Cittadinanzattiva: “Ritardi e confusione nell’assistenza territoriale”

Roma, 20 luglio – Sigle e modelli diversi per definire le unità che si occupano di cure territoriali e un’offerta di servizi disomogenea. Con conseguenti difformità e ritardi che producono disuguaglianze sul territorio.

È quanto emerge dal rapporto di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato sull’assistenza sanitaria territoriale presentato ieri a Roma. La rilevazione, riferisce un lancio di Adn Kronos, è stata condotta tramite questionari rivolti ad assessorati regionali (14 Regioni), direzioni di aziende sanitarie (36 Asl), responsabili di distretto (82 distretti), responsabili di Unità complesse di cure primarie (14) e 1800 pazienti in cure domiciliari e pazienti cronici che non necessitano di assistenza domiciliare.

I centri diurni per la salute mentale sono in media 29,8 per Regione (sul campione intervistato) ma si va dai tre del Molise ai 69 della Toscana passando per i 21 di Puglia e Piemonte e i 28 dell’Emilia Romagna.

Idem per i centri per l’Alzheimer che vanno dall’unico presente nel Molise ai 109 del Veneto con 4 in Campania, 8 in Puglia e 11 in Umbria. Il 40% delle Regioni intervistate è sprovvisto di Centri diurni per persone con autismo. La media dei Servizi dedicati alle dipendenze patologiche (Sert o Serd) è di 1,5 per distretto: 9 su 82 ne sono sprovvisti.

“Di fronte a confusione, difformità, ritardi e iniquità nell’offerta di servizi sanitari territoriali che causano profonde disuguaglianze abbiamo una proposta chiara” afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. “È urgente che Stato e Regioni lavorino al Dm 70 dell’assistenza territoriale che definisca standard qualitativi, strutturali, tecnologici da garantire a tutti i cittadini in tutto il Paese. Bisogna poter contare non solo sull’ospedale ma trovare nel territorio un punto di riferimento affidabile e presente sempre”.

Nel 75% delle Regioni monitorate le funzioni delle Aggregazioni funzionali territoriali sono riportate negli atti regionali ma l’esplicitazione di un coordinamento con le Unità complesse di cure primarie è ferma al 63%.

L’84% dei distretti riferisce la presenza di una “Centrale della continuità” o di una struttura equivalente per garantire il collegamento tra le strutture ospedaliere e i servizi territoriali. Nel 90% dei casi è presente un sistema informatizzato regionale ma solo nel 56% delle Regioni è integrato con il sociale.

Tutte le Regioni dichiarano di avere la Rete terapia del dolore. La Rete cure palliative è presente nel 78% dei casi. La Rete neurologica ha basi regionali solo nel 40%.

La Regione che dichiara di aver attivato il maggior numero di Pdta è il Molise. Consultare o ricevere referti online risulta complicato: benché il 75% delle Asl dichiari di offrire tale possibilità, l’interoperabilità tra i servizi è completa in una regione su tre, a livello aziendale i servizi sono collegati tra loro per la specifica funzione solo nel 59% dei casi e a livello provinciale nel 7%.