Piemonte, il CdS conferma le gare sui biosimilari. Che fanno risparmiare

Roma, 17 luglio – La strategia di riduzione dei costi della spesa farmaceutica seguita dalla Regione Piemonte esce sensibilmente rafforzata dalla sentenza n. 3433/2017 del 12 luglio scorso con la quale il Consiglio di Stato ha riconosciuto in via definitiva la validità delle gare effettuate in questi anni dalla Giunta regionale sui farmaci biosimilari.

Una pronuncia, quella del supremo consesso amministrativo, che conferma la sentenza n. 431/2016 con la quale il Tar Piemonte aveva respinto il ricorso dell’azienda Ipsen SpA sulla procedura bandita da Scr Piemonte, la Società di contrattazione regionale che si occupa delle gare, per il principio attivo somatropina (cfr. RIFday del 15 aprile 2016) e acquista il significato di un definitivo via libera alle procedure aperte per l’istituzione di un sistema dinamico di acquisizione per la fornitura di prodotti farmaceutici adottate in Piemonte, aprendo spazi reali di  vera concorrenza tra le aziende farmaceutiche che partecipano alle gare indette da Scr.

Il campo, come riferisce un comunicato stampa della Giunta regionale piemontese, è quello dei medicinali biologici: dal 2015 in poi la Regione ha scelto di aprire al mercato la fornitura di quei prodotti per i quali è scaduto il brevetto del farmaco originale, con l’obiettivo (centrato, a quanto sembra) di ottenere consistenti riduzioni di prezzo. Una procedura che, per la ricorrente Ipsen (ma anche altre aziende avevano opposto analoghi ricorsi), era da ritenersi illegittima, in primo luogo in ragione del fatto che farmaci originator contenenti il medesimo principio attivo siano posti a confronto concorrenziale in un unico lotto, senza tenere conto che i farmaci hanno diversa composizione e diverse indicazioni terapeutiche e contrasta con le esigenze di cautela rappresentate in sede scientifica.

I giudici del Consiglio di Stato hanno però ritenuto inammissibile l’appello dell’azienda e,  dunque, hanno sostanzialmente comprovato la bontà della linea adottata dall’assessorato alla Sanità, fondata sul presupposto dell’equivalenza terapeutica fra originator e biosimilare.

“Si consolida la strada che abbiamo intrapreso con la decisione di effettuare le gare sui farmaci, nei casi in cui è possibile”  sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta (nella foto).  “Questa per noi è la conferma che le gare si possono fare: in futuro intensificheremo ulteriormente questo meccanismo, anche in virtù dei risultati ottenuti in questi anni”.

Soltanto per quanto riguarda i sette farmaci biologici con disponibilità di biosimilare, la Regione è riuscita a ottenere un risparmio del 30,3% nell’ultimo biennio, con picchi del 61,2% sul principio attivo Filgrastim, utilizzato nelle terapie antitumorali, e del 40,3% per l’Eritropoietina.

In termini assoluti le economie realizzate solo nei primi cinque mesi del 2017 sfiorano i 6 milioni di euro, se si rapportano i costi a quelli dei primi cinque mesi del 2015. Su base annua, la proiezione è di oltre 14 milioni di euro risparmiati.
Secondo una recente ricerca del centro studi dell’Ibg, l’Italian biosimilars group, il Piemonte è la prima Regione d’Italia insieme alla Valle d’Aosta per utilizzo dei farmaci biosimilari, con una quota di mercato del 73,1% sulle quattro molecole principali, davanti a Trentino Alto Adige, Toscana, Emilia Romagna e Veneto.