Rapporto PIT Salute: ‘Ssn male sul territorio, potenziare la prossimità’

Roma, 2 dicembre – Accesso alle prestazioni e assistenza territoriale sono i due aspetti attraverso cui, negli ultimi cinque anni, il Servizio sanitario nazionale ha mostrato tutta la sua fragilità e iniziato a scricchiolare. Il primo resta la voce più segnalata dai cittadini, sebbene in leggera diminuzione negli ultimi cinque anni (30,5% nel 2015, 25,4% nel 2019), mentre cresce parallelamente il dato relativo all’assistenza territoriale (11,5% nel 2015, 19,7% nel 2019).

Questo  – nella sintesi di Adn Kronos –  il quadro che emerge dal XXIII Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva, presentato ieri. Un report che fotografa annualmente lo stato del Ssn dal punto di vista dei cittadini, quest’anno con un approfondimento sulle tendenze tra il 2015 e il 2019 e un focus sul 2020, scelta dettata dall’emergenza da Covid-19. Al terzo posto delle criticità segnalate dai cittadini, la sicurezza delle cure e la presunta malpractice, con una preoccupante impennata di segnalazioni in questo settore dal 2018 (10,5%) al 2019 (17,3%).

“I nodi purtroppo vengono al pettine e l’esplosione della pandemia ha fatto emergere in tutta la sua drammaticità il tema dell’accesso alle prestazioni e dell’assistenza territoriale, due ambiti da anni sottoposti a continui tagli di risorse economiche e di personale”, denuncia Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva (nella foto).

Il rapporto Pit Salute contiene l’elaborazione delle segnalazioni gestite dalle sedi del Tribunale per i diritti del malato presenti sul territorio nazionale e dei servizi Pit Salute locali dal 1 gennaio al 31 dicembre 2019 (in totale 13.720) e le segnalazioni (8.907) relative all’emergenza Covid registrate dal 1 gennaio al 30 settembre 2020. Una lettura trasversale delle segnalazioni registrate nel 2019 e i trend degli ultimi cinque anni restituiscono “sostanzialmente l’immagine di un Ssn con problemi molto rilevanti di accesso alle prestazioni, con difficoltà via via in aumento, legate” scrive il rapporto “al progressivo impoverimento delle risorse e a deficit organizzativi dell’assistenza territoriale, alle quali fa da contraltare un’organizzazione ospedale centrica della rete sanitaria della presa in carico”.

Una voce trasversale a tutti i settori presi in considerazione è poi quella relativa ai costi del servizio per i cittadini: “Il trend degli ultimi 5 anni mostra una crescita dal 9,2% al 13,5%. In particolare, si segnala il costo dei ticket – avverte Cittadinanzattiva – per esami diagnostici e visite specialistiche (in tutti i 5 anni la percentuale è sempre stata maggiore del 30% sul totale dei costi, 32,7% nel 2019); segue la voce relativa alle prestazioni in intramoenia o presso privati a causa di liste d’attesa, nervo scoperto del sistema in quanto legato alla cronica difficoltà nell’accogliere tutte le richieste in tempo: si è passati dal 18% del 2015 al 31% del 2019”.

Per i farmaci, prosegue il report, “i cittadini lamentano costi elevati, ma le segnalazioni sono in diminuzione (20% nel 2015, 6,3% nel 2019), soprattutto a causa del processo che sta portando, negli ultimi mesi, alla cancellazione dei superticket. In aumento invece le lamentele relative ai costi delle visite domiciliari (il valore 2019 è pari al 5,1% del totale), segno che le condizioni economiche di una parte della società al momento rappresentano un problema per l’accesso a questi servizi”.

“Sembra esserci un unico filo rosso che lega le segnalazioni degli anni pre-Covid e quelle dell’ultimo anno, che confermano l’urgenza di interventi rapidi e immediati per ‘arginare’ le tante emergenze nell’emergenza che stanno esplodendo in questi mesi come le mancate diagnosi di tumori o la discontinuità delle cure per i pazienti cronici”, precisa Gaudioso.

“Appare evidente l’urgenza di intervenire per migliorare l’accesso alle cure per i pazienti sul territorio, con un approccio integrato e domiciliare dell’assistenza, una revisione e valorizzazione del ruolo delle figure presenti sul territorio come medici di medicina generali, pediatri di libera scelta, infermieri di comunità, farmacisti”  ammonisce Gaudioso, tornando su quello che (come dimostra anche l’edizione 2020 del Rapporto PIT Salute), è il problema prioritario della nostra sanità, il potenziamento della sanità di prossimità. “È necessario intervenire per migliorare la sorveglianza e l’assistenza socio-sanitaria intraprendendo nuove strade per rispondere alla domanda di salute della popolazione e prevenire le emergenze, utilizzando al massimo le opportunità che ci offrono gli strumenti digitali e l’uso dei dati” conclude il segretario di Cittadinanzattiva. “La pandemia ha posto poi l’urgenza di intervenire in maniera risolutiva sul tema della semplificazione e della burocrazia”.

Lungo l’elenco delle cose da fare, secondo l’associazione di partecipazione civica: dare piena attuazione al Piano nazionale delle liste di attesa, attraverso un monitoraggio della sua applicazione, e al Piano nazionale Cronicità, attraverso una adozione sostanziale e non formale che preveda il coinvolgimento delle organizzazioni civiche e dei professionisti; migliorare l’accesso alle cure per i pazienti sul territorio passando da una visione ospedalocentrica a un approccio domiciliare dell’assistenza a favore dei cittadini con un approccio di sistema ed integrato e provvedere al riordino dell’assistenza territoriale in tutte le Regioni; garantire l’effettiva applicazione del Patto per la Salute 2019-2021; migliorare la sorveglianza e l’assistenza socio-sanitaria intraprendendo nuove strade per rispondere alla domanda di salute della popolazione e prevenire le emergenze utilizzando al massimo l’opportunità che ci offrono gli strumenti digitali e l’uso dei dati; rendere un processo organico la semplificazione delle procedure, l’accesso alle stesse e la digitalizzazione; potenziare i servizi di telemedicina per garantire la continuità delle cure (per controlli e consulti) e la gestione dei pazienti al domicilio, e rispondere a una delocalizzazione delle cure efficace, efficiente e sicura, investendo in piattaforme informatiche omogenee tra gli ospedali e i presidi territoriali e, infine, rafforzare l’attuale sistema di monitoraggio dei Lea, al fine di migliorare la sua capacità di fotografare la reale dinamica che esiste tra cittadino e Servizio sanitario nazionale nella garanzia dei suoi diritti, attraverso la partecipazione di rappresentanti di cittadini nella Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea.