Politica, più di quattro volte su dieci le leggi sono… questione di fiducia

Roma, 19 giugno – Con quelli di mercoledì scorso alla Camera (sulla riforma del codice penale) e di  giovedì al Senato (sulla manovra correttiva) sono diventate  89 le questioni di fiducia poste su un disegno di legge dall’inizio della legislatura a oggi.

L’ultimo inquilino di Palazzo Chigi, Paolo Gentiloni, insediatosi sei mesi fa, ha fatto ricorso al voto di fiducia già 13 volte (due al mese, in media), alle quali vanno aggiunte le 66 volte dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi (anche per lui una media di due “fiducie” al mese) e le 10 del suo predecessore  Enrico Letta, più parco nel ricorso  a questo strumento (per lui la media è stata di 1,1 questioni di fiducia al mese).

A ricordare che la fiducia fa (quasi) novanta è un puntuale resoconto di openpolis,  l’associazione indipendente di data journalism che promuove la trasparenza e l’open government con l’accesso alle informazioni pubbliche, nel quale si ricorda che la media complessiva dei voti di fiducia della XVII legislatura è in linea con quella della legislatura precedente (2008-2013), quando i governi Berlusconi prima e Monti poi chiesero la fiducia 96 volte: numero che – sparita da radar la prospettiva di una chiusura anticipata della legislatura – potrebbe essere agevolmente raggiunto e superato anche n questa legislatura.  Anche per il ddl Concorrenza, solo per fare un esempio vicino e facile, sarà posta quasi certamente la questione di fiducia sia in occasione del voto in Aula a Montecitorio, sia (ancor più verosimilmente) in quello in quarta lettura al Senato.

Ma quante sono le leggi approvate con voto di fiducia sul totale di quelle licenziate dal Parlamento? Openpolis risponde anche a questo quesito: durante il governo Gentiloni, il 44,83% dei provvedimenti ha richiesto un voto di fiducia, percentuale di gran lunga superiore a quelle dei governi Renzi (26,72%) e Letta (27,78%). Solo Monti nella scorsa legislatura era riuscito a raggiungere una quota più alta, il 45,13%. per valutare meglio la portata e il significato di questi numeri e, più in generale, il grado di efficacia ed efficienza delle nostre isttuzioni legislative,  non sarà inopportuno né inutile ricordare che la nostra era e resta (o quantomeno sarebbe) ancora una democrazia parlamentare.