Fnpi: “Assurdo, vaccini in barberia, green pass dai tabaccai. E in parafarmacia? Niente”

Roma, 3 dicembre – Qualcosa non torna, almeno per i farmacisti delle parafarmacie. Che proprio non si capacitano di come possano trovare spazio iniziative come quella dei manipolo di barbieri e parrucchieri di Palermo che – affidando la somministrazione a  medici – assicurano il vaccino ai loro clienti, previa prenotazione. Sono addirittura una ventina, secondo quanto riferiscono le cronache locali,  gli esercizi che tra la rasatura della barba e un taglio di capelli, tra la messa in piega e una ceretta, hanno deciso di aderire alla campagna lanciata dal parrucchiere palermitano Nunzio Reina, che è anche responsabile area produzione e benessere di Confesercenti Sicilia. I farmacisti delle parafarmacie, basiti, si chiedono – et pour cause! – come mai ciò che la struttura commissariale per l’emergenza della provincia di Palermo consente ai parrucchieri, sulla base dell’equazione “più ci si vaccina, più velocemente si uscirà dall’incubo”  –  non è invece in alcun modo permesso a esercizi dove opera lo stesso professionista sanitario che, nelle farmacie,  è stato “arruolato” da tempo per fare tamponi e vaccini e stampare green pass.

“Anche nelle tabaccherie in tutta Italia è possibile stampare i green pass direttamente, ma in parafarmacia no” scrive con una vena di percepibile desolazione la Federazione nazionale delle parafarmacie in un comunicato stampa diramato ieri.

“Ci ritroviamo ormai a dover denunciare un’assurda situazione di ostinazione contro i farmacisti di parafarmacia” afferma il presidente di Fnpi Davide G. Gullotta . “Da tempo chiediamo di poter contribuire con i nostri esercizi farmaceutici alla campagna vaccinale e dei tamponi, ma nei fatti nonostante abbiamo gli stessi controlli e criteri di sicurezza oltre che identici software gestionali delle farmacie, pesanti pressioni lobbistiche fanno sì che le parafarmacie e i farmacisti che vi lavorano siano ignorati”.

Sul banco degli imputati finisce il presidente della Fofi e vicepresidente della Camera Andrea Mandelli, accusato di immobilità rispetto alla questione e di limitarsi  “a ribadire nella sua relazione annuale (al Consiglio nazionale Fofi, NdR) che le parafarmacie sono una questione da affrontare. Non siamo un problema da affrontare ma una risorsa che il presidente Mandelli rifiuta di rappresentare e non fa utilizzare”.
“Se Mandelli è e vuole essere veramente il presidente di tutti i farmacisti quello che sta accadendo dovrebbe essere per lui intollerabile e meriterebbe una sua reazione immediata” conclude il comunicato. “Intanto i tanti clienti delle oltre 5000 parafarmacie italiane continuano a subire un disagio enorme, come in alcuni piccoli comuni dove nessuna farmacia vuole eseguire tamponi, mentre ai colleghi delle parafarmacie che vorrebbero offrire questo servizio viene impedito”.

Sulla questione dei vaccini nei salon de beautè palermitani era intervenuto nei giorni scorsi il presidente di Federfarma Palermo (fresco di conferma nella carica) Roberto Tobia, per bollare come “bizzarra ed estemporanea” l’iniziativa, “che tende a portare la vaccinazione fuori dai presidi sanitari e in luoghi non adatti a svolgere un’attività delicata come quella della vaccinazione”. Le generose offerte di disponibilità, a testimonianza diun elevato senso civico e di solidarietà, sono certamente encomiabili, aveva osservato Tobia. “Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi prefissati dal Commissario e al contempo garantire condizioni di tutela della salute dei cittadini è sufficiente eseguire le inoculazioni esclusivamente nei luoghi appositamente attrezzati e igienicamente idonei, individuati dal legislatore e opportunamente autorizzati”.

E tra questi luoghi i parrucchieri non sono e non possono rientrare. Come peraltro altri “esercizi di vicinato”, compresi quelli dove lavorano colleghi farmacisti.