Produzione conto terzi, la farmaceutica italiana prima in Europa

Roma, 23 ottobre – Produrre in Italia è sinonimo di qualità.  Anche per questo il nostro è uno dei Paesi  leader anche della produzione conto terzi: una modalità tanto importante per la nostra economia, quanto poco indagata e riconosciuta. Per contribuire a valorizzare anche agli occhi dell’opinione pubblica, rendendola meno negletta, una componente di grande rilievo del nostro settore manifatturiero,  Symbola e Farmindustria hanno promosso l’incontro significativamente intitolato  Il conto terzi in Italia. Un ecosistema produttivo che fa grande il Paese, tenutosi ieri a Milano nella sede di Assolombarda.

L’appuntamento ha ruotato sugli esiti di una ricerca – la prima di ampio respiro sul conto terzi italiano – condotta da Farmindustria e Symbola (la fondazione presieduta da Ermete Realacci nata nel 2005 per promuovere e aggregare le qualità italiane, aziende e istituzioni che migliorano il Paese puntando su innovazione e sviluppo, bellezza e creatività, capitale umano e territorio), dalla quale risulta che sono 108mila le imprese manifatturiere (pari al 27%, più di un quarto del totale) che producono a volta per conto terzi, realizzando un fatturato pari a 56 miliardi, che equivale al 6,3% del fatturato totale della manifattura. L’indagine di Symbola e Farmindustria ha monitorato quelle per le quali il fatturato conto terzi è maggiore del 50% del fatturato totale: un perimetro nel quale rientrano 69 mila imprese (pari al 64% del totale dei terzisti), con 455 mila addetti e un fatturato conto terzi pari a 47 miliardi di euro.

Il dati di maggiore interesse della ricerca, per il nostro giornale, sono ovviamente quelli relativi al settore farmaceutico, dove la produzione conto terzi  ha una quota di fatturato pari al 6,4% (la metà circa di quella monstre del 13,3% dell’abbigliamento, ma  molto più alta dell’1,3% del settore  alimentare). I terzisti farmaceutici si segnalano per il loro orientamento al mercato internazionale: esportano infatti ben il 67,6% della loro produzione, contro il 12% del settore alimentare, il 14% dell’abbigliamento, il 15% dell’arredamento, il 17,5% della meccanica, settori tradizionalmente fortissimi dell’export nazionale.

“Sul fronte del conto terzi abbiamo scalato posizioni nel mercato europeo e ora siamo al primo posto” ha spiegato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi (nella foto),  affermando di ritenere il termine “contoterzisti”  molto riduttivo, alla luce dei dati emersi dall’indagine, che evidenziano l’importanza della produzione made in Italy in tutti comparti. “Siamo una vera eccellenza ecco perchè riteniamo che nella farmaceutica la formazione e la ricerca sono elementi di grande importanza per consentire alle aziende di stare al passo con i tempi e per soddisfare le esigenze del mercato. Ma un elemento da non trascurare è l’aumento degli investimenti che dimostra la nostra propensione al rinnovamento”.

Un’opinione condivisa dal vice presidente di Assolombarda, Sergio Dompé, anch’egli industriale farmaceutico. “Il termine conto terzi o contoterzisti ci sta stretto” ha affermato “perché le nostre produzioni e il nostro ecosistema produttivo sono una eccellenza. Ora serve sviluppare forme di collaborazioni strategiche per introdurre nuovi modelli. Il conto terzi é un settore che reagisce rapidamente con il cliente e si adegua alle richieste del mercato”.

Per dirla con una vecchia battuta di Scaccabarozzi,  deciso a voler rendere giustizia ad aziende dotate di laboratori e officine dedicate alla ricerca, rispondenti ai più elevati requisiti di qualità e sottoposte a stringenti parametri di validazione, controlli preventivi e verifiche dell’Aifa, “il conto terzi arriva primo”, come attesta appunto il primato tra i Paesi europei per produzione farmaceutica conto terzi, risultato che contribuisce in modo significativo a fare del pharma italiano un settore di eccellenza ormai capace di precedere anche la Germania.

L’indagine qualitativa di Symbola e Farmindustria (condotta attraverso trenta interviste a rappresentanti di categoria e imprese, sia contoterziste sia committenti, delle cinque filiere più note del made in Italy: abbigliamento, agroalimentare, arredamento, automotive, farmaceutica) ha messo a fuoco le caratteristiche che rappresentanto  i punti di forza – e dunque le ragioni del successo – del terzismo italiano: si va dall’eccellenza produttiva, flessibile e affidabile, alla tecnologia e agli impianti, passando per la sostenibilità ambientale, il “full service” fino al pacchetto completo, l’innovazione e il valore delle certificazioni. Ma una caratteristica non meno importante del “contoterzismo” italiano è la sua consapevolezza e la considerazione di sè: i produttori in conto terzi non hanno sempre, nè tutti, nè necessariamente l’ambizione di affiancare alla produzione conto terzi quella in conto proprio, con un proprio brand. Sanno che si tratta di un altro campionato, perchè stare  sul mercato con prodotti a marchio significa avere altre  competenze, che i terzisti non posseggono e peraltro non ambiscono avere, non soltanto perchè acquisirle costerebbe molto caro, ma anche perché  inseguire l’obiettivo di affermarsi con un proprio marchio rischierebbe di sottrarre energie e di fare perdere di vista il vero punto di forza del conto terzi sul mercato, ovvero la sua capacità di produrre bene per altre aziende. E il gioco, pensano giustamente i terzisti, non vale la candela.