Regioni, fabbisogno di laureati in farmacia: per il 2017-18 ne servono soltanto 448

Roma, 6 giugno – Il sito Regioni.it ha pubblicato ieri l’accordo (qui il pdf) sulla determinazione del fabbisogno per l’anno accademico 2017-18 dei laureati magistrali a ciclo unico, dei laureati delle professioni sanitarie e dei laureati magistrali delle professioni sanitarie, approvato nella  seduta della Conferenza delle Regioni del 25 maggio scorso, corretto e integrato rispetto alla precedente proposta del ministero della Salute.

Nel documento è ovviamente indicato anche il fabbisogno formativo dei laureati in farmacia, fissato anche sulla base delle indicazioni fornite dalle singole Regioni e dagli Ordini professionali e dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale. Il numero complessivo di laureati in farmacia per il prossimo anno accademico è indicato in 448 unità, a conferma del ridotto fabbisogno complessivo, su scala nazionale, di questa figura professionale.

Impossibile non sottolineare il drammatico scarto esistente tra il numero di nuovi farmacisti che richiede il sistema sanitario italiano (complessivamente considerato, pubblico e privato) e il numero di neo-laureati in farmacia e in farmacia industriale che esce ogni anno dalle università italiane. I dati proposti da AlmaLaurea e relativi agli ultimi anni registrano infatti il permanere di una rilevante “attrattività” di queste lauree: dai 3.927 del 2011 sono diventati 4.738 nel 2013 per arrivare ai 5.376 del 2015. In pratica, più di 10 nuovi laureati in farmacia, il prossimo anno, si contenderanno uno dei 448 posti che saranno disponibili secondo la determinazione previsionale del fabbisogno effettuata dalle Regioni.

Rischia dunque di aumentare il dato, già molto preoccupante, al quale ha fatto riferimento anche recentemente, nel corso dell’ultimo Consiglio nazionale, il presidente della Fofi Andrea Mandelli, parlando di “2500 neo-laureati che ogni anno accrescono l’esercito dei futuri disoccupati o sotto-occupati”.

In realtà, il numero potrebbe essere addirittura maggiore e si fa sempre più drammatico, per i farmacisti, il rischio di una vera e propria emergenza occupazionale, in assenza di efficaci misure di contrasto che, in ogni caso, non potranno essere limitate all’introduzione (perseguita dalla Fofi) del numero chiuso  per l’iscrizione alla facoltà di Farmacia.

Ma individuare quelle misure non sarà facile, attesa la situazione di difficoltà attraversata dal Paese, che si riflette inevitabilmente anche sul sistema sanitario e dunque sul comparto dell’assistenza farmaceutica. Segnano così il passo percorsi individuati con chiarezza (come il modello della farmacia dei servizi e la necessità di sviluppare le potenzialità e il ruolo della farmacia nella sanità di prossimità e nei processi di cura , arrivando alla presa in carico dei pazienti cronici) ma ancora molto lontani da diventare realtà concrete, all’interno delle quali si aprirebbero spazi per professionisti adeguatamente formati.

Difficile, in ogni caso, essere ottimisti, data la situazioni e le tendenze in atto. E se l’ultimo tasso di disoccupazione per i laureati da un anno registrato da AlmaLaurea era pari nel 2016 al 17% (per i laureati da cinque anni è al 7,4%, in aumento rispetto alle rilevazioni precedenti), il rischio è che possa crescere, e anche di molto, già nel futuro immediato. Del resto, le difficoltà occupazionali del mercato nazionale per i farmacisti sono una realtà già ampiamente percepita dai giovani laureati, come attesta il dato di chi sceglie di andare a lavorare all’estero: lo fa il 3,3% dei laureati del 2015, il 3,5% di quelli del 2013 e il 4,2% dei laureati 2011. Un andamento che attesta come, con il crescere della distanza dalla laurea, aumenta anche l’orientamento a cercare occupazione fuori dai confini nazionali, per l’impossibilità a trovare occupazione nel mercato domestico.