Riforma Ordini bocciata anche da Fofi, Marazziti risponde ai medici

Roma, 6 ottobre – Sulla scia dei medici, che hanno annunciato la sospensione di ogni forma di collaborazione istituzionale a livello centrale e periferico contro le misure previste dal ddl Lorenzin per riformare gli ordinamenti professionali, scendono in campo anche i farmacisti, chiedendo sostanziali correzioni al testo del provvedimento. Così com’è, infatti, il ddl introduce elementi di novità “che non vanno nella direzione di una riforma degli Ordini delle professioni sanitarie, ma sono di fatto un elemento di paralisi della loro attività, in contraddizione anche rispetto alle istanze di ricambio e di alternanza che pure vengono presentate a supporto di queste misure”.
A sostenerlo è la Fofi, con il suo segretario Maurizio Pace, che punta il dito anche contro “la mancanza di qualsiasi gradualità nell’introduzione dell’assetto previsto dall’attuale formulazione del disegno di legge, e anche la presenza di numerose lacune. Il testo, per esempio, prevede quorum rilevanti per le elezioni dei consigli degli Ordini, ma non prevede quale via si debba seguire nel caso non vengano raggiunti né in prima né in seconda convocazione”.
Profonda perplessità anche per le modalità di svolgimento delle elezioni e, in particolare, per la previsione di favorire la partecipazione degli iscritti aumentando il numero dei seggi e introducendo la possibilità del voto telematico. La prima misura, osserva Pace, pone difficoltà logistiche praticamente insormontabili per gli organismi professionali, mentre la seconda (che, nonostante la crescita costante e rilevante del fenomeno dell’astensione) non è stata presa in considerazione per le elezioni politiche e amministrative, probabilmente anche in ragione del fatto che la sua realizzazione “richiede tempo e risorse” e il suo funzionamento “è tutt’altro che scontato”. Non si capisce, quindi (questa la considerazione implicita, che i medici avevano invece espresso apertamente) perché mai la politica debba imporre agli ordinamenti delle professioni regole che si guarda bene dall’applicare a se stessa.

Contestata anche la previsione che il Collegio dei revisori dei conti debba essere costituito da revisori legali iscritti al Registro, misura che – osserva Pace –  “costituisce un onere sproporzionato rispetto al profilo economico dell’attività degli Ordini”.

L’auspicio del segretario della Fofi è l’Aula introduca elementi correttivi su questi e altri aspetti contenuti nel ddl, “coniugando l’auspicato efficientamento con la salvaguardia dei principi alla base della vita degli Ordini. Altrimenti si sarebbe autorizzati a considerare questa che doveva essere una fase di modernizzazione un atto di ostilità della politica – e non sarebbe il primo – nei confronti dei corpi intermedi della società”.

Intanto, alla sortita di ieri dei medici ha replicato a strettissimo giro Mario Marazziti (nella foto), presidente della Commissione Affari sociali di Montecitorio e relatore del ddl Lorenzin, che proprio ieri ha incassato due buone notizie: il parere favorevole su provvedimento senza condizioni nè osservazioni delle Commissioni Ambiente, Giustizia e Lavoro della Camera hanno espresso parere favorevole e il conferimento del mandato, con voto unanime, di riferirne in Aula in sede di discussione generale, già i calendario a partire da lunedì prossimo, 9 ottobre.

Ricordato che nel suo lunghissimo iter parlamentare e, in particolare, nell’ultima fase in Commissione Affari sociali alla Camera, è sempre stata favorita e garantita la massima interlocuzione sul provvedimento, il relatore si è subito preoccupato di lasciare la porta aperta a quegli “aspetti pratici e miglioramenti tecnici” che “potrebbero ulteriormente maturare in un clima di dialogo”. Ma, appunto, serve un confronto aperto e sereno, “entrando nella materia e non diffondendo un allarme indistinto raramente utile per buoni provvedimenti legislativi o tutelare interessi generali”. E questo anche perché, ha aggiunto Marazziti, “entrare nella materia aiuterà a fare emergere come, ovviamente, non c’è nessun attentato della ‘politica dei partiti’ all’autonomia professionale”.

Al riguardo, il presidente della Commissione Affari sociali si rende disponibile a incontrare immediatamente la presidenza della Fnomceo, “nella speranza di un contributo costruttivo”. Ma, al contempo, non arretra su quello che è l’impianto del ddl, affermando che i miglioramenti introdotti nel testo sono “tutti ispirati a favorire la maggiore partecipazione degli iscritti e dei professionisti sanitari all’attività dei propri Ordini, con maggiori aperture al ricambio generazionale e all’equilibrio di genere, attraverso strumenti di maggiore trasparenza e democraticità, al fine di contrastare il sempre più basso numero dei professionisti sanitari coinvolti nella vita degli Ordini, aumentando, anziché riducendo, la funzione di interesse pubblico degli Ordini stessi, sgravando nel contempo da appesantimenti burocratici le articolazioni territoriali più piccole”. Per questo, Marazziti si dice certo che “come tali, non possano che essere condivisi da dirigenze illuminate e dagli iscritti alle diverse professioni”.