Ricoveri in calo, nel 2018 scendono a 58,4 milioni le giornate di degenza

Roma, 20 gennaio – Il volume di attività erogata dagli ospedali italiani è in diminuzione: nel 2018 si sono registrate 8.339.286 dimissioni complessive per acuti, riabilitazione e lungodegenza, con una diminuzione di circa il 2,1% rispetto al 2017. Le giornate di degenza sono state in totale 58.414.387, segnando quasi un punto per cento in meno (-0,8%) rispetto all’anno precedente.

È quanto  emerge dal  Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero (Sdo) – Anno 2018, il documento realizzato dalla Direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, guidata da Andrea Urbani, che fotografa ogni anno l’attività di ricovero e cura per acuti degli ospedali italiani, pubblici e privati, in modo affidabile e completo.

La fonte dei dati è il Nuovo Sistema Informativo Sanitario (Nsis), lo stesso che, con le numerose informazioni disponibili, consente ad esempio, grazie allo strumento del Nuovo Sistema di garanzia (Nsg), di verificare e misurare – secondo le dimensioni dell’equità, dell’efficacia e della appropriatezza – che tutti i cittadini italiani ricevano le cure e le prestazioni rientranti nei Livelli essenziali di assistenza.

Il Rapporto Sdo 2018 evidenzia come la riduzione più consistente delle dimissioni ospedaliere, nel 2018, riguardi la riabilitazione in regime diurno (dimissioni -7,2%, giornate -5,6%). Seguono l’attività per acuti in regime diurno (dimissioni -3,2%, giornate -2,7%), la lungodegenza (dimissioni -1,9%, giornate -1,2%, l’attività per acuti in regime ordinario (dimissioni -1,8%, giornate -0,9%) e la riabilitazione in regime ordinario (dimissioni -1,1%, ma giornate in aumento del +1,3%).

Rispetto al 2017, nel 2018 il tasso di ospedalizzazione per acuti, standardizzato per età e sesso, si riduce da 123,2 a 120,5 dimissioni per 1.000 abitanti, suddiviso in 92,4 dimissioni (per 1.000 abitanti) in regime ordinario e 28,1 in regime diurno (nell’anno precedente i valori erano, rispettivamente, 94,2 e 29 dimissioni per 1.000 abitanti). Si osserva, inoltre, una discreta variabilità regionale.
Il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso, risulta in calo. Quello complessivo si riduce da 171,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 126,5 nel 2018. In particolare, il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime ordinario passa da 115,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 92,4 nel 2018, mentre il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime diurno passa da 48,8 a 28,1.

Dal confronto dei dati  2018 con quelli dell’anno precedente, emerge anche un aumento della percentuale di regime diurno in 53 dei 108 Diagnosis-related group (Drg) a rischio inappropriatezza; inoltre, fra i restanti 55 Drg, ulteriori 35, pur presentando una quota di Regime diurno inferiore rispetto al 2017, sono caratterizzati da una riduzione del volume di ricoveri ordinari: in media la riduzione osservata è del 6,6%; infine, 91 DRG mostrano una riduzione del numero totale di ricoveri erogati rispetto al 2017. Complessivamente, quindi, per i 108 Drg Lea si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell’appropriatezza organizzativa e dell’efficienza nell’uso delle risorse ospedaliere.

Poche novità, invece, sul fronte del fenomeno della migrazione sanitaria, che in Italia sposta centinaia di migliaia di persone da una Regione all’altra (in genere, dal Sud verso Nord) in cerca di cure migliori: pur con qualche leggera variazione, la percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero si mantiene infatti sostanzialmente costante, rispettivamente, intorno all’8% per l’attività per acuti in regime ordinario, al 9% per l’attività per acuti in regime diurno, al 16% per l’attività di riabilitazione in regime ordinario, al 10% per l’attività di riabilitazione in regime diurno, e al 6% per l’attività di lungodegenza.
Più in dettaglio, dal 2010 al 2018 la mobilità per acuti in regime ordinario è passata da 7,4% a 8,3%, la mobilità per acuti in regime diurno da 7,4% a 9,4%, la mobilità per riabilitazione in regime ordinario passa da 14,7% a 16,3%, la mobilità per riabilitazione in regime diurno da 9,2% a 10,4%, e, infine, la mobilità per lungodegenza da 4,7% a 5,9%.

Analizzando il trend della remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero a carico del Ssn negli anni 2010-2018, si registra una graduale riduzione: si passa da 30,9 miliardi di euro nel 2010 a 28,4 miliardi nel 2018 (con un incremento dello 0,7% rispetto al 2017). In particolare, per l’anno 2018 la remunerazione complessiva si attesta a circa 26 miliardi di euro per l’attività per acuti (di cui 23,7 miliardi di euro in regime ordinario e 2,3 miliardi di euro in regime diurno), circa 2 miliardi di euro per l’attività di riabilitazione (di cui 1,9 miliardi di euro in regime ordinario e 84,2 milioni di euro in regime diurno), e circa 349,8 milioni di euro per l’attività di lungodegenza, per un totale di circa 28,4 miliardi di euro complessivi.