali con alcune cifre molto significative, prima tra tutte quelle delle molecole in sviluppo,  oltre 14 mila,  metà delle quali in fase clinica, frutto di grandi investimenti in tempo (per lo sviluppo di un nuovo farmaco occorrono circa 10-15 anni) e denaro  (servono fino a 2,5 miliardi di euro di investimenti per sviluppare un nuovo prodotto e solo una sostanza su 10 mila arriva ad essere farmaco). Il risultato di questi grandi sforzi sono gli 850 nuovi farmaci in sviluppo del mondo, per curare patologie che vanno dal diabete ai tumori, da quelle muscolo-scheletriche a quelle autoimmuni delle donne. Con la novità – a proposito di queste ultime – di una ricerca finalmente attenta alla farmacologia di genere.

La vitalità della R&S è ancora una volta attestata dai numeri: in Italia gli investimenti in ricerca e sviluppo sono cresciuti del 20% negli ultimi tre, arrivando nel 2016 a 1,5 miliardi, il 7% del totale e collocando l’industria del farmaco saldamente al primo posto per quota di imprese innovative e per rapporto tra spese per innovazione e addetti. Solo presso le strutture del Servizio sanitario nazionale sono stati investiti in studi clinici 700 milioni.

Significativo anche il dato relativo alla qualità degli addetti, che nell’industria farmaceutica sono molto qualificati (il 90% è composto da laureati e diplomati) e registrano un ampio spazio per le donne, sia in termini numerici (sono il 44% del totale, contro una media del 25% nel resto dell’industria)  sia in termini di riconoscimento all’interno dell’organizzazione aziendale: sono infatti di sesso femminile il  29% dei dirigenti (rispetto al 12% del resto dell’industria) e il 52% degli addetti a un settore strategico come la R&S.

E, a dimostrare la salute e la vitalità del comparto, interviene anche il modello innovativo di relazioni industriali e strumenti di welfare moderni ed efficaci (come ad esempio asili nido, mense aziendali e prevenzione) applicato da molte aziende del settore.

“Quattro anni fa, in uno scenario di piena crisi, chiedevamo un patto istituzionale per la stabilità e la certezza delle regole, assumendo l’impegno di investire e crescere” ha detto Scaccabarozzi. “Le istituzioni hanno risposto e noi abbiamo mantenuto le promesse e vinto con loro. Oggi c’è un rinascimento della farmaceutica, con molti prodotti innovativi in arrivo. Ora manca l’ultimo miglio: chiediamo al Governo di considerare il peso di un settore con oltre il 70% di export, che contribuisce alla crescita del Paese, con un approccio corretto alla sua specificità anche economica: per esemplificare, i farmaci innovativi non possono essere considerati  solo costi, perché di fatto allungano la vita”.

“Si è fatto tanto per dare stabilità alla farmaceutica” ha riconosciuto il presidente di Farmindustria “ma ora si tratta di andare avanti. Chiediamo un contesto attento alla competitività con un nuovo patto con le istituzioni, con la stessa fiducia di quattro anni fa., perché resta molto da fare sull’accesso all’innovazione, sul finanziamento inadeguato della salute, sul superamento dei tetti di spesa, sulla tutela della proprietà intellettuale e degli investimenti e sull’uniformità delle politiche sanitarie nel nostro Paese. Con una nuova governance che migliori la competitività del sistema, le nostre imprese sono pronte a raccogliere la sfida”.

A rispondere alla richiesta di Scaccabarozzi è stata la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, promettendo il massimo impegno, nel corso di quel che resta del suo mandato (“Abbiamo davanti a noi moltissimi mesi”, ha detto al riguardo la titolare del dicastero) di Voglio “dedicare ogni giorno per lasciare un sistema regolatorio che permetta all’industria del farmaco italiana di essere la prima in Europa”.

“Vogliamo portare a compimento una riforma della governance che renda l’Agenzia del farmaco sempre più forte e ci permetta di inserire nuovi meccanismi regolatori” ha detto ancora Lorenzin, che ha comunque voluto ricordare quanto già fatto, a partire dalle correzioni operate sul sistema del payback. “Stiamo arrivando alla fine di un percorso, per essere certi che dal 2017 cambieranno le cose in Italia” ha detto la ministra, dicendosi certa  che “il sistema salute nel sistema Paese sia trainante, centrale per il Pil e motore trainante per l’economia. I numeri che abbiamo ci dicono che questo è un elemento su cui non si può non contare”.