Ricciardi: “In Regioni del Sud aspettativa di vita peggiore d’Europa”

Roma, 23 gennaio – “Oggi nascere nel Meridione d’Italia significa nascere nelle parti del continente europeo più  derelitte, perché  di fatto quelle regioni sono quelle che hanno gli indicatori di aspettativa di vita peggiori d’Europa”.

Ad affermarlo è stato Walter Ricciardi (nella foto), presidente dell’Istituto superiore di sanità, intervistato da Riccardo Iacona per la puntata di Presadiretta intitolata “Medici in prima linea”, andata in onda ieri sera su Rai3.

“È un divario originato nel 2001 con il cambiamento del Titolo V della Costituzione” ha ricordato Ricciardi “che di fatto ha dato alle Regioni la quasi esclusiva potestà di organizzare e di gestire”.
Con il risultato, ha puntualizzato il presidente dell’Iss, di vedere aumentare, nel corso degli ultimi 15 anni, il divario tra Nord e Sud del Paese in materia di sanità, già ampiamente sbilanciato a sfavioe delle Regioni del  Meridione.  “Oggi una persona che nasce in Campania, Sicilia o in Calabria, Regioni con meno servizi, ha un’aspettativa di vita fino a quattro anni inferiore” ha detto al riguardo Ricciardi.
Ma al Sud aumenta anche il tasso di ospedalizzazione, il che vuol dire che “la persona che potrebbe essere curata benissimo a casa va in ospedale quando è troppo tardi. È come se vivessimo in due paesi: I cittadini del Sud vivono in un paese e i cittadini del Nord vivono in un altro paese”.

Un divario che in un quindicennio ha cambiato radicalmente l’aspettativa di vita: “Oggi la peggiore
zona in cui nascere è l’area metropolitana di Napoli. Nei confronti dell’Europa, dell’europeo medio, ha un gap d aspettativa di vita che arriva quasi a otto anni”
ha spiegato il presidente Iss, evidenziando come i dati di quest’area siano ormai vicini alla media della Bulgaria o della Romania, mentre i dati delle Regioni del Nord sono vicini alla Svezia.
“La Bulgaria e la Romania partivano da dati peggiori, ma sono migliorate, mentre quello che e’ successo nelle regioni italiane è che di fatto hanno perso tutti i guadagni in aspettativa di
vita maturati nel secondo dopoguerra”
ha detto il presidente dell’Iss, per il quale la situazione che “non puo’ essere risolta con l’attuale governance, cioè con l’attuale assetto. Il gap è talmente forte che queste Regioni in sofferenza, praticamente tutto il Centro Sud, non ce la potranno fare da sole”.
Dovrebbe intervenire lo Stato, insomma, ma – evidenzia Ricciardi – lo Stato oggi non lo può fare: “La Costituzione ce lo impedisce. Se lo Stato centrale, il ministero della Salute, le strutture centrali volessero intervenire ad aiutare le Regioni da un punto di vista pratico, non possono farloe perché  la Costituzione affida alle Regioni questa competenza in maniera esclusiva. Ci vorrebbe un nuovo assetto nel rapporto tra Stato e Regioni” ha ribadito il presidente Iss, che da tempo batte su questo tasto.
Ai microfoni di Presadiretta,  Ricciardi ha anche tracciato una strada da seguire: “C’è’ la necessità di mettere in sicurezza il sistema sanitario nazionale dappertutto, anche al Nord. Dobbiamo mettere persone competenti a gestire le strutture. Dobbiamo dare ai medici, al personale sanitario, un po’ di supporto in più rispetto a quello che gli abbiamo dato in questi anni. Il personale di frontiera va motivato”.  Ma nella campagna elettorale condotta fin qui dai vari partiti, osserva ancora il presidente Iss, di sanità “non se ne parla”.

In uno dei pochi Paesi al mondo con un sistema sanitario universalistico e solidaristico, dove e cure sono gratuite, “gli italiani spendono 40 miliardi all’anno di soldi loro per curarsi. Se va avanti questo trend, sempre di più ci saranno cittadini che dovranno sborsare di tasca propria per le cure e questo Ssn ce lo scordiamo. Invece è veramente una grandissima conquista. Noi lo dobbiamo difendere e dobbiamo chiedere ai politici di farlo”.