Pessina: Servizi e umanità, Amazon non scalzerà mai le farmacie

Roma, 9 febbraio – Più chiaro di così, Stefano Pessina (nella foto), C&O di Walgreens Boots Alliance,  colosso mondiale della distribuzione farmaceutica, non avrebbe potuto essere: “Faremo dei test per capire se potremo investire in Italia con grossi numeri, con Boots, la nostra controllata britannica” ha infatti affermato Pessina in un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano Il Sole 24 Ore e pubblicata ieri. “Il beneficio di avere una catena esiste se si hanno 1.000-2.000 farmacie, non se se ne hanno  50. Sembra che molti ora – cooperative, piccoli gruppi – si mettano a comprare farmacie, ma non tutti potrebbero avere successo. Meglio aspettare che il mercato si assesti”.

Nella lunga intervista al quotidiano di Confindustria, Pessina anticipa anche le strategie del suo gruppo in relazione ai tentativi dei giganti dell’e-commerce (Amazon su tutti) a entrare nel mercato farmaceutico. Una prospettiva che non sembra spaventare il C&O di Walgreens:  “Non c’è bisogno di Amazon: in America è tre anni che lavoriamo a obiettivi di riduzione dei costi” spiega Pessina al riguardo. “Vogliamo trasformare il vecchio concetto di drugstore coniugando perfettamente la dimensione fisica con quella online, offrendo maggiore funzionalità in tutti i canali di vendita e potenziando la farmacia e i suoi servizi. Anche per l’Italia si prospettano grandi cambiamenti».

Pessina , ricorda Il Sole 24 Ore, guida l’unico gruppo impegnato su scala globale nella distribuzione farmaceutica. Oltre alle circa 10mila farmacie di proprietà negli USA,  Walgreens Boots Alliance ha infatti ha 2.500 farmacie in Gran Bretagna (sotto l’insegna Boots) e altre in Olanda e Norvegia. è inoltre presente in Asia, nei Paesi del Golfo Persico, in Thailandia e in Corea. In Sud America ha una controllata in Messico, Benavides, con 1.200 farmacie, in Cile ha acquistato Ahumada che ne ha 400 e in Cina c’è un accordo per avere il 40% di Guo-da, una catena di 3.700 farmacie.

Walgreen Boots Alliance fattura 120 miliardi di dollari, capitalizza 68 miliardi di dollari e ha 400.000 dipendenti: numeri da capogiro che collocano Pessina in testa alla graduatoria dei manager italiani nel mondo.

Nell’intervista, Pessina descrive specificamente il know how di Boots, che  si riferisce a un’organizzazione strutturata su brand propri, specializzata nel beauty e in particolare nello skin care con una logica basata molto sul servizio, sull’approccio personale, sul consiglio diretto professionale  (cosa, osserva Pessina, che sarebbe oggi impossibile con un modello Amazon). Ma il C&O di Walgreens prefigura anche una farmacia con sempre più servizi sanitari come prelievi di sangue, diagnostica eccetera,

Proprio per questo, commentando le annunciate iniziative di Amazon finalizzate a un possibile ingresso nel retail farmaceutico, Pessina si dice convinto che  “Amazon potrebbe essere interessata a entrare nella sanità, ma non entrerà mai nella farmacia. È un settore troppo complesso è regolato. Bezos (il capo assoluto di Amazon, NdR) è un genio della tecnologia, ma non capisce di logistica. La sua logica è di entrare nelle case, nelle famiglie per potergli portare tutto. Ma non funzionerà perché le persone vogliono il contatto umano”.

La convinzione di Pessina – in controtendenza con quanto invece ipotizzano Bezos e molti altri alfieri delle magnifiche sorti e progressive della tecnologia – è che le persone non vogliono vivere solo e sempre a casa, vogliono avere una relazione sociale, voglio uscire, passeggiare fra gli scaffali, scoprire prodotti da soli. Ecco perché, a giudizio del manager di WBA, nonostante Alexa (il sistema sviluppato da Amazon  in grado di interagire con gli utenti “parlando” con loro a voce, NdR)  “non potrà avere una funzione sociale. Per un genio della tecnologia come Bezos può sembrare una cosa razionale, ma non funzionerà per almeno quattro generazioni e forse mai”.

Nonostante le convinzioni in controtendenza di Pessina, è un fatto che il titolo Walgreens Boots Alliance ha perso alcuni miliardi di dollari in valore azionario, dopo l’annuncio, la scorsa settimana, di un accordo tra Amazon, Buffett e J.P. Morgan per coprire le spese sanitarie del loro milione cumulativo di dipendenti.

L’operazione – che salderebbe gli interessi di operatori della finanza, della distribuzione e dell’ industria –  è stata evidentemente interpretata dal mercato finanziario come un attacco al mercato sanitario e, in particolare, a quello per la distribuzione dei farmaci, grazie alla particolare struttura distributiva e alla straordinaria capacità di innovare sul piano tecnologico di Amazon.

Da qui i riflessi sul mercato azionario, con il titolo WBA che dopo l’annuncio dell’accordo ha registrato perdite nell’ordine del 5,2% (è andata peggio all’altra mega-concentrazione distributiva statunitense,Cvs,  che ha lasciato sul terreno il 6,4%).

Per Pessina, però, quella della Borsa è stata “una reazione emotiva non fondata su una reale comprensione dei fattori in gioco, almeno per il settore sanitario. Dopo la corsa degli indici e con la preoccupazione su inflazione e tassi, il nervosismo ha avuto una parte importante. Ma il nostro orizzonte è lontano“.

Una valutazione, quella di Pessina, che si fonda anche su precedenti fallimenti di Amazon, che aveva già  provato  in precedenza ad attaccare il mercato della distribuzione farmaceutica con il brand drugstore.com. Operazione  – ricorda Il Sole 24 Ore – che non funzionò, tanto che il marchio venne ceduto proprio a Walgreen, che poi lo chiuse nel 2016 dopo aver introdotto il suo sistema di vendite e-commerce.

Merita di essere riportata, per il suo interesse la considerazione di chiusura dell’articolo del quotidiano economico: “Se il gruppetto Amazon-Buffett-J.P. Morgan vuole coprire un milione di dipendenti e Alliance copre sette milioni di dipendenti, il mercato americano è fatto da 250 milioni di clienti del quadrilatero assicurazioni, ospedali, case farmaceutiche e farmacie al dettaglio” scrive infatti Il Sole 24 Ore. “Una struttura che dovrà essere scossa, riorganizzata e resa più efficiente, meno cara anche con l’eliminazione di intermediari. Ma che difficilmente sarà archiviata o superata da algoritmi che in un modo o nell’altro sono disponibili a tutti”.