Scaccabarozzi: “Ema a Milano? Un’occasione, ma va rivista subito la governance sui farmaci”

Roma, 27 luglio – La candidatura ufficiale di Milano a sede dell’Ema, l’agenzia europea dei medicinali, è uno dei temi caldi di questi giorni, sui quali torna a fare professione di ottimismo il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi (nella foto).

“Milano ha tutte le carte in regola. Potremo dare tutta la continuità che è importante assicurare per non perdere neanche una settimana di attività dopo il trasferimento. Non dimentichiamo che con Ema parliamo di salute, di farmacovigilanza, di aspetti cruciali per le cure europee” ha dichiarato il presidente delle aziende del farmaco, intervistato ieri da Il Sole 24 Ore (qui l’articolo di Roberto Turno).

E a proposito della forte concorrenza di altre città e delle conseguenti difficoltà ad affermare la candidatura milanese, Scaccabarozzi non le minimizza: “Credo sarà molto importante che la decisione non sia geopolitica; in quel caso conterà molto il lavoro diplomatico, dove però sappiamo che c’è una grande volontà di farcela” afferma il leader di Farmindustria, con un esplicito riferimento all’impegno che stanno profondendo tutte le istituzioni – governo, Regione e comune – impegnate nella partita, al di là delle appartenenze politiche.

Scaccabarozzi ritiene che l’arrivo dell’Ema in Italia potrebbe anche produrre effetti positivi per l’industria farmaceutica nazionale,  almeno “in via indiretta credo di sì. Per l’Italia sarebbe un’occasione preziosa. Poiché Ema è importante per lo sviluppo della ricerca, a quel punto sarà altrettanto importante che le aziende, come a Londa, stiano vicine all’Ema. Visiteranno l’Ema qui, con tutto un indotto intorno. Una chance preziosa”.

Nella chiacchierata con il quotidiano confindustriale, Scaccabrozzi tocca anche il tema dei biosimilari, che vedono l’Italia prima in Europa sia per valore di mercato – 509 milioni  contro i 216 della Germania o i 195 del Regno Unito  – sia per consumi, col 25,7% del totale. Un dato sicuramente positivo, per un mercato che in prospettiva può consentire risparmi per centinaia di milioni. “A dispetto dei pregiudizi – afferma al riguardo il presidente di Farmindustria – questo risultato significa che in Italia non siamo secondi a nessuno. Anzi, siamo i primi in Europa e facciamo risparmiare, tanto più con i prossimi farmaci biotech in scadenza”.

Ma – la lingua batte dove il dente duole – Scaccabarozzi non manca di tornare sul payback, la quota di ripiano a carico delle imprese del farmaco per lo sfondamento dei tetti della spesa farmaceutica pubblica, che ormai riguardano soprattutto la  spesa ospedaliera (diventata con la manovra dell’anno scorso “spesa per gli acquisti diretti”)  che dal 2013 ha macinato deficit plurimiliardari e che nel solo 2016, come rilevato dagli ultimi dati Aifa, ha chiuso con un buco di più di un miliardo e mezzo di euro. Un disavanzo monstre, che le industrie dovranno concorrere a ripianare per il 50%, ovvero sborsando 750 milioni e rotti.

“Credo che tutte le istituzioni si sono rese conto che c’è assolutamente bisogno di una nuova governance”  sostiene al riguardo Scaccabarozzi. “È giusto parlare di sostenibilità del Ssn, ma se guardiamo all’entità del payback lo è altrettanto farlo per la sostenibilità del sistema delle imprese farmaceutiche. Che non possono più affrontare questo tipo di prelievo“.

Per il leader degli industriali, servono dunque una nuova governance, nuovi tetti e una nuova “visione” del sistema del payback e della spesa ospedaliera. E servono subito,  “possibilmente a partire dalla prossima manovra”. Perché, conclude Scaccabarozzi, “non esiste che oggi ci siano imprese chiamate a ripianare centinaia di milioni l’anno. Per un po’ reggono, poi saltano. Così non è possibile fare impresa”.