Regioni, conferma per Bonaccini in ER, Santelli stravince in Calabria

Roma, 27 gennaio – Si potrebbe anche dire uno a uno e palla al centro, dopo gli esiti delle lezioni che ieri hanno confermato Stefano Bonaccini (centrosinistra) alla presidenza della Regione Emilia Romagna e portato Jole Santelli (centrodestra) a quella della Calabria (entrambi nella foto). E, in effetti, dal punto di vista aritmetico così è.

Lo è un po’ di meno dal punto di vista politico, soprattutto se si considera la strategia elettorale molto aggressiva del segretario della Lega Matteo Salvini, che per tre interi mesi ha battuto in lungo e in largo la pianura e le colline emiliano-romagnole per tentare il grande colpo (anche dal punto di vista simbolico: la Regione è governata dal 70 anni dalla sinistra) di sconfiggere Bonaccini con la sua candidata Lucia Borgonzoni e dare una spallata decisiva (o, per usare uno degli slogan ripetuti ossessivamente, “un avviso di sfratto”) al governo Conte bis.

Un disegno perseguito con non comune determinazione e grande efficacia comunicativa (non è da tutti, solo per fare un esempio, riuscire a trasformare un semplicissimo citofono in un potentissimo megafono), ma che alla fine non ha pagato: più della metà degli elettori emiliani e romagnoli hanno scelto la continuità e premiato il presidente uscente, respingendo l’appello alla “liberazione” della Regione lanciato da Salvini. I risultati, riferiti nel momento in cui scriviamo a oltre 4350 sezioni scrutinate su un totale di 4520, attribuiscono a Bonaccini il 51,37%, con un netto margine su Borgonzoni (43,71%).  Irrilevante, a conferma della polarizzazione della sfida, il risultato del candidato grillino Simone Benini, inchiodato a un 3,4%  che conferma la caduta libera, in termini di consenso, del M5S.

Il Pd si conferma primo partito, con il 34,6%, la Lega è seconda con il 31,96 per cento, i 5 Stelle sono fermi al 4,7 per cento. Un dato estremamente significativo, certamente frutto della radicalizzazione del voto, è la crescita rilevante – dopo anni – dell’affluenza alle urne, che in Emilia Romagna ha registrato un vero e proprio exploit: hanno votato il 68% degli aventi diritto, con trenta punti in più rispetto al 2014, quando andò a votare solo il 37,76% degli elettori emiliani-romagnoli: un record negativo, probabilmente dovuto anche alle polemiche per la bufera giudiziaria che coinvolse la precedente giunta regionale presieduta da Vasco Errani, dimessosi il 23 luglio 2014 dopo la condanna in appello per falso ideologico nell’inchiesta ‘Terremerse’. Errani, per la cronaca,  fu poi assolto con formula piena due anni dopo perché “il fatto non sussiste”.

In Calabria, invece, l’affluenza è stata del tutto in linea con le consultazioni precedenti, con il 44,32% dei votanti contro il 44,16% del 2014: continua a votare, insomma, meno di un cittadino su due. Senza discussioni il successo di Jole Santelli, la candidata del centrodestra in quota Forza Italia, scelta da Silvio Berlusconi  (e non da Salvini), peraltro previsto da tutti i sondaggi:  su poco meno di 2000 sezioni scrutinata su 2420, Santelli è al 55,8 per cento, Filippo Callipo (centrosinistra) al 30,2% e il pentastellato  Francesco Aiello al 7,4%.  Anche qui il primo partito è il Pd, con il 15,78%; Forza Italia è seconda con il 12,6%, seguita dalla Lega al 12,2% e da Fratelli d’Italia (11,14%).