Riforma Enpaf, le sigle di categoria sull’incontro del 23 maggio

Roma, 25 maggio – Dopo l’incontro organizzato dall’Enpaf il 23 maggio scorso, alla presenza dei rappresentanti di tutte le sigle di categoria, per un confronto plenario e collegiale sui possibili percorsi di riforma della previdenza dei farmacisti, del quale ha dato ampio conto lo stesso ente previdenziale in un comunicato stampa ripreso ieri da tutte o quasi le testate di categoria (cfr. RIFday  del 24 maggio), non sono ovviamente mancati reazioni e commenti di alcuni dei protagonisti dell’evento.

Federfarma, ad esempio,  ha dedicato ieri all’importante assise promossa dall’ente di previdenza l’articolo di apertura della sua newsletter quotidiana, dove a riferire degli esiti dell’incontro è lo stesso presidente del sindacato Marco Cossolo. “Si è escluso tutto ciò che prevedeva una modifica normativa, per volontà dell’Ente da un lato e, per il fatto che il momento politico non aiuta ad affrontare un percorso così complesso” spiega il presidente del sindacato dei titolari.
Si è cercato, invece, di mettere mano alle cose che erano nelle disponibilità del Consiglio di Amministrazione dell’Ente: si è ragionato su una riduzione del 50% del contributo in capo ai colleghi che già sono pensionati, poi di una ulteriore rateizzazione dei contributi, in modo da renderla meno pesante soprattutto per le casse dei soggetti più deboli economicamente. Si è ragionato anche sul fatto di introdurre agevolazioni per le nuove iscrizioni o per i colleghi che lavorano in forma temporanea, oltre che di facilitare i colleghi che già usufruiscono di altri trattamenti previdenziali pagando solo il contributo di solidarietà. Ma si è anche parlato dei servizi di assistenza, decidendo di ragionare tutti insieme sul come migliorarli e renderli più palesi. Un’ipotesi è quella di facilitare tale comunicazione grazie ai territori, dove gli Ordini professionali e le Federfarma locali possono lavorare in sinergia. Ma anche con l’istituzione di un call center che permetta un confronto diretto con l’operatore sulla propria condizione”.
Il bilancio dell’incontro, per Cossolo, è dunque positivo anche se, osserva il presidente del sindacato, il grosso del lavoro è ancora da fare. “Abbiamo posto delle istanze, ora convocheremo la Commissione di Federfarma che si occupa di Enpaf chiedendo di fare delle valutazioni su quanto emerso al tavolo. Nostro obiettivo, è far portare da Enpaf le riforme regolamentari, che possono essere condivise, all’attenzione del Consiglio nazionale di novembre. Ora attendiamo che arrivi il bilancio tecnico per vedere la sostenibilità dell’Ente” conclude Cossolo “dopodiché si faranno dei tavoli tecnici per valutare quello che si può realizzare. Intanto, continueremo a vigilare sul fatto che i tempi vengano rispettati e le soluzioni praticabili vengano attuate”.

Rilievi critici arrivano invece da Conasfa, la Federazione delle associazioni dei farmacisti non titolari presieduta da Silvera Ballerini, che in una nota prende le distanze dai contenuti del comunicato stampa diramato dall’Enpaf dopo il confronto plenario del 23 maggio.

“Non ci sembra si siano definite strategie “sensibili”, visto che si sono stratificate due posizioni contrapposte su il sistema contributivo, che necessitano valutazioni e proiezioni circostanziate per una riflessione più ad hoc” scrive Conasfa in una nota alla stampa diffusa ieri, ricordando di aver proposto l’adozione di un sistema contributivo “bloccato al 1% per i dipendenti per evitare quote a rialzo”.

Soluzione che, secondo Conasfa, “può essere un mezzo per cancellare definitivamente la finestra di disoccupazione dei 5 anni, stabilizzando la quota al ribasso e rimuovendo tutti gli adempimenti da assolvere in caso di disoccupazione involontaria. Disoccupazione che allo stato attuale non è stata risolta, anzi nei prossimi anni potrebbe aumentare”.

A proposito della riduzione della quota ai pensionati, la sigla dei non titolari afferma  di non ritenerla, allo stato attuale, una priorità per la categoria, “viste le sacche di disoccupazione dei giovani e dei meno giovani fuori usciti in questi anni di crisi dal comparto. Anzi, l’agevolazione ai pensionati, rischia di acuire le tensioni in campo”.

Abbastanza soddisfatto per il clima dell’incontro e, almeno in parte, per i suoi esiti sembra invece essere  Matteo Branca, presidente di Fnpi, la Federazione nazionale delle parafarmacie

“Abbiamo portato le nostre proposte e ricevuto grande attenzione, convergenza e garanzie che le nostre istanze verranno vagliate in tempi abbastanza rapidi” afferma in un comunicato il leader di Fnpi. “Rateazione maggiore, possibilità di compensazione del contributo con i crediti Iva, allargamento e ottimizzazione del contributo una tantum in favore di liberi professionisti e parafarmacie. Non riteniamo inaccettabile e quindi sosterremo convintamente la riduzione del 50% della quota contributiva per i pensionati che proseguano l’attività lavorativa”.

Branca ha registrato anche convergenze sulla necessità del passaggio al sistema contributivo, proporzionale al reddito, percorso che “come Fnpi  sollecitiamo da tempo, denunciando l’evidente disparità tra gli oneri contributivi e gli strumenti a disposizione per sostenerli: chiediamo quindi semplicemente più strumenti o meno oneri. Ciò richiede tempi di elaborazione anche legislativa più lunghi, e le criticità verranno comunque vagliate con spirito collaborativo da parte di tutti gli interlocutori”.

Spezzata una lancia in favore dell’autonomia dell’Enpaf, che “Fnpi difenderà sempre”,  Branca conclude esprimendo apprezzamento per “la disponibilità dimostrata sulla nostra richiesta di estendere anche alle parafarmacie gli incentivi per assunzioni di farmacisti under 30 o over 50, a oggi destinati solo alle farmacie: finché i colleghi di parafarmacia pagheranno quota contributiva intera pungoleremo l’Ente perché abbiano le stesse prerogative, almeno previdenziali”.

Anche Ivan Ruggiero, presidente di Libere parafarmacie italiane, ha insistito sul passaggio dall’attuale sistema a prestazione definita al sistema contributivo, unica strada – a suo giudizio – per sanare l’iniquità dell’attuale contributo, che incide in modo significativamente diverso sui redditi delle farmacie e delle parafarmacie: “Per un titolare di farmacia, i contributi previdenziali, considerando anche lo 0,90% sul fatturato Ssn, incidono mediamente per l’8%, mentre per noi titolari di esercizio di vicinato arrivano al 26%” spiega Ruggiero. È chiaro che, al di là delle proposte di ogni tipo che sono state portate al tavolo, una vera riforma deve fare i conti con una prospettiva ineluttabile che è il passaggio al metodo contributivo”.