Polemiche sulla Tariffa: sui giornali gli aumenti diventano una stangata

Roma, 12 dicembre – Era inevitabile che accadesse: la revisione della tariffa nazionale dei medicinali, ferma agli importi fissati un quarto di secolo fa, si è tradotta ineluttabilmente in aumenti che i cittadini hanno finito per percepire come un’ennesima stangata, che – in termini di immagine – pagano prima e più di tutti coloro che quegli aumenti applicano: i farmacisti.

I quali – oltre al danno di aver lavorato per 25 anni con tariffe bloccate dalle ragnatele e dalla ruggine, che non contemplavano nemmeno l’aumento del costo del lavoro – rischiano ora la beffa di essere additati dalla stampa di informazione se non proprio come avidi profittatori, come qualcosa che gli assomiglia molto.

Il Fatto Quotidiano è stato il primo a sollevare il problema, non senza qualche profilo di superficialità (peccato grave, quando si fa informazione), fornendone una chiave di lettura – quella della stangata, appunto – poi ripresa in automatico e non senza pigrizia (altra colpa grave, per chi ha il compito di informare l’opinione pubblica)  da molti altre testate.

A destare l’attenzione dei giornali (condita in non pochi casi da toni di molto prematura esecrazione) è stato in particolare l’aumento del diritto addizionale notturno, praticamente raddoppiato: da 3,87 euro è infatti passato a 7,50 per le farmacie urbane e rurali non sussidiate e a 10 euro per le rurali sussidiate.

Aumento indubbiamente rilevante, se applicato improvvisamente e in un’unica soluzione, ma del quale – come hanno fatto subito rilevare il presidente nazionale di Federfarma Marco Cossolo e il segretario di Federfarma Roma Andrea Cicconetti  – i cittadini neppure si sarebbero accorti, se la Tariffa fosse stata regolarmente e periodicamente aggiornata ogni due anni come previsto dalla legge, spalmando così l’aumento con ritocchi progressivi nell’arco di oltre due decenni.

Per contrastare il clamore e riportare i termini del problema in un alveo di maggiore correttezza, impedendo che su farmacie e farmacisti si sedimentino le scorie di giudizi sommari e ingenerosi, il terreno sul quale agire fin da subito è ovviamente quello dell’informazione. Ma, sapendo che gli stessi giornali che hanno “sparato” la notizia della presunta stangata ben difficilmente assicureranno pari  evidenza alle precisazioni che, doverosamente, le rappresentanze di categoria hanno già fatto pervenire a proposito degli effetti prodotti dalla nuova Tariffa dei medicinali, sarà opportuno intensificare gli sforzi sull’informazione “person to person” nelle farmacie, nel vivo del territorio.

Intanto – come opportunamente ricorda da tempo Federfarma – vanno  tenute ben esposte le due locandine informative approntate proprio per dare un’esaustiva informazione sulla nuova tariffa, una destinata alle farmacie urbane e rurali non sussidiate e l’altra alle rurali sussidiate.

Quindi ogni farmacista dovrà impegnarsi in una sorta di “catechesi” quotidiana per chiarire i molti aspetti della questione, a partire da quello che i giornali hanno in molti casi colpevolmente trascurato, dimenticando di scrivere che il diritto addizionale notturno  (che si applica sia ai farmaci di produzione industriale sia a quelli preparati in farmacia, così come ai medicinali veterinari) è sempre a carico del Ssn nel caso di ricette della guardia medica o di prescrizioni in cui il medico abbia precisato il carattere di urgenza.

Molti giornali hanno anche mancato di precisare che il diritto addizionale viene applicato durante il turno notturno obbligatorio – cioè con la farmacia a “battenti chiusi” o “a chiamata”, e per le farmacie rurali sussidiate,anche durante il turno di chiusura diurno -, mentre non si applica per le farmacie aperte secondo l’orario stabilito dal titolare.

In altre parole, se la farmacia è aperta, anche di notte o sulla base degli orari scelti autonomamente dal titolare dell’esercizio (e opera dunque a “battenti aperti”), il diritto addizionale non è dovuto,  mentre va corrisposto quando il turno di apertura è stabilito dalle autorità sanitarie e la farmacia opera a “battenti chiusi” o “a chiamata”.  Il diritto addizionale è parimenti dovuto, nel caso delle farmacie rurali sussidiate, per il servizio reso durante il turno di chiusura diurno.

Ma la polemica ha investito anche l’aumento del costo dei farmaci preparati estemporaneamente in farmacia, sia per uso umano che animale, frutto del nuovo metodo di determinazione del prezzo. Un incremento inevitabile, dal momento che (dopo 24 anni di incomprensibile “fermo biologico”, di fronte – va detto acnhe questo – al quale gli organismi di rappresentanza delle farmacie non si sono  peraltro dannati l’anima)  la nuova Tariffa tiene giustamente conto del costo delle sostanze, dei costi di preparazione e della professionalità del farmacista preparatore.

“Attendevamo l’adeguamento dal ‘93, il decreto si basa infatti sull’aumento del costo del lavoro” ha affermato al riguardo al Corriere della Sera Vittorio Contarina,  vicepresidente nazionale di Federfarma. “Se 24 anni fa un farmacista costava 23 centesimi al minuto, oggi il suo lavoro viene valutato 42 centesimi al minuto, quasi il doppio. Ecco perché la categoria ritiene che il decreto Lorenzin abbia messo ordine in una situazione non più sostenibile. Per quanto riguarda i galenici, il rincaro è legato alla dilatazione dei tempi necessari per la preparazione. Dai 5 minuti di lavoro del ‘93 si è passati a 15 minuti in virtù delle normative subentrate negli anni che richiedono maggiori precauzioni ad esempio sulla sicurezza del farmacista, l’obbligo di smaltimento attraverso aziende specializzate”.