Indice di produttività delle Camere, bene Mandelli e D’Ambrosio

Roma, 16 febbraio – A una manciata di giorni dalle elezioni del 4 marzo, Openpolis. l’associazione indipendente di data journalism che promuove l’accesso alle informazioni pubbliche (e quindi la trasparenza e l’open government),  ha reso disponibile il suo ormai tradizionale Indice di produttività parlamentare, che dal 2011 fotografa  l’attività dei 950 parlamentari che occupano gli scranni della Camera e del Senato.

I dati relativi al 2017 confermano e rafforzano una tendenza registrata negli anni: tra deputati e senatori, sono davvero pochi quelli la cui attività in Parlamento riesce a  essere determinante. Solo un centinaio è  infatti riuscito a influire sui lavori di Montecitorio e Palazzo Madama, ennesima prova della forte crisi di identità che sta vivendo il nostro parlamento.

L’indice di Openpolis è nato per introdurre elementi qualitativi nella valutazione dell’attività dei rappresentanti dei cittadini italiani, facendo emergere le differenze e aiutando a fare giuste distinzioni tra “chi fa cosa”, condizione indispensabile per  impedire generalizzazioni che finiscono per produrre anti-politica e per aiutare i cittadini a scegliere i propri rappresentanti e valutarne l’operato. Al contempo, la rilevazione di Openpolis è anche stata fin dalla sua nascita, ed è ancora, un’opportunità per i legislatori di relazionarsi con gli elettori, tessere collegamenti con il territorio e rendicontare la propria attività.

Nell’indice di produttività parlamentare il lavoro di deputati e senatori viene analizzato in base a una serie complessa di criteri e parametri di efficacia, utili a distinguere la grande quantità di attività che non producono effetti dalle poche iniziative che invece danno risultati. Non si entra mai nel merito delle disposizioni, se sono positive o negative, ma ci si limita ad attribuire un punteggio a ogni passaggio di iter. Sono stati analizzati qualcosa come 473.976 atti, valutati con la già citata griglia di criteri e parametri messi a punto da Openpolis negli anni anche grazie al confronto e alla collaborazione degli stessi parlamentari. Il criterio-guida di misurazione è che più un provvedimento si avvicina a essere completato più è alto il punteggio assegnato a chi presenta l’atto (primo firmatario) o ne è il relatore. Altri punti vengono attribuiti con il consenso ottenuto su un provvedimento, attraverso le firme degli altri parlamentari, e, infine, in base alla partecipazione del parlamentare ai lavori. L’insieme di questi parametri premia il risultato e il merito politico e penalizza la produzione di scartoffie buone solo a intasare gli uffici.

Con onestà intellettuale, Openpolis avverte che l’indice è uno strumento che ha il vantaggio della sintesi ma non deve essere considerato una misurazione esatta. Serve per analizzare e valutare la complessa realtà parlamentare e non certo per formulare giudizi, dal momento che non prende in considerazione aspetti molto importanti ai quali un esponente politico dedica doverosamente tempo ed energie, come la relazione con il territorio, il confronto con gli attori sociali o la vita di partito. L’Indice di Openpolis si focalizza, in sintesi, sulle attività istituzionali tracciabili e monitorabili, in maniera completa e uniforme, e disponibili sui canali ufficiali di Camera e Senato.

Alla luce di tutte queste premesse e tenendo conto che l’Indice di Openpolis non è in grado di valutare convenientemente (per la mancanza di strumenti di trasparenza come il voto elettronico e i resoconti integrali) l’attività nelle Commissioni parlamentari, vero cuore del processo legislativo, meritano di essere segnalate le onorevolissime posizioni raggiunte nella graduatoria dell’Indice 2017 dai senatori Andrea Mandelli e Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente e vicepresidente Fofi.

Il primo, con un indice di produttività pari a 628,2,  è infatti risultato 22° nella classifica generale  della produttività parlamentare (secondo assoluto tra i senatori della Regione Lombardia). In una scheda da lui stesso fornita per collaborare alla stesura dell’Indice, Mandelli ricorda di avere presentato 12 disegni di legge come primo firmatario, uno dei quali (l’AS 693) è confluito nel ddl Lorenzin, poi approvato ed entrato in vigore proprio ieri. Presentate anche 15 mozioni a prima firma (quattro delle quali approvate all’unanimità), 29 interrogazioni a risposta orale (sei delle quali hanno ottenuto  risposta) e 23 a risposta scritta (5 con risposta), il tutto nella cornice del 93,13% di presenze in Aula.

Molto intenso anche il lavoro di D’Ambrosio Lettieri, con un indice di produttività 438,4 e il 65,76% delle presenze. Il senatore pugliese è stato primo firmatario di 39 ddl, 30 mozioni, 39 interrogazioni a risposta orale e 83 a risposta scritta. Numeri maggiori, dunque, rispetto a quelli di Mandelli, ma che per i criteri e i parametri di Openpolis valgono meno  sotto il profilo del risultati e del merito politico, anche se bastano a  collocare D’Ambrosio Lettieri a un onorevolissimo 58° posto assoluto nella classifica nazionale.

Come noto, Mandelli è in corsa per l’ingresso in Parlamento anche nella prossima legislatura, la XVIII della storia repubblicana. Dopo la sua elezione, che appare certa (il presidente della Fofi è infatti candidato per Forza Italia nel collegio uninominale Lombardia 1, a Monza, ritenuto sicuro, ed è capolista nel collegio plurinominale  di Seregno, Monza e Gorgonzola), Mandelli dovrà però lasciare Palazzo Madama e trasferirsi a Montecitorio.

Lascia il Parlamento dopo due legislature, invece, D’Ambrosio Lettieri, che – a causa dell’assenza di spazi nell’ambito del suo territorio di riferimento, come egli stesso ha affermato – ha deciso di non candidarsi alla prossima tornata elettorale. “La politica non si fa solo nelle istituzioni ma anche fuori, anzi a volte anche di più” ha dichiarato al riguardo il vicepresidente della Fofi, garantendo che la sua posizione “di granitico sostegno per la farmacia italiana troverà ancora riscontro e spazio nei miei impegni”.