Legge Concorrenza, a Napoli confronto farmacie-commercialisti

Roma, 5 settembre – La legge sulla concorrenza in vigore dal 29 agosto, aprendo la proprietà delle farmacie all’ingresso delle società di capitale, produrrà inevitabili ricadute sull’assetto del servizio farmaceutico nazionale, dove inevitabilmente sono destinati a cambiare molti paradigmi, soprattutto in termini di organizzazione e gestione degli esercizi. Per capire la direzione, la portata e i termini delle possibili conseguenze che la legge produrrà sul settore, Federfarma Napoli ha avviato un ciclo di incontri con commercialisti e professionisti del settore, avviando un dibattito che possa aiutare a individuare soluzioni adeguate per fare fronte allo “scenario che verrà”.

Ultimo incontro, in ordine di tempo, quello tenutosi la settimana scorsa  (mercoledì 30 agosto),

tra i rappresentanti del consiglio  direttivo di Federfarma Napoli, guidato da Michele Di Iorio, il presidente dell’Ordine dei Farmacisti provinciale Vincenzo Santagada, affiancati nell’occasione dall’amministratore delegato di Credifarma Marco Alessandrini, e più di 20 commercialisti in rappresentanza dei maggiori studi professionali che assistono le farmacie sul versante gestionale.

A tracciare preliminarmente il terreno di discussione è stato Di Iorio, ricordando il contesto economico e professionale all’interno del quale s’inserisce la nuova legge a Napoli e provincia, nel quale spiccano la  scarsa redditività delle farmacie (nonostante la riconquistata regolarità dei pagamenti da parte delle Asl napoletane) e l’apertura ormai prossima in città e provincia delle oltre 100 farmacie a seguito del “concorsone” voluto dal Cresci Italia (“con le conseguenze facilmente immaginabili”, commenta Di Iorio).

Evidenziando gli aspetti più critici della legge sulla concorrenza (in particolare quelli relativi alla necessità dell’idoneità per essere titolari, il nodo dei contributi Enpaf non previsti per le società e l’ipotesi di dover accogliere soci non farmacisti all’interno di Federfarma), Di Iorio ha quindi invitato i professionisti a intervenire per esprimersi su quelle che, a loro giudizio, saranno le ricadute immediate e gli scenari a medio e lungo termine prodotti dalla nuova legge, ma soprattutto sugli atteggiamenti che i farmacisti titolari dovranno adottare per fronteggiare la nuova realtà che si profila, definita “particolarmente severa” dal presidente di Federfarma Napoli..

Interventi e dibattito si sono articolati sia sulla eventuale struttura societaria (o meno) delle farmacia, sia sul modello (società di persone o di capitale) da adottare. Ulteriori valutazioni sono state fatte sulle ipotesi dei vari modelli di rete, anche con riferimento alle esperienze già attualmente vissute da alcuni titolari.

Ma la vastità e complessità delle questioni ha indotto Federfarma Napoli a prevedere “ulteriori incontri con i commercialisti anche alla luce delle imminenti indicazioni che verranno da Federfarma nazionale” ha detto Di Iorio “prima di convocare un’assemblea straordinaria nella quale presentare ai colleghi lo scenario sul quale andrà a muoversi la farmacia”.

L’incontro ha in ogni caso confermato almeno una certezza, ovvero la  volontà dei farmacisti di mantenere la loro indipendenza professionale,  “resistendo alle eventuali lusinghe di un ‘mercato’ che ancora non possiamo identificare” afferma Di Iorio “non potendo condizionare oltre misura auspicabili aumenti di fatturato, atteso che la diffusione dei farmaci equivalenti ha falcidiato le nostre Dcr e la crisi economica, tuttora perdurante, riduce significativamente la capacità di spesa rispetto a tanti altri articoli e servizi da noi offerti”.

Per il presidente di Federfarma Napoli e di Credifarma, dunque,  è necessario “operare sulla redditività, evitando di individuare nella concorrenza interna uno strumento di fidelizzazione della clientela, considerando che oggi dobbiamo tutti insieme competere con un mercato esterno che potrebbe fare della concorrenza la sua arma migliore”.

Resta il fatto, ha concluso Di Iorio, che l’arrivo del capitale è una realtà “con la quale dobbiamo imparare a convivere, consapevoli che il capitale professionale che da centinaia di anni investiamo con orgoglio nel prenderci cura dei cittadini non è né aggredibile né negoziabile, ma è difendibile, se ne saremo all’altezza, rispetto a coloro che immaginano di trasformare la farmacia in un esercizio esclusivamente commerciale”.