Roma, farmacisti ospedalieri a convegno, confronto sul nuovo Ccnl

Roma, 15 novembre –  “Valorizzazione del farmacista ospedaliero alla luce degli ultimi sviluppi normativi e giuridici”: questo il titolo del convegno professionale che ieri pomeriggio, nell’Aula Magna dell’Ospedale Pertini, ha consentito a un folto pubblico di professionisti (presenti più di cento farmacisti ospedalieri della Regione Lazio) di confrontarsi  sulle novità introdotte dal contratto collettivo nazionale della dirigenza medica, siglato alla fine dello scorso luglio dopo un blocco di dieci anni e al termine di quasi un anno e mezzo di farraginose e faticose trattative.

A fare il punto sulla situazione, illustrando i contenuti del nuovo Ccnl, sono stati Alberto Spanò, responsabile nazionale del settore dirigenza sanitaria Anaao e Roberta Di Turi (nella foto),  segretario generale del Sinafo, la sigla dei farmacisti ospedalieri che dal 2009 è parte integrante del Fassid,  la federazione sindacale nata per potenziare il peso contrattuale delle professioni sanitarie ammesse alla dirigenza medica, di cui fanno parte, insieme al Sinafo, l’Aipac (patologi clinici), Il Snr (radiologi), il Simet (medici del territorio) e l’Aupi (psicologi).

I lavori del convegno, promosso e organizzato da Gerardo Miceli Sopo, direttore dell’Area del Farmaco della Asl Roma 2, hanno inevitabilmente preso le mosse dalle criticità del Servizio sanitario nazionale, minato dal sotto-finanziamento, da un tentativo, nemmeno tanto nascosto, di privatizzazione, da una ricerca spasmodica di una maggiore autonomia regionale e dalla carenza di specialisti: è stata questa la problematica cornice all’interno della quale è stato sottoscritto il Ccnl unico della dirigenza dei circa 130 mila dirigenti medici, farmacisti, veterinari e professionisti sanitari, in un momento di oggettiva e grave crisi del Paese.
Il nuovo testo regola in modo esaustivo i principali istituti normativi con l’attualizzazione e la riscrittura delle disposizioni concernenti la responsabilità disciplinare. Sono state ampliate e innovate alcune tutele e si è pensato a salvaguardare le condizioni di lavoro (in particolare a proposito del rispetto dei turni di riposo) e a tutelare i giovani, per frenare l’emorragia di fughe all’estero, una delle ragioni delle carenze di organico che, se non arginata – con il ritiro in pensione delle legioni di professionisti “baby boomers” – rischia di mettere in ginocchio la sanità pubblica nazionale.  Proprio ai giovani, per la prima volta, è  stata riconosciuta l’anzianità cumulata anche con le interruzioni e riconosciuta (dove prima era il nulla) un’indennità di posizione di 1500 euro, insieme all’obbligatorietà di avere un incarico retribuito fin dal momento dell’assunzione, anche per coloro che hanno lavorato a tempo determinato, con o senza soluzione di continuità.
Le novità normative e giuridiche introdotte dal nuovo contratto devono  ancora fare i conti con la fase attuativa: i sindacati sono già impegnati, nelle varie Regioni del Paese, a organizzare riunioni e incontri (quello di ieri rientra nel novero) per arrivare con la necessaria forza e consapevolezza ad affrontare le trattative regionali e aziendali auspicabilmente prima che, verso la fine dell’anno, il nuovo  contratto entrerà in vigore. C’è, insomma, un percorso da completare con la contrattazione aziendale (forse mai prima così importante), per indirizzare le scelte attuative  nella giusta direzione.
Nel corso dei lavori, Spanò  è tornato sul tema del ruolo unico della dirigenza sanitaria, analizzandone le problematiche e specificando le qualifiche , le retribuzioni e le responsabilità professionali, mentre Di Turi ha dettagliatamente esplicitato quelli che sono i compiti , le prospettive future del farmacista clinico nel quadro del Servizio sanitario regionale e nazionale.
All’evento ha partecipato anche Giuseppe Guaglianone, vicepresidente dell’Ordine dei Farmacisti di Roma, direttore della Uoc Farmacia ospedaliera della Asl Rm 4, che – a margine dei lavori – ha rilevato come il nuovo Ccnl vada nella giusta direzione di “una integrazione delle professionalità in un sistema sanitario nazionale più fluido e meno a compartimenti stagni” e dunque verso “una strada che vede il farmacista in tutte le sue componenti professionali come anello indispensabile dell’assistenza sanitaria. Un percorso sul quale bisogna continuare a lavorare convintamente: proprio per questo,  l’Ordine dei Farmacisti di Roma firmerà il prossimo 1° dicembre un protocollo d’intesa con l’Ordine dei Medici, affinché l’integrazione intra e interprofessionale sia applicata a ogni livello“.
“Per la prima volta le professioni mediche e  le professioni sanitarie viaggiano in un’unica direzione per garantire appieno un miglioramento del Servizio sanitario nazionale , non solo in termini di spesa ma anche in termini di qualità dei servizi erogati” ha voluto sottolineare a conclusione dei lavori Miceli Sopo.“I farmacisti ospedalieri assieme alle farmacie di comunità devono garantire un sistema integrato al fine di poter erogare in termini di qualità quei servizi essenziali di esclusivo appannaggio del farmacista quali il monitoraggio dell’aderenza terapeutica e l’appropriatezza prescrittiva  che vanno, per continuità terapeutica, dall’ospedale al territorio.”