Scaccabarozzi: “Liberare i vaccini dalla protezione del brevetto non serve”

Patented stamp

Roma, 3 febbraio – “Liberare le licenze è qualcosa che non serve. In Italia, il settore farmaceutico più produttivo d’Europa, abbiamo anche i conto-terzisti che sono anch’essi i primi produttori d’Europa. Se noi trovassimo il conto-terzista adatto per poter produrre i vaccini non ci sarebbe la necessità di dargli il brevetto, ma non è così facile: non tutte le aziende farmaceutiche dispongono dei bioreattori indispensabili per la produzione di vaccini”.

Visualizza immagine di origineQueste le parole di Massimo Scaccabarozzi (nella foto), presidente di Farmindustria e AD  di Jannsen Italia, azienda appartenente al gruppo Johnson&Johnson, ormai prossima al lancio di un suo vaccino anti Covid, testato nell’ambito di uno tra i più ampi studi clinici tra quelli condotti,  sia come numero di volontari che di Paesi coinvolti,  dimostrando al termine della fase 3 che una singola dose è efficace all’85% nel prevenire le forme gravi della malattia in tutte le fasce di popolazione studiate, nel corso del suo intervento al convegno online “Vaccini. Sicurezza e trasparenza delle procedure – Comunicazione – Distribuzione – Contraffazione”. 

L’evento, promosso dal Gruppo The Skill, specializzato in crisis management, brand storytelling e comunicazione trasparente e attivo anche nel settore Health & Pharma, ha visto la partecipazione tra gli altri di Antonio Bana, titolare dell’omonimo studio legale, considerato uno dei massimi esperti di proprietà intellettuale, Nicoletta Parisi, già Consigliere Anac, docente dell’UniversitàCattolica del Sacro Cuore, Andrea Camaiora, Ceo del Gruppo The Skill  e Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia.

“L’industria farmaceutica” ha detto Scaccabarozzi “ha fatto qualcosa senza precedenti.  Si è verificata una grande corsa mondiale ed è emersa la forza della cooperazione scientifica globale e la fortuna di avere la sequenza virale disponibile fin dal mese di febbraio grazie ai cinesi, con uno scambio di informazioni ai massimi livelli. Le autorità regolatorie hanno messo in campo una procedura di ‘rolling’ per velocizzare il processo. Molte aziende hanno cercato di produrre vaccini già da maggio, ma se avessero aspettato l’autorizzazione per produrre i tempi sarebbero stati molto più lunghi”.

“Molte aziende hanno fatto scouting in giro per il mondo per verificare chi fosse in grado di produrre i vaccini, ma non ci si può improvvisare produttori” ha quindi aggiunto il presidente di Farmindustria.  “Si può anche dire: dovremmo fare un milione e 600mila vaccini al giorno così da vaccinare gran parte della popolazione nel giro di un mese. Ma bisogna considerare che se devi fare due dosi i tempi raddoppiano, e poi servono le siringhe, i somministratori, le strutture. E non dimentichiamo” ha concluso Scaccabarozzi “che ci sono anche le altre malattie. Perché se facciamo solo vaccini non curiamo gli altri malati”.