Saitta (Regioni): “Nostre proposte per sanità priorità per il governo”

Roma, 22 marzo – Le Regioni sono al lavoro su una serie di  proposte sulla sanità da presentare al prossimo governo, tra le quali  una soluzione al problema della formazione dei medici specialistici, in considerazione dell’insufficienza complessiva che si soffre a livello nazionale.

Lo ha affermato il coordinatore della Commissione  Salute della Conferenza delle Regioni Antonio Saitta (nella foto), al termine della seduta della Conferenza delle Regioni tenutasi ieri a Roma.
“Abbiamo discusso nel dettaglio sulle proposte che le Regioni faranno al prossimo governo sulla sanità”  ha detto Saitta, comunicando l’intenzione di riproporre i temi del rapporto tra spesa sanitaria e Pil e del superamento  dell’attuale suddivisione del fondo sanitario tra fondo vincolato e non vincolato, che – a giudizio del coordinatore della Commissione salute – “diventa una rigidità sull’utilizzo delle risorse”.

Un altro grande tema è la formazione dei medici specialistici: “C’è un’insufficienza complessiva a livello nazionale e abbiamo delle Regioni dove non si riesce a coprire il bisogno” ha spiegato Saitta, facendo riferimento ad aree come quelle  della medicina d’urgenza, dell’ortopedia e della pediatria. “C’è necessità di riprogrammare l”offerta sanitaria in funzione di una  domanda precisa da parte nostra” ha aggiunto l’assessore piemontese. E se “strada prevista dalla norma è inadeguata” ha concluso Saitta  “noi siamo anche  disponibili ad assumerci la responsabilità della programmazione  dell’offerta formativa in ogni Regione in base alle esigenze con un  rapporto diretto con il sistema universitario”.

A ribadire che le Regioni non solo tengono il punto sull’ambito delle loro competenze, rispetto alle quali non intendono arretrare di un millimetro, ma sono in grado di provvedere da sole, vicariando il governo centrale, in quegli ambiti (come il fabbisogno formativo dei medici) che dovessero richiederlo.

Altro piatto forte delle dichiarazioni di Saitta è il tema della governance farmaceutica e del pay back, che non ha trovato soluzione nel corso della legislatura precedente, così come quello della riforma dell’Aifa e dell’Agenas, per le quali le Regioni richiedono da tempo una riformulazione della mission e una nuova profilatura operativa, più aperta alla interlocuzione, all’interazione e alla collaborazione con le Regioni.

Per la nuova governance del farmaco, che gli interventi molto parziali apportati nel corso dell’ultima legislatura non sono riusciti a portare a compimento, resta l’urgenza di uscire in modo chiaro e definitivo dal sistema dei tetti e degli ambiti di spesa compartimentati con eccessiva rigidità.

Sulla questione, le Regioni hanno le idee chiare ormai da anni, come attesta il documento approvato nel maggio 2016, le cui proposte rappresentano ancora lo zoccolo duro della loro posizione in materia di nuova governance del farmaco: misure per aprire il mercato del farmaco alla concorrenza, ridefinizione dei tetti di spesa (da mantenere distinti ma “ripesando” gli stanziamenti, per destinare più risorse alla spesa diretta  e ridimensionare per contro la convenzionata),  introduzione della procedura di prezzo-volume, sostituibilità automatica dei farmaci biosimilari con gli originator,  revisione delle cosiddette “liste di trasparenza” per limitare il gap di prezzo tra prodotto brand a carico del cittadino e il prezzo di riferimento del farmaco equivalente, rivisitazione dei registri Aifa per ridefinire il “risultato terapeutico” e la “fruibilità” da parte delle regioni dei dati clinici contenuti nei registri stessi.

Ancora, la richiesta di individuare criteri più stringenti per l’attribuzione del requisito dell’innovatività, così da concederlo su basi oggettive e non discrezionali. Per concludere, l’adozione di  nuovi criteri per la contrattazione del prezzo dei farmaci, l’apertura di un tavolo per fissare nuove modalità di valutazione del costo del farmaco e la revisione della normativa relativa ai farmaci classificati come Cnn (ovvero i farmaci in classe C non negoziati).

Tanta roba, molta della quale (per usare un eufemismo) tutt’altro che gradita alle sigle di rappresentanza di produttori, distributori e farmacie. Ma, come è noto, la nuova governance della farmaceutica – con buona pace degli infiniti annunci che la davano per imminente un mese sì e l’altro pure – nella scorsa legislatura è rimasta al palo. Chissà se il nuovo Parlamento e il nuovo governo (se e quando arriverà) se ne vorranno subito occupare, e come.