Politerapia, arriva una guida per la sicurezza di chi prende molti farmaci

Roma, 28 novembre – Complice l’invecchiamento della popolazione, aumenta il fenomeno della politerapia: in Italia l’11% degli ultra 65enni prende 10 o più farmaci e circa il 50% assume tra 5 e 9 farmaci (farmaci diversi e/o somministrazioni ripetute dello stesso durante lo stesso giorno).

Per aiutarli a curarsi in sicurezza, evitando errori ed effetti collaterali – il cui rischio cresce esponenzialmente per ogni farmaco in più che viene assunto –  gli esperti dell’Università Cattolica e della Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma hanno realizzato una guida semplice per la gestione delle politerapie.

Il lavoro, realizzato dal geriatra  Graziano Onder, del Centro di Medicina per l’invecchiamento di Università Cattolica e Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, e da Alessandra Marengoni, geriatra dell’Università di Brescia e Ospedali Civili di Brescia, è stato pubblicato sulla rivista internazionale Jama.

Si tratta di un’agile guida per gli anziani in politerapia, ovvero che assumono cinque o più farmaci, condizione che si verifica quando una persona è affetta da più patologie, solitamente croniche, come l’ipertensione, l’osteoporosi, il diabete o la cardiopatia ischemica.

I rischi della politerapia non sono pochi, spiega Onder. Possono essere legati alla non corretta assunzione dei farmaci (per esempio assumere un farmaco due volte oppure dimenticare di assumerlo, condizione non infrequente specie tra gli anziani). Vi sono poi rischi collegabili all’interferenza tra due o più farmaci (effetto di interazione farmaco-farmaco) che possono alterare la loro efficacia (per esempio alcuni gastroprotettori possono alterare l’assorbimento di farmaci usati per il trattamento dell’osteoporosi o antibiotici, riducendone pertanto l’efficacia).

Vi è poi l’effetto che un farmaco somministrato per curare un certo sintomo può avere su un’altra condizione da cui è affetto il paziente, esacerbandola (effetto interazione farmaco-malattia), per esempio gli antinfiammatori potrebbero aumentare la pressione arteriosa o peggiorare la funzionalità renale e pertanto non andrebbero utilizzati in chi soffre di ipertensione arteriosa o patologie renali.

L’articolo suggerisce alcune strategie che il paziente può mettere in pratica per ridurre i rischi legati alla politerapia: “È bene avere sempre uno schema preciso delle terapie assunte, inclusi gli integratori e i prodotti erboristici che possono interferire con il corretto funzionamento di alcuni farmaci” spiega Onder. “Può essere utile coinvolgere un familiare o una persona di supporto (caregiver) nella gestione delle politerapie, specie per quei pazienti che hanno difficoltà di memoria e rischiano errori di somministrazione; ci si può aiutare anche con i dispenser giornalieri e settimanali in modo da non ripetere l’assunzione più volte o, al contrario, dimenticare le pillole”.

Inoltre bisogna assicurarsi che il proprio medico sia al corrente di tutta la terapia assunta e avere chiaro il perché un certo farmaco ci è stato prescritto e discutere con il proprio curante dei suoi possibili effetti collaterali che possono dipendere anche dalle condizioni generali di salute del singolo paziente.

Bisogna, inoltre, rivedere periodicamente con il proprio medico lo schema terapeutico” aggiunge  Onder “cercando insieme a lui di semplificare e ottimizzare il più possibile la terapia. È possibile, infatti, che dopo una visita specialistica il paziente riceva una prescrizione ridondante di un farmaco che già assume o che con il tempo uno o più dei farmaci assunti possano essere ‘deprescritti’, per esempio dando all’assistito opportuni consigli per modificare i propri stili di vita (dieta corretta, attività fisica costante, divieto di fumo), che possano almeno in parte rendere superflua l’assunzione di una certa medicina”.