Piccoli comuni, passa la legge, la farmacia trova spazio in tre Odg

Roma, 2 ottobre – Tanto tuonò che alla fine piovve: la legge per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni con meno di 5000 abitanti, da quasi un ventennio oggetto di dibattiti e di tentativi (fin qui sempre abortiti) del legislatore nazionale, è finalmente diventata legge dello Stato.

L’Aula del Senato, con 205 voti favorevoli e due astenuti, l’ha infatti approvata definitivamente giovedì scorso, 28 settembre, scrivendo così una pagina che l’Anci, l’associazione dei comuni italiani, ha già definito storica, perché segna un’inversione di tendenza, sotto il profilo dell’attenzione della politica,  a una parte importante (e sostanzialmente dimenticata) del territorio nazionale.

Il provvedimento interessa infatti il futuro di 5.591 centri, pari al 69% del totale, che occupano il 54% della penisola e dove vivono 11 milioni di persone. Comuni che, in qualche modo, sono la “periferia” del Paese e che  negli ultimi 25 anni hanno assistito impotenti alla fuga di un abitante ogni sette, riducendosi a ospitare comunità prevalentemente anziane (ce ne sono più di due ogni under 14).

Tra le sue misure, il provvedimento prevede l’istituzione di un fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni, che avrà una dotazione complessiva di 100 milioni e servirà a finanziare investimenti ad finalizzati da qui al 2023, con priorità per i progetti da realizzare in località in cui l’emergenza è più forte: le aree con dissesto idrogeologico, quelle interessate da un forte calo demografico ma anche quelle che si sono segnalate per disagio insediativo e inadeguatezza dei servizi sociali essenziali.

La legge suggerisce anche apposite azioni per risolvere il problema dei trasporti e dei collegamenti, soprattutto con le scuole, nelle aree rurali e montane, prevede interventi ad hoc per il recupero dei centri storici e rilancia i prodotti a chilometro zero.

Sul versante delle misure di politica economica, vanno segnalate l’attenzione posta sulla necessità della banda ultralarga anche nei piccoli centri e la previsione della facoltà di istituire, anche in forma associata, centri multifunzionali per fornire servizi in materia ambientale, sociale ed energetica. Merita un cenno anche l’intesa promossa tra Anci, Fieg (Federazione italiana editori giornali) e rappresentanti delle agenzie di distribuzione, per assicurare la vendita dei quotidiani anche nei centri più piccoli e periferici.

Nel provvedimento non sono previste misure espressamente riferite alle farmacie, “dimenticanza” che aveva suscitato le comprensibili rimostranze della categoria. Che qualche esito, alla fine, lo hanno prodotto: il relatore del provvedimento a Palazzo Madama, Stefano Vaccari (Pd) ha infatti spiegato in Aula che – anche se, per ragioni legate alla necessità di accelerare l’approvazione della legge, non sono state apportate correzioni al testo – le farmacie sono le protagoniste di ben tre ordini del giorno, approvati dall’assemblea. Il primo impegna il governo a favorire, nell’ambito delle proprie competenze, la predisposizione di apposite direttive regionali alle Asl affinché nei piccoli comuni i medicinali normalmente oggetto di distribuzione diretta da parte delle stesse aziende sanitarie locali “vengano distribuiti dalle farmacie convenzionate, con le modalità e alle condizioni stabilite dagli accordi regionali“.

Il secondo Odg impegna l’esecutivo a favorire (sempre per quanto di sua competenza) la predisposizione di apposite direttive regionali per garantire la stipula di appositi accordi tra Asl, piccoli comuni interessati e le farmacie che vi operano “per l’erogazione dei servizi di cui al decreto legislativo n. 153 del 2009”  nei presidi farmaceutici del territorio, assicurando quindi ai cittadini altre prestazioni sanitarie oltre alla dispensazione dei farmaci.

Il terzo ordine del giorno mette sostanzialmente insieme e reitera i primi due, impegnando  il Governo, allo scopo di migliorare l’efficienza e la qualità del servizio essenziale di assistenza sanitaria e, in particolare, farmaceutica nei piccoli comuni, ad adottare le opportune iniziative di propria competenza affinché le Regioni “forniscano alle Asl apposite direttive volte a far sì che, nei piccoli comuni, i medicinali normalmente oggetto di distribuzione diretta da parte delle Aslstesse vengano distribuiti dalle farmacie convenzionate, nonché a far sì che le Asl stesse stipulino accordi con i piccoli comuni e le farmacie ivi ubicate, per l’erogazione dei servizi di cui al decreto legislativo n. 153 del 2009″.

Segnali di attenzione che sono stati accolti positivamente, così come peraltro il provvedimento, dal Sunifar, il sindacato unitario dei farmacisti rurali. “Non  posso che accogliere con favore l’approvazione di questa legge, che costituisce un importante segnale di attenzione per i piccoli comuni e, in particolare, per quelli oggetto di fusione” ha dichiarato al riguardo la presidente Silvia Pagliacci. “In essi vivono oltre 10 milioni di persone che entrano quotidianamente in contatto con le farmacie rurali, le quali costituiscono l’unico presidio sociosanitario in territori privi ormai anche degli uffici postali e delle caserme dei carabinieri. Tutelare lo sviluppo dei piccoli comuni e delle loro infrastrutture non può che migliorare la vita dei cittadini di questi luoghi” ha concluso Pagliacci. “Pensiamo alla possibilità di offrire servizi di telemedicina nelle farmacie: per consentire al cittadino di effettuare, per esempio, un elettrocardiogramma senza doversi recare in città, è indispensabile la presenza della banda larga, il cui ampliamento è previsto dalla nuova legge”.