Sanità24, Cossolo fa il punto su aggregazione, cronicità e parafarmacie

Roma, 15 dicembre – L’approvazione del nuovo statuto Federfarma (cfr. RIFday di ieri) è stata solo lo spunto di attualità, subito superato, dal quale parte  l’intervista a Marco Cossolo (nella foto), presidente di Federfarma, pubblicata ieri da Sanità24, con la quale la testata specializzata de il Sole 24 Ore ha in realtà provato a tracciare il punto-rotta delle politiche sindacali del sindacato delle farmacie private, a un semestre dall’insediamento della nuova dirigenza.

Liquidate con una battuta le modifiche apportate alla carta statutaria, introdotte per tentare di includere nella rappresentanza sindacale le società di capitale, che grazie alla legge sulla concorrenza acquisire la proprietà di farmacie e costituire catene, l’intervista ha infatti spaziato sui molti temi al centro della delicata (e complicata) transizione che la farmacia territoriale è chiamata ad affrontare.

Federfarma, a detta di Cossolo, sta provando a farlo con atteggiamento positivo, cercando di cogliere nei cambiamenti le opportunità, senza lasciarsi paralizzare dai pericoli. “La presenza di un’iniezione di capitali nel settore, per alcune storture che sono state fatte, è un bisogno reale. Ma come ogni altro cambiamento, anche l’arrivo delle grandi società va governato” dice Cossolo a Sanità24. “Noi lavoriamo perché questa norma sia un’opportunità e lavoreremo perché non stravolga la natura del servizio farmaceutico“.

Da qui, appunto, la decisione di cambiare le regole statutarie, per includere nel sindacato anche le farmacie di capitale, con la possibilità di “controllarle” da vicino ed evitare i rischi che potrebbero arrivare dalla costituzione di nuove aggregazioni di rappresentanza.

L’intervista (firmata da Rosanna Mangano) tocca tutti i temi caldi della farmacia nell’era del capitale, a partire dalla necessità di aggregazione del le farmacie indipendenti, per rispondere alla sfida delle catene che, inevitabilmente, arriveranno. Al riguardo, Cossolo fornisce un aggiornamento sul progetto della “rete di protezione” che Federfarma sta cercando di costruire, in collaborazione con Federfarma Servizi: “Abbiamo affidato a una società di consulenza, la Focus management, una sorta di censimento, sia dal punto di vista delle cooperative, dei network e delle singole farmacie” spiega il presidente di Federfarma. “Una volta conosciuto il quadro generale, vorremmo creare un modello di rete di farmacie indipendenti, anche collegato alle nostre cooperative e ai distributori, con l’obiettivo di arrivare a un vademecum di best practice da mettere a fattor comune. Un modello rispetto al quale fare poi una brandizzazione”.

Il progetto, secondo Cossolo, assicura alla farmacia di fare leva sul suo punto di maggior forza, che è il forte rapporto con il suo bacino di utenza e con i cittadini. “Un rapporto personale fatto anche di conoscenza” spiega il presidente Federfarma “difficilmente replicabile in un’ottica di standardizzazione di catena”.
Cossolo, tuttavia, è realisticamente consapevole anche delle difficoltà e delle debolezze del percorso di aggregazione, a partire da tutti gli aspetti di back office, “che le grandi catene riescono a mettere in campo”, insieme allo sfruttamento della forza del branding. “Noi dobbiamo lavorare su questo” ammette il presidente dei titolari “poi mettendo a sistema le best practice dei network esistenti dobbiamo creare un lavoro di back office che possa avere un’efficienza simile o anche superiore a quella delle catene”.

Cossolo afferma quindi di non poter esprimere giudizi sulle intenzioni e i progetti in corso del capitale sul settore, sui quali circolano solo “notizie di corridoio. “Un’attenzione c’è” afferma il presidente di Federfarma “ma le notizie sono così frammentarie che non mi sento di esprimere giudizi. Ci aspettiamo l’arrivo di fondi di investimento anche se da un’analisi della redditività delle farmacie io non credo che poi l’investimento sia così attrattivo. L’idea che le farmacie rendano e facciano guadagnare poteva essere vera dieci anni fa ma ora molto meno. Siccome un fondo deve rientrare dal proprio investimento in cinque-sette anni, io non credo che la marginalità delle farmacie oggi lo consenta. Quindi” preconizza il presidente del sindacato “dopo una prima analisi non saranno così attrattive, se non per motivi strategici. Sicuramente ci sarà attenzione dalle multinazionali che hanno già sperimentato grandi catene in altri Paesi, questo sì”.

Cossolo, in realtà, sembra più preoccupato da altri tipi di concentrazione, come quello che negli Usa ha portato recentemente all’acquisto del colosso assicurativo sanitario Aetna da parte della catena di farmacie Cvs (cfr. RIFday del 30 ottobre)
“Questo è un pericolo concreto. Nel momento in cui in Italia siamo coscienti che abbiamo 39 miliardi di spesa out of pocket, pensare che questa venga lasciata al singolo cittadino senza che ci siano forme collettive che vogliano intercettare questo fabbisogno è utopistico” spiega il presidente Federfarma. “Quindi è possibile che le catene una volta costituite facciano questo tipo di attività. Ma anche noi stiamo dialogando con soggetti del terzo pagante per vedere di riuscire a fare convenzioni sfruttando in questo momento la posizione di leadership che Federfarma ha nell’iscrizione delle farmacie”.

“Molte assicurazioni rimborsano farmaci di fascia C o Sop e Otc al cittadino iscritto” aggiunge Cossolo, spiegando che il tentativo è di trasformare questa forma di mutualità indiretta in mutualità diretta. “Noi dobbiamo intercettare questo passaggio fintanto che abbiamo la possibilità di convenzionare un numero rilevante di farmacie”, grazie al fatto che Federfarma “rappresenta il 90% delle farmacie”.

Cossolo, sollecitato da una domanda specifica, dedica un passaggio veloce ma significativo anche alla Legge di bilancio 2018 all’esame del Parlamento, per affermare che Federfarma sta lavorando “per verificare la fattibilità di un finanziamento sulla farmacia dei servizi cognitivi, per lo meno a livello sperimentale nelle maggiori Regioni italiane”.

Per il presidente di Federfarma, inserire la farmacia nella gestione della cronicità è “la mamma di tutte le battaglie, utile sia per il Servizio sanitario nazionale sia nel caso di inserimento di un eventuale terzo pagante”.

Altra questione scoperta, sulla quale Cossolo esprime invece un giudizio molto più articolato, è la cosiddetta “anomalia parafarmacie”, che non ha trovato soluzione nel ddl Lorenzin (la cui sorte diventa peraltro ogni giorno che passa più incerta, tanto da far ritenere alla maggior parte degli osservatori che il provvedimento non riuscirà a vedere la luce, NdR). “Ci stiamo lavorando ma la premessa è che si mettano d’accordo fra loro (i rappresentanti delle parafarmacie, NdR) e individuino un unico soggetto con cui interloquire. Io ora ho tre soggetti che hanno una visione diversa. Come faccio?”

Per il presidente di Federfarma, in ogni caso, quella delle parafarmacie è un’esperienza fallimentare,  comprovata dal fatto che la liberalizzazione dei Sop e degli Otc ha portato all’uscita nei canali alternativi di meno del 10 per cento del fatturato.“Che ragione economica ha?” si domanda Cossolo, affermando che la stessa nascita del Comitato anti crisi delle parafarmacie italiane “è la rappresentazione plastica del fallimento”. E a proposito delle  responsabilità dell’asserito fallimento e delle sue conseguenze, che ricadono tutte sulle spalle dei farmacisti, spesso giovani, che hanno investito nelle parafarmacie, Cossolo invita a rivolgersi ad altri indirizzi: “Bisogna chiedere a chi il danno l’ha fatto e a chi questi colleghi li ha illusi. Io nella mia esperienza amministrativa quando ho creato un problema ho cercato di risolverlo. Non sono il legislatore. Dovrebbe essere un’etica della politica. E poi bisogna guardarsi intorno. Le parafarmacie non esistono in nessun posto in Europa”.

Cossolo non ha tuttavia difficoltà ad ammettere che le parafarmacie sono state la risposta sbagliata a un problema reale, quello dell’accesso dei giovani farmacisti alla professione in farmacia. “Per una serie di motivi, i concorsi non si facevano, erano in ritardo e c’era un accesso secondo me sperequato” spiega il leader dei titolari. “Ma la soluzione delle parafarmacie è stata la classica toppa peggiore del buco. Allora a mio avviso occorre superare questa esperienza e rivalutare l’accesso alla professione secondo criteri che conservino le caratteristiche del servizio farmaceutico attuale. Secondo il criterio proporzionale, demografico e topografico, ovvero la pianta organica, creando metodi di accesso che garantiscano ai giovani meritevoli di accedere all’apertura della farmacia, dove è necessaria“.

“Perché la farmacia non è un soggetto che risponde a dei bisogni occupazionali” continua Cossolo. “È un concessionario del servizio pubblico che risponde alle esigenze dell’utenza. Non faccio gli ospedali perché ci sono i medici. Nel resto d’Europa le farmacie sono di meno. Ci sono più abitanti per farmacia, anche dove c’è stata la liberalizzazione selvaggia”.

“Il problema” conclude sul punto il presidente di Federfarma “è che la farmacia deve servire i cittadini. Poi l’accesso alla professione, che svolge questo ruolo succedaneo del servizio pubblico, deve essere regolato secondo criteri di equità. Studiamo questo tema”.

L’ultima domanda e l’ultima battuta sono inevitabilmente dedicate alle trattative in corso alla Sisac per il rinnovo della convenzione nazionale tra farmacie e Ssn. “Siamo alle battute iniziali” riferisce Cossolo. “Abbiamo individuato i tre temi: la remunerazione della spesa convenzionata, un’omogeneizzazione della Dpc sul territorio nazionale e lo sviluppo della farmacia dei servizi intesa come farmacia dei servizi cognitivi, ovvero finalizzati alla presa in carico del paziente cronico. Ci siamo visti tre volte. Ora la nostra proposta è al vaglio della Sisac”.