Rapporto Istat-Iss, l’impatto di Covid su incremento dei decessi

Roma, 5 maggio – La triste contabilità delle morti provocate da Covid va aggiornata al rialzo. È quanto emerge dal Rapporto prodotto congiuntamente dall’Istat e dall’Iss con l’obiettivo di fornire una lettura integrata dei dati epidemiologici di diffusione dell’epidemia di Covid-19 e dei dati di mortalità totale acquisiti e validati dallo stesso Istituto nazionale di statistica.

I dati di mortalità totale (riferiti a 6.866 comuni, 87% dei 7.904 complessivi)  che emergono dal report sono eloquenti:; nel periodo dal 20 febbraio (data del primo decesso per Covid) al 31 marzo 2020, i decessi registrati sono stati 90.946 contro i 65.592 della media dello stesso periodo del quinquennio 2015-2019: l’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710).

Una delle conseguenze più drammatiche degli effetti della epidemia, rileva il rapporto,  riguarda l’incremento complessivo dei decessi. D’altra parte il dato dei morti riportati alla Sorveglianza integrata Covid-19 dell’Istituto superiore di sanità fornisce solo una misura parziale di questi effetti, essendo riferito ai soli casi di deceduti dopo una diagnosi microbiologica di positività al virus. Si tratta, pertanto, di un indicatore influenzato non solo dalle modalità di classificazione delle cause di morte, ma anche dalla presenza di un test di positività al virus. “Una misura più universale dell’impatto dell’epidemia sulla mortalità della popolazione è data dall’eccesso dei decessi, per il complesso delle cause, risultanti dal confronto, a parità di periodo, del dato del 2020 con la media dei decessi del quinquennio precedente (2015-2019)” spiega l’Istat. “In tal modo si assume implicitamente che la diffusione dell’epidemia produca un aumento dei decessi anche non direttamente riferibili alla sorveglianza Covid-19, ovvero al numero di casi positivi deceduti”.

Ed è appunto sulla base di questa  impostazione che nel periodo 20 febbraio-31 marzo sono state rilevate le cifre già anticipate in premessa, con una crescita di decessi a livello medio nazionale per il complesso delle cause del 38,7% (da 65.592 a 90.946) , rispetto allo stesso periodo della media del quinquennio 2015-2019. L’eccesso dei decessi (25.354 unità) è costituito per più della metà (13.710, pari al 54%)  dai morti diagnosticati segnalati alla sorveglianza Covid-19. Ma, osserva l’Istat, “esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per i quali possiamo, con i dati oggi a disposizione, solo ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (nei casi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni possibile conseguenza della malattia scatenata dal virus in persone non testate come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza), e infine una mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero nelle aree maggiormente affette”.

Lo studio dell’andamento della mortalità totale associato all’epidemia Covid-19 non può comunque prescindere dalla distribuzione dei casi per infezione da Sars-CoV-2 e dalla sua distribuzione differenziale sul territorio. Il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale si concentra nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia, nel Nord del Paese: si tratta di 3.271 comuni, 37 province settentrionali più Pesaro e Urbino. Nell’insieme di queste province i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati nel mese di marzo 2020 rispetto alla media riscontrata a marzo nel quinquennio 2015-2019. Considerando il periodo 20 febbraio-31 marzo 2020 i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133); poco più della metà di questo aumento (52%) è costituito dai morti positivi al Covid-19 (12.156).

Nelle aree a media diffusione dell’epidemia (1.778 comuni, 35 province prevalentemente del Centro-nord) l’incremento dei decessi per il complesso delle cause è molto più contenuto: da 17.317 a 19.743 (2.426 in più rispetto alla media 2015-2019); il 47% è attribuibile ai morti positivi al Covid-19 (1.151).

Infine nelle aree a bassa diffusione (1.817 comuni, 34 province per lo più del Centro e del Mezzogiorno) i decessi del mese di marzo 2020 sono mediamente inferiori dell’1,8% rispetto alla media del quinquennio precedente.

Dal 20 febbraio, data di inizio dell’epidemia, fino al 28 aprile 2020 sono stati segnalati al sistema di Sorveglianza nazionale integrata poco meno di 200 mila  (199.740) casi positivi di Covid-19 diagnosticati dai laboratori di riferimento regionale, di cui 113.312 fino al 31 marzo 2020.
Il 52,7% dei casi (104.861) è di sesso femminile, l’età mediana è di 62 anni. Nelle fasce di età 0-9 anni, 60-69 e 70-79 anni si osserva un numero maggiore di casi di sesso maschile. Nella fascia di età >90 anni, il numero di soggetti di sesso femminile è più che triplo rispetto a quello di soggetti di sesso maschile (la causa va probabilmente ricercata nella netta prevalenza di donne in questa fascia di età).

Con la sola eccezione della fascia 0-19 anni, la letalità è più elevata in soggetti di sesso maschile in tutte le fasce di età.  In più di un terzo dei casi segnalati (34,7%) viene riportata almeno una co-morbidità tra patologie cardiovascolari, patologie respiratorie, diabete, deficit immunitari, patologie metaboliche, patologie oncologiche, obesità, patologie renali o altre patologie croniche.
L’eccesso di mortalità più consistente si riscontra per gli uomini di 70-79 anni: i decessi aumentano di circa 2,3 volte tra il 20 febbraio e il 31 marzo; segue a pochissima distanza la classe di età 80-89. con quasi 2,2 volte di aumento.

L’incremento della mortalità nelle donne è invece più contenuto per tutte le classi di età. Raggiunge il 20% in più della media degli anni 2015-2019 alla fine di marzo, tanto per la classe di età 70-79 che per la over 90.

 

Istat – Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente – Primo trimestre 2020