Rilancio post- Covid, il Comitato guidato da Colao presenta il piano

Roma, 9 giugno – Sono sei gli “ambiti fondamentali per il rilancio” proposti dal Comitato di esperti in maniera economica e sociale guidato da Vittorio Colao (nella foto) che ha consegnato il rapporto al governo con gli obiettivi generali. Gli ambiti individuati sono: Imprese e Lavoro; Infrastrutture e Ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie.

Il piano, che secondo quanto riferisce un lancio dell’agenzia Agi sarà presentato nei prossimi giorni, articola iniziative per ciascuno di questi.  Al Comitato è stato chiesto di suggerire visione, strategia e iniziative atte a facilitare e rafforzare la fase di rilancio post Covid-19. Il precedente rapporto si era invece concentrato sulla metodologia da seguire e le condizioni da realizzare per le riaperture produttive avvenute nel mese di maggio.

Il Comitato – che ha operato su base volontaria e senza costo alcuno per la collettività- ha ringraziato il Presidente del Consiglio per l’opportunità offerta di mettere a disposizione delle istituzioni della Repubblica le proprie competenze. Un ringraziamento particolare è stato indirizzato anche ai funzionari delle istituzioni che nelle otto settimane di lavoro hanno contribuito, agevolato e supportato sul piano tecnico le attività del Comitato.

Nel Piano Colao, merita una sottolineatura il capitolo Individui e famiglie, in una società più inclusiva ed equa, dove  si sottolinea come la promozione del benessere individuale e collettivo è uno degli obiettivi fondamentali delle politiche pubbliche, così come la rimozione delle cause delle diseguaglianze e delle discriminazioni, esplicitamente richiamata nell’art. 3 della Costituzione. Diseguaglianze, suggerisce il piano, da combattere con un welfare più inclusivo.

È qui che trova ampio spazio il tema del  potenziamento e della riorganizzazione del sistema sanitario, anche in relazione alle criticità evidenziate dalla emergenza epidemica. La direzione indicata dal documento è quella dello sviluppo di un  “ecosistema digitale della salute” a livello nazionale in grado di connettere tutti gli attori della filiera e di rendere disponibili “tutti i dati sanitari del paziente agli operatori autorizzati, per permettere una cura integrata a casa, presso strutture sanitarie pubbliche/private e in ospedale, attraverso personalizzazione, monitoraggio e interventi più efficienti”.

La recente emergenza epidemica – si legge nel documento elaborato dalla task force – evidenzia la necessità di applicazione della telemedicina, non solo in situazioni come Covid, ma soprattutto per assicurare l’accesso alle cure a tutti gli altri pazienti. “La sanità non è ancora disegnata secondo i nuovi paradigmi health-in-all (ad esempio visione olistica del cittadino, connessione tra tutti i suoi dati sanitari sociali ambientali, lavorativi), value-based (valutazione risultati rispetto ai costi) e personalizzata (trattamento personalizzato anche rispetto alle sue caratteristiche genomiche), condivisione dei dati con tutto l’ecosistema (dalla R&S, alla produzione di farmaci, all’erogazione dei servizi)”.

Per ovviare a ciò, il documento propone di avviare una revisione organica dei processi sanitari in un’ottica di sanità integrata e personalizzata, che preveda: la digitalizzazione e l’accesso da remoto a tutti gli asset sanitari relativi al paziente; la televisita (rapporto medico di medicina generale-paziente) sia pubblica sia privata; il teleconsulto (anche residente); la gestione amministrativa e pagamenti; la raccolta dati monitoring remoto IoT/wearables  e la condivisione dati pseudonomizzati o anonimizzati ai fini ricerca/statistici, come da leggi vigenti.

Una trasformazione che rende necessario superare il Fascicolo sanitario elettronico convergendo verso il “digital twin”, ovvero la rappresentazione virtuale del cittadino con integrazione di tutti i suoi dati, dalla genomica ai dati clinici alla sensoristica con viste diversificate per tipologia di utente (Ricerca, Industria, Istituzioni Operatori Sanitari), e l’avvio di una revisione dei processi anche da un punto di vista normativo, nell’ottica dell’inserimento di nuove tecnologie (e.g., IoT, AI , Big data), definendo regole chiare per la condivisione dati tra tutti i soggetti della filiera (dalla R&S alle assicurazioni integrative e servizi privati). Ma sarà anche necessario definire l’architettura e costruire/adottare la piattaforma abilitante per questo ecosistema, valutando problematiche di integrazione con sistemi già esistenti a livello regionale

Insieme al Piano digitale, il documento Colao propone anche di “sviluppare un sistema di monitoraggio sanitario nazionale, anche a supporto del piano di digital health e di sistemi di early warning nel monitoraggio delle pandemie, garantendo la disponibilità di dati omogenei, di buona qualità e in tempo reale, nonché di adeguate capacità di elaborazione e sintesi”. Ciò anche alla luce del fatto che al momento esiste una “frammentazione nelle procedure per la raccolta dei dati, una lentezza nel processo di elaborazione legate a ritardi tecnologici (trasmissione di dati su nascita e morte attraverso modulistica cartacea: 600.000 moduli cartacei anno, che richiedono all’Istat lunghi tempi tecnici di controllo) e un mancato sfruttamento di sinergie tra enti diversi”.

Per superare queste rigidità, osserva il documento,  in alcuni casi si richiedono “interventi normativi, per altre bastano procedimenti amministrativi”.

Welfare Inlusivo

Per quanto riguarda il welfare inclusivo e territoriale di prossimità, le proposte del Comitato riguardano la realizzazione dei Presidi Multiservizi presso i Comuni più grandi, con particolare attenzione per azioni volte ad accrescere la coesione sociale nelle periferie urbane, e la diffusione del supporto psicologico alle famiglie e agli individui che sperimentano forte disagio psicosociale a causa dall’epidemia e delle sue conseguenze. Il Comitato raccomanda inoltre di fare leva, a complemento dei servizi pubblici, sul contributo del volontariato e delle organizzazioni di cittadinanza attiva, da rafforzare e incentivare.

Per quanto riguarda gli interventi a sostegno delle persone fragili e rese vulnerabili dalle crisi, occorre adottare un approccio basato sulla domiciliarità dell’assistenza, per mantenere i legami territoriali e proteggere maggiormente le comunità. Il Comitato raccomanda il rafforzamento dei servizi territoriali per la salute mentale, la costruzione di un’alternativa al ricovero in Rsa e Rsd tramite progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati e di vita indipendente per persone con disabilità, minori, anziani, persone con disagio psichico, e la sistematizzazione delle politiche del lavoro per le persone con disabilità.