Pht, diretta e Dpc, il tavolo Aifa si divide in due gruppi di lavoro

Roma, 7 giugno – Non mancava davvero nessuno, all’incontro del tavolo Aifa sulla governance del farmaco e la ridefinizione dei canali distributivi (appendice del tavolo sulla farmaceutica aperto dal MISE) che si è tenuto ieri pomeriggio a Roma nella sede dell’agenzia regolatoria nazionale.

Tutte le sigle della filiera hanno infatti risposto “presente” all’appello del DG Aifa Mario Melazzini, che ha aperto e inizialmente coordinato i lavori, per poi lasciarne la conduzione alla dirigente dell’ Area Strategia ed Economia del Farmaco Ida Fortino e alla dirigente degli Affari legali Francesca Mastroianni. Per la prima volta, hanno reso parte ai lavori anche i rappresentati di Cgil e Uil, che si sono uniti al nutrito gruppo di rappresentanti del comparto e delle istituzioni, su tutti quelli delle Regioni, Loredano Giorni e Francesca Tosolini, direttori rispettivamente  dei servizi farmaceutici del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia.

Il confronto di ieri si è focalizzato sul Pht, le cui differenti “interpretazioni” nella gestione sono alla base delle molte e significative differenze che  oggi si registrano tra le diverse Regioni in materia di doppio canale.

Sul punto, va registrato l’ennesima puntualizzazione operata per l’Aifa da Melazzini prima e da Fortino poi: la competenza sul Prontuario della continuità ospedale-territorio è un’esclusiva dell’Aifa, che è e resta l’unica a poterne aggiornare i contenuti.

Sul punto, ha registrato apprezzamento (e una sostanziale convergenza di tutte le sigle) il lavoro che sta conducendo la Sifo, illustrato dal segretario regionale del Lazio  Arturo Cavaliere. “L’obiettivo sul quale stiamo lavorando è quello di individuare criteri scientifici che costituiscano una guida metodologica per definire all’interno del Pht la lista le molecole che devono essere erogate in diretta pura in modo omogeneo sul territorio nazionale” ha spiegato Cavaliere. “Per le molecole rimanenti, stiamo sviluppando in supporto informatico che definisca, in relazione ai prezzi di gara regionali acquisiti per ogni singola molecola, la convenienza per i sistemi sanitari regionali di erogare quel determinato farmaco in Dpc o in regime di distribuzione convenzionata pura”.

La metodologia, secondo la Sifo, consentirebbe una corretta classificazione delle molecole da erogare in diretta pura, in ragione del possesso di requisiti scientifici specifici (come la necessità di accesso ricorrente alla struttura specialistica, solo per fare un esempio) e delle molecole che, invece, come previsto dalla legge 405, possono essere distribuite nei due canali rimanenti, la Dpc e la convenzionata  “solo dopo evidenze certe ed economiche di scala con lo strumento informatico” ha spiegato Cavaliere, precisando che in questo modo le scelte verrebbero sottratte a ogni strumentalizzazione di tipo meramente economicistico, per andare invece incontro alle necessità terapeutiche dei cittadini.

Un’impostazione che, per molti versi, ha trovato eco ed espressione nella decisione di ieri di costituire all’interno del tavolo Aifa due distinti gruppi di lavoro: il primo si occuperà appunto di  individuare i criteri e parametri (ovviamente condivisi) ai quali dovranno attenersi le Regioni in materia di Pht; il secondo gruppo dovrà invece operare una valutazione comparativa dei modelli di gestione della diretta e della Dpc posti in essere dalle Regioni, con l’obiettivo finale di individuare un  modello ideale di distribuzione delle varie categorie di farmaci.

I due gruppi di lavoro dovrebbero essere istituiti già nei prossimi giorni, con l’obiettivo di avviarne subito l’attività e arrivare entro la fine del prossimo mese di luglio a concluderle,  portando a casa esiti che contribuiscano a centrare quello che è poi l’obiettivo del tavolo Aifa, ovvero la “reconductio ad unum” delle molte e disparate scelte regionali in materia di distribuzione del farmaco.
Un obiettivo che, in ogni caso, potrà essere raggiunto solo salvaguardando quelle ragioni di sostenibilità economica che costituiscono la trincea sulla quale sono attestate le Regioni, come ha ribadito ieri Loredano Giorni, ricordando ancora una volta che la scaturigine della legge 405 del 2001, è una soltanto, ovvero la necessità di “governare” meglio la spesa farmaceutica operando i necessari risparmi. “La 405 è lo strumento che fin qui ha incontestabilmente consentito di mantenere la spesa farmaceutica dentro i binari della sostenibilità” ha detto Giorni “centrando l’obiettivo per cui era nata, che era appunto quello di garantire la spesa, anche se c’è chi fa finta di dimenticarsene e oggi nega questa evidenza. Che però rimane tale”.