Ricerca, erboristeria vs farmacia: pericoloso mischiare le cure

Roma, 25 gennaio – I trattamenti alternativi da erboristeria potrebbero alterare gli effetti della prescrizione di farmaci: i rimedi a base di componenti vegetali come l’erba di San Giovanni,  il ginseng e il ginkgo biloba potrebbero avere interazioni dannose con i farmaci convenzionali.
Il monito arriva da un’ampia revisione della letteratura medica condotta da un team di ricercatori sudafricani e pubblicata ieri sul British Journal of Clinical Pharmacology, che ha individuato un numero molto consistente di casi in cui i trattamenti “alternativi”  sembrano aver alterato gli effetti dei farmaci prescritti, potenziandone l’azione o causando effetti collaterali potenzialmente pericolosi.
Nella ricerca sono stati riportati esempi di pazienti che hanno avuto gravi problemi dopo l’assunzione di medicinali a base di erbe insieme a farmaci, inclusi antidepressivi e farmaci per l’HIV, l’epilessia, il mal di cuore.

La review, come esplicitamente dichiarato dal suo autore principale, Charles Awortwe, dell’Università di Stellenbosch a Tygerberg, in Sud Africa, ha preso le mosse dalla larga diffusione dell’uso di farmaci a base di erbe insieme a farmaci prescritti dai medici.

Awortwe ei suoi colleghi hanno setacciato i database di letteratura medica di PubMed, Cochrane Library, Medline e Scopus per identificare casi precedenti di pazienti che hanno manifestato reazioni avverse apparenti. L’analisi ha incluso 49 case report e due precedenti studi osservazionali, che hanno dettagliato 15 casi di reazioni avverse al farmaco.

I ricercatori hanno poi analizzato i casi, per capire se i problemi potevano essere causati da un’interazione, basata sulle proprietà farmacologiche dei principi attivi, concludendo che i rimedi a base di erbe avevano probabilmente avuto un ruolo in quasi il 60% dei casi.

Tra i casi clinici segnalati, quello di un uomo di 55 anni morto per un attacco epilettico mentre stava nuotando. L’autopsia ha concluso che gli integratori di ginkgo biloba che l’uomo stava assumendo per potenziare la funzione cognitiva potrebbero aver inibito gli effetti dei farmaci antiepilettici che prendeva per curare la sua malattia.

Altri casi hanno documentato complicazioni in pazienti con problemi cardiaci dovute all’assunzione di preparati a base  di salvia, semi di lino, erba di San Giovanni e tè verde.

Sono peraltro diversi gli studi, anche recenti, che dimostrano la possibilità che alcuni principi attivi presenti nei prodotti a base di erbe influenzino il metabolismo dei farmaci, accelerando la velocità con cui altri medicinali vengono metabolizzati nel fegato e riducendone l’efficacia. L’erba di San Giovanni, ad esempio – che entra come componente principale anche in prodotti fitoterapici industriali contro la depressione –  potrebbe interagire con un gran numero di medicinali. In particolare, si pensa che quest’erba aumenti gli effetti collaterali degli antidepressivi e ci sono prove che potrebbe ridurre l’efficacia dei farmaci inclusi warfarin, statine, antistaminici, controllo delle nascite e farmaci per l’Hiv.

Inevitabile il warning finale di Awortwe e dei suoi colleghi: “Se stai prendendo rimedi a base di erbe dovresti dirlo al tuo medico. Una potenziale interazione e le sue conseguenze possono essere molto dannose per la salute del paziente”.

Sul tema, è sicuramente leggere le considerazioni svolte su Epicentro, il portale di epidemiologia dell’Iss, dal farmacologo Achille Caputi,  dell’Università degli Studi di Messina: “Qualsiasi rimedio erboristico contenente sostanze farmacologicamente attive è di fatto un farmaco, con tutto ciò che tale definizione implica, inclusi gli effetti avversi” afferma infatti Caputi. “Lo dimostra il fatto che più della metà dei farmaci attualmente in commercio, dall’aspirina ai più recenti farmaci antitumorali come il tamoxifene, sono di derivazione vegetale”.

A questo link l’articolo di Caputi sulle interazioni tra erbe e farmaci.