Rasi frena: “Niente vaccino a Natale. E governi già in ritardo con i piani vaccinali”

Roma, 29 ottobre – Comprensibile che la crescita drammatica dei numeri dei contagi aumenti esponenzialmente l’attesa del vaccino e induca qualche esponente di governo alla tentazione di avventurarsi in previsioni ottimistiche sulla brevità di questa attesa. Ma sarebbe il minimo sindacale di chiunque abbia responsabilità di governo quello di non accedere false aspettative o, peggio, illusioni. E questo è il senso delle dichiarazioni che Guido Rasi, direttore dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, ha rilasciato ieri in un’intervista al quotidiano la Repubblica: servirà almeno un anno per vaccinare tutti e si potrà iniziare a farlo  nella prossima estate, l’ipotesi di avere il vaccino a Natale è altamente improbabile.

Le parole di Rasi suonano come una smentita alle (come dire?) “disinvolte” affermazioni con le quali il capo del governo italiano Giuseppe Conte aveva lasciato intendere che il vaccino potrebbe arrivare già entro la fine dell’anno. E si tratta ovviamente di una smentita autorevole, visto che arriva dall’agenzia che definirà le tempistiche e il coordinamento della vasta campagna di vaccinazione anti-Covid che dovrà necessariamente essere realizzata nei prossimi mesi nei Paesi della Ue.

“L’arrivo di un vaccino entro Natale è ancora possibile, ma è estremamente difficile se non improbabile, dato che le case farmaceutiche non ci hanno ancora presentato i dati clinici delle sperimentazioni e praticamente siamo a novembre” spiega Rasi,  che ritiene assai più probabile che invece le prime vere dosi possano arrivare tra gennaio e febbraio 2021. “Abbiamo tre candidati vaccini che hanno completato o stanno per completare la terza fase della sperimentazione, quelli di Moderna, AstraZeneca e Pfizer. Ora bisogna analizzare i dati e compattarli. Se entro fine novembre ci manderanno informazioni chiare e inequivocabili potremo farcela appunto tra fine gennaio e inizio febbraio”.
Ma anche nella migliore delle ipotesi (quella appunto dell’arrivo nei primissimi mesi del 2021) il vaccino non potrà essere disponibile subito e per tutti: i primi a ricevere il vaccino saranno le categorie più rischio ma solo dopo qualche mese si potrà capire se e come avrà effetto quel vaccino.

“Entro l’estate inizieremo ad avere abbastanza vaccinati per vedere gli effetti sulla pandemia” spiega ancora Rasi a la Repubblica, ribadendo come l’Ema non potrà fin da subito dare via libera per tutti i cittadini europei.  “Per vaccinare 400 milioni di persone servono 500-600 milioni di dosi e averle entro la fine del prossimo anno non sarà possibile“.

Sulle previsioni a riguardo delle tempistiche, il direttore dell’Agenzia prova a ipotizzare un percorso a step: “La velocità dipenderà dall’efficienza dei vaccini, dalla bontà dei piani vaccinali dei governi, da quelli per la comunicazione mirata a convincere le persone a vaccinarsi e dal monitoraggio per tarare le strategie vaccinali e aumentarne l’efficacia”. Ma per una “vita normale” fuori dal Covid probabilmente bisognerà attendere la fine del 2021, con il vaccino e l’immunità di massa che avranno fatto la parte del leone: “Se i governi non preparano subito i piani per la vaccinazione” avverte Rasi “rischiamo di rallentare il processo di 4-5 mesi e di pagare l’inazione, così come oggi scontiamo alcuni errori del recente passato”.

Su questo si concentrano le preoccupazioni di Ema: “Non vedo preparare i piani nazionali per la distribuzione, ma capiremo solo a ridosso dell’autorizzazione l’efficienza percentuale di ciascun vaccino, centrale per tarare la strategia” afferma al riguardo Rasi. Per il quale, peraltro, solo nell’evoluzione del vaccino si potrà capire la durata reale dell’immunità (per capirlo serviranno circa 4-6 mesi dopo l’inizio della vaccinazione) e “sapremo all’ultimo se saranno approvati vaccini che prevengono la trasmissione del virus o la malattia”.