Saitta: “Specializzandi, rischio carenze di professionisti per il Ssn”

Roma, 22 settembre – “Siamo preoccupati per possibili carenze di personale sanitario, per questo proponiamo una rivalutazione della potenzialità formativa, in termini numerici, dei corsi di laurea, delle scuole di specializzazione, della formazione post laurea”.

Così Antonio Saitta, assessore della regione Piemonte e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, è intervenuto ieri sulla controversa questione degli specializzandi in medicina, che ancora attende una soluzione proprio in ragione delle fondate preoccupazioni su una possibile e non lontana carenza di professionisti nel nostro Servizio sanitario nazionale.
“Si può anche pensare” ha detto Saitta  “all’introduzione di corsi di specializzazione universitaria anche per la medicina generale al posto degli attuali corsi di formazione organizzati a livello regionale, e per la pediatria all’acquisizione di maggiori specifiche competenze riguardanti l’assistenza territoriale all’interno dell’attuale formazione specialistica. L’importante è che riprenda urgentemente il confronto Governo-Regioni per arrivare a una definizione dei fabbisogni informativi strettamente connessa e coerente ai fabbisogni organizzativi del Ssn”.
“Dobbiamo lavorare con il Governo”  ha quindi aggiunto l’assessore piemontese “per prevedere l’accesso dei medici al Servizio sanitario nazionale anche subito dopo la laurea e l’abilitazione, quindi anche senza specializzazione. A tal riguardo peraltro è in discussione in Parlamento un disegno di legge delega che definisce alcuni precisi indirizzi su cui varrebbe la pena riprendere il confronto magari in un organismo paritetico di indirizzo e coordinamento che coinvolga – ha concluso Saitta – i diversi attori istituzionali interessati, Regioni, Ministero della salute e Miur”.

Sulla stessa linea il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini: “Occorre coinvolgere di più le Regioni nella definizione delle politiche formative di area sanitaria, soprattutto perché dobbiamo raggiungere coerenza tra il numero dei professionisti formati e le esigenze dei servizi sanitari. Le Regioni hanno portato avanti proposte e sono disponibili per risolvere tale problematica” ha detto Bonaccini.

“Siamo pronti a un confronto con il Governo, in particolare Miur e Salute, e con le rappresentanze del mondo professionale” ha quindi concluso il presidente della Conferenza “per definire nuovi criteri di programmazione, gestione e valutazione delle attività formative che siano più coerenti con le nuove sfide del Servizio sanitario e in linea con i nuovi modelli e fabbisogni organizzativi”.