Rapporto Censis 2019, italiani dominati da incertezza e sfiducia

Roma, 9 dicembre – Un popolo arrabbiato e incerto, per la situazione di un Paese da troppi anni in piena crisi economica, preoccupato per il futuro e senza più fiducia in nulla, non nella politica, non nella pubblica amministrazione e nemmeno nel prossimo. Una condizione che precipita il 65% degli italiani nell’ansia: nel giro di soli tre anni (2015-2018) il consumo di ansiolitici e sedativi, misurato in dosi giornaliere per 1.000 abitanti, è aumentato del 23% e gli utilizzatori sono ormai 4,4 milioni (800mila di più di tre anni fa). Il 75% degli italiani non si fida più degli altri, il 49% ha subito nel corso dell’anno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti, spintoni), il 44% si sente insicuro nelle vie che frequenta abitualmente, il 26% ha litigato con qualcuno per strada. Comprensibile che questa situazione, anno dopo anno, abbia  prodotto un logoramento sfociato da una parte in “stratagemmi individuali” di autodifesa e dall’altra in “crescenti pulsioni antidemocratiche”, facendo crescere l’attesa “messianica dell’uomo forte che tutto risolve”.

Lo rileva il Censis nell’ultimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese, presentato nei giorni scorsi, dal quale emerge che  le difficoltà della situazione e la perenne irresolutezza e confusione nell’affrontarle a livello politico inducono molti italiani (il 48%) a soluzioni come “un uomo forte al potere” che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni.

A proporre una sintesi della consueta, dettagliata fotografia del Censis è un’ampia nota dell’Ansa. Segnalando, prima di tutto, che ridiventano maggioritari i setnimenti europeisti:  il 62% degli italiani  è infatti convinto che non si debba uscire dall’Unione europea, contro il 25%, uno su quattro,  favorevole invece all’Italexit. Percentuali confermate dalle opinioni intorno alla moneta: più di sei italiani su 10 (61%) dicono no al ritorno della lira, poco meno di uno su quattro (24%) è invece favorevole al ritorno della moneta nazionale. L’europeismo, però, scema sul fronte degli scambi commerciali:la percentuale di italiani contrari alla riattivazione delle dogane alle frontiere, considerate un ostacolo alla libera circolazione di merci e persone, scende infatti al 49%, mentre sale al 32% la quota di chi vorrebbe rimetterle.

Negli ultimi tempi sembra essere montata una pericolosa deriva verso l’odio, l’intolleranza e il razzismo nei confronti delle minoranze. Il 69,8% degli italiani è convinto che nell’ultimo anno siano aumentati gli episodi di intolleranza e razzismo verso gli immigrati. Un dato netto, confermato trasversalmente, con valori più elevati al Centro Italia (75,7%) e nel Sud (70,2%), tra gli over65 (71%) e le donne (72,2%). Per il 58% degli intervistati è aumentato anche l’antisemitismo.

L’aumento dell’occupazione nel 2018 (+321.000 occupati) e nei primi mesi del 2019 è un “bluff” che non produce reddito e crescita. Secondo il Censis il bilancio della recessione è di – 867.000 occupati a tempo pieno e 1,2 milioni in più a tempo parziale. Il part time involontario riguarda 2,7 milioni di lavoratori, con un boom tra i giovani (+71,6% dal 2007). Dall’inizio della crisi al 2018, le retribuzioni del lavoro dipendente sono scese di oltre 1.000 euro ogni anno. I lavoratori che guadagnano meno di 9 euro l’ora lordi sono 2,9 milioni.

Il 25,8% di chi possiede uno smartphone non esce di casa senza il caricabatteria al seguito. Oltre la metà (il 50,9%) controlla il telefono come primo gesto al mattino o l’ultima attività della sera prima di andare a dormire. La diffusione su larga scala dei telefonini ‘intelligenti’ nell’arco di dieci anni, secono il Rapporto, ha finito con il plasmare desideri e abitudini. Nel 2018 il numero dei cellulari ha superato quello delle tv.

Il 73,2% degli italiani è convinto che la violenza sulle donne sia un problema reale della nostra società che evidenzia come in Italia sia ancora presente una forte disparità tra uomini e donne, mentre il 23,3% ritiene che sia un problema che riguarda solo una piccola minoranza, emarginata dal punto di vista economico e sociale. Solo il 3,5% della popolazione ritiene che non si tratti di un problema e che siano casi isolati cui viene data una eccessiva attenzione mediatica. Ma nel periodo tra il 1° agosto 2018 e il 31 luglio 2019 in Italia ci sono stati 92 omicidi di donne maturati in ambito familiare e affettivo. Nello stesso periodo le denunce di stalking sono state 12.733 e nel 76% dei casi la vittima era una donna. Le denunce per maltrattamenti contro familiari e conviventi erano 15.626 nel 2017 e nell’80% dei casi la parte offesa era una donna. Le violenze sessuali denunciate nel 2018 sono state 4.887, aumentate del 5,5% in un anno.

Il rapporto conferma anche che il fenomeno della fuga dei cervelli non accenna a diminuire, anzi: nel 2017 il 31,1% degli emigrati italiani con almeno 25 anni era in possesso di un titolo di studio di livello universitario e il 53,7% aveva tra i 18 e i 39 anni (età media di 33 anni per gli uomini e di 30 per le donne). Tra il 2013 e il 2017 è aumentato molto non solo il numero di laureati trasferiti all’estero (+41,8%), ma anche quello dei diplomati (+32,9%). Tra il 2008 e il 2017 i saldi con l’estero di giovani 20-34enni con titoli di studio medio-alti sono negativi in tutte le Regioni italiane. Quelle con il numero più elevato di giovani qualificati trasferiti all’estero sono Lombardia (-24.000), Sicilia (-13.000), Veneto (-12.000), Lazio (-11.000) e Campania (-10.000). Il Centro-Nord, soprattutto Lombardia ed Emilia Romagna, ha compensato queste perdite con il drenaggio di risorse umane dal Sud.

Gli “arrabbiati” si informano prevalentemente tramite i Tg (il 66,6% rispetto al 65% medio), i giornali radio (il 22,8% rispetto al 20%) e i quotidiani (il 16,7% rispetto al 14,8%). Tra gli utenti dei social network “compulsivi” (coloro che controllano continuamente quello che accade sui social, intervengono spesso e sollecitano discussioni) si registrano punte superiori alla media sia di ottimisti (22,3%) che di pessimisti (24,3%). Per leggere le notizie scelgono Facebook (46%) come seconda fonte, poco lontano dai telegiornali (55,1%), e apprezzano i siti web di informazione (29,4%). Facebook (48,6%) raggiunge l’apice dell’attenzione tra gli utenti “esibizionisti” (pubblicano spesso post, foto e video per esprimere le proprie idee e mostrare a tutti quello che fanno). I “pragmatici” (usano i social per contattare amici e conoscenti) si definiscono poco pessimisti (14,6%) e più disorientati (30,7%). Mentre gli “spettatori” (guardano post, foto e video degli altri, ma non intervengono mai), sono poco pessimisti (17,1%).  I media, in ogni caso,  influenzano molto gli umori degli italiani.

Che però ancora riescono a sperare nel meglio e continuano ad avere una vita decente sotto profili diversi da quelli strettamente economici e lavorativi: nel 2018 la spesa delle famiglie per attività ricreative e culturali è stata pari a 71,5 miliardi di euro e il numero di italiani impegnati in associazioni di volontariato sono aumentati di poco meno del 20%  negli ultimi dieci anni; sensibilmente aumentati (+ 31,1%) anche quelli che hanno visitato monumenti o siti archeologici e quelli che hanno visitato un museo (+ 14%). Un terzo della popolazione, inoltre (20,7 milioni di persone),  pratica attività sportive.

Tutto ciò, però, ovviamente non basta a far uscire il sistema Paese dalla crisi: “Alla crisi economica c’è stata una risposta individuale, lo sforzo degli italiani nel mettere in campo forme di reazione come il ‘viver bene’ individuale, ma non basta”  osserva Giorgio De Rita, segretario generale del Censis. “Serve anche il ‘viver bene’ collettivo. Non bastano dunque i singoli, ma serve una risposta collettiva”. Che invece continua a mancare.
E bisognerà vedere se, alla fine, il Paese per cercarla si affiderà al già ricordato “uomo forte” o se invece continuerà a confidare in politici integri, che guardino al futuro. Perché secondo il 47% degli italiani (percentuale sovrapponibile al 48% di quelli tentati dall’uomo forte) un politico che pensa al futuro e alle giovani generazioni, piuttosto che esclusivamente al consenso elettorale “ha ancora chance di raccogliere il giusto consenso”.