Sanità definanziata, Gimbe fa pressing
sul Governo

Roma, 12 settembre – In concomitanza con la ripresa dell’attività parlamentare dopo la pausa estiva e in previsione della sessione di bilancio che prevedibilmente monopolizzerà i pochi mesi che restano prima della fine delle legislatura, il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta torna su quello che per il sodalizio nato 20 anni fa per promuovere una sanità efficiente, funzionale e sostenibile fondata sui principi dell’evidence based medicine resta il nodo irrisolto della sanità pubblica, ovvero il suo insufficiente finanziamento, sul quale peraltro poco si dibatte non solo a livello politico ma anche  mediatico.

«Tirando le somme di questa legislatura, i dati confermano impietosamente che dal 2010 il finanziamento del SSN è stato oggetto di continui saccheggi per esigenze di finanza pubblica, nonostante la pillola sia spesso stata addolcita sostituendo l’impopolare termine “tagli” con quello di ‘rideterminazione del finanziamento”» spiega Cartabellotta, che snocciola puntigliosamente i dati  raccolti dall’Osservatorio Gimbe sulla sostenibilità del Ssn: dicembre 2016, la Legge di bilancio 2017 definisce il finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard: € 113 miliardi per il 2017, € 114 per il 2018 e € 115 per il 2019. Aprile 2017: il Documento di economica e finanza (Def) 2017 prevede che il rapporto tra spesa sanitaria e Pil diminuirà dal 6,7% del 2017 al 6,5% nel 2018, per poi scendere ancora al 6,4% nel 2019, lasciando intendere che l’eventuale ripresa del Pil non avrà ricadute positive sul finanziamento pubblico del Ssn. Giugno 2017: il decreto “Rideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale” riduce di  423 milioni di euro per il 2017 e di  604 milioni per il 2018 il finanziamento a cui concorre lo Stato. Luglio 2017: la “Relazione sulla gestione Finanziaria delle Regioni, esercizio 2015” della Corte dei Conti quantifica che nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del Ssn di 10,51 miliardi di euro, rispetto ai livelli programmati. Luglio 2017: il 4° Rapporto sul monitoraggio della spesa sanitaria pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato attesta che dal 2001 al 2005 la spesa sanitaria è cresciuta al ritmo del 7,5% annuo, dal 2006 al 2010 del 3,1% e dal 2010 al 2016 è diminuita mediamente dello 0,1% annuo.

«Onde evitare qualsiasi strumentalizzazione politica di questi dati – puntualizza Cartabellotta  – è tuttavia indispensabile precisare che, rispetto ad altri capitoli di spesa pubblica, la sanità è stata paradossalmente graziata. Qualsiasi valutazione sul definanziamento della sanità va inserita nel contesto di un Paese impoverito, con una ripresa economica stagnante e con un debito pubblico e un livello di corruzione molto elevati».

Secondo la relazione della Corte dei Conti già citata, infatti, la spesa per consumi delle pubbliche amministrazioni nel periodo 2011-2015 riporta il segno positivo solo per la sanità (+ 0,13%); per tutte le altre funzioni viene registrata una riduzione: servizi generali (-11,01%), protezione sociale (-10,57%), istruzione (-2,64%), difesa (-0,28%), ordine pubblico e sicurezza (-2,79%), protezione ambiente (-6,72%), abitazioni e assetto del territorio (-0,49%).
«Anche se nella Legge di bilancio 2018 i giochi per la sanità sono già fatti» afferma il presidente Gimbe «al Governo rimane un’ultima occasione per dimostrare che crede realmente nella sanità pubblica, come affermato pubblicamente dal premier Gentiloni, in particolare nei suoi professionisti che in questi anni difficili hanno sostenuto in prima persona un Ssn pesantemente definanziato dalla politica».

Da qui la richiesta al Governo della Fondazione Gimbe di inserire nella Legge di bilancio 2018 poche ma indispensabili risorse per la sanità: quelle per il rinnovo di contratti e convenzioni e per lo sblocco del turnover che, dopo il decreto 5 giugno 2017, sembrano non avere più la necessaria copertura finanziaria.
Con il 2° Rapporto sulla sostenibilità del Ssn, la Fondazione Gimbe ha ribadito con fermezza che mettere in discussione la sanità pubblica significa compromettere non solo la salute, ma soprattutto la dignità delle persone e la loro capacità di realizzare ambizioni e obiettivi che, in ultima analisi, dovrebbero essere viste dalla politica come il vero ritorno degli investimenti in sanità, volando alto nel pensiero politico, nell’idea di welfare e nella (ri)programmazione socio-sanitaria.
«Se la Fondazione Gimbe – conclude Cartabellotta – come organizzazione indipendente ha il mandato etico di analizzare le criticità del Ssn e proporre soluzioni per la sostenibilità, approssimandosi il periodo pre-elettorale deve anche analizzare le intenzioni di tutte le forze politiche. Ecco perché nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Gimbe per la sostenibilità del Ssn, tutti i programmi elettorali saranno oggetto di analisi scrupolosa rispetto alle proposte relative a sanità e welfare, perché “salute prima di tutto e sanità per tutti” è condicio sine-qua-non, oltre che per il benessere delle persone, anche per la ripresa economica del Paese».