Patto per la Salute:
cucù, la farmacia dei
servizi non c’è più

Roma, 21 novembre – Sembra quasi una maledizione: più se ne parla e più sembra allontanarsi. Il soggetto è la farmacia dei servizi, nuovamente desaparecida eccellente nell’ultima bozza del Patto per la Salute che Governo e Regioni debbono sottoscrivere il prossimo 31 dicembre, anche perchè all’approvazione del documento sono legati ben 3,5 miliardi di finanziamenti alla sanità.

Nella bozza in parola – anticipata ieri dal quotidianosanita.it  – che il giornale presume (dati anche i tempi che cominciano a stringere) ormai vicina alla versione definitiva, non c’è alcun riferimento ai servizi in farmacia che pure erano presenti e ben esplicitati nella prima versionetrasmessa, nello scorso mese di settembre, dal ministro della Salute Roberto Speranza alle Regioni.  In quel documento – organizzato in schede – l’ultimo capoverso della scheda n. 8 concernente lo sviluppo dei servizi di prevenzione e tutela della salute, lo sviluppo delle reti territoriali e il riordino della
medicina generale, recitava infatti testualmente: ““Nell’ambito delle attività per il miglioramento della qualità dei servizi sul territorio, si intende proseguire il percorso di qualificazione del ruolo della Farmacia dei Servizi, che, inserita nelle reti territoriali, soprattutto attraverso la realizzazione di quanto previsto dalla lettera a) del comma 1, art. 2, D.Lgs. 153/2009, partecipi alla gestione di problematiche relative alla salute della persona, ai processi di presa in carico e non solo alla dispensazione del farmaco. L’impegno è quello di una valutazione della sperimentazione in corso e una coerente revisione del rapporto convenzionale per una sua applicazione nelle singole realtà regionali”.

Un riconoscimento molto chiaro che, però, sparì da lì a poco, a inizio novembre: già nella seconda versione della bozza, infatti, successiva a una verifica in sede Mef, dell’intero capoverso appena citato non v’era più traccia. La scheda 8 continua a magnificare le magnifiche sorti e progressive dei servizi territoriali e il loro riordino, che dovrà favorire “l’integrazione con tutte le figure professionali, compresa l’infermieristica di comunità, per garantire la completa presa in carico delle persone”, ma di farmacia e farmacisti non v’è alcuna traccia, quasi che la faccenda riguardi soltanto i medici di medicina generale e gli infermieri. Una vera e propria sparizione che  (come il nostro giornale ebbe modo di sottolineare lo scorso 8 novembre) destava più di un sospetto: il capoverso, infatti, non era stato cassato, come altre parti del testo, con la usuale barratura di cancellazione che, pur attestandone l’espunzione, mantiene visibili i contenuti eliminati, ma letteralmente eliminato, fatto sparire nel nulla.

Cosa che si ripete – ed è ancora più preoccupante – nell’ultima bozza anticipata ieri da quotidianosanita.it, dove resano impregiudicati tutti i contenuti della scheda n.8 e i suoi obiettivi, primo tra tutti quello di garantire “l’effettiva continuità assistenziale e la presa in carico unitaria della persona”, attraverso il completamento del processo di riordino della medicina generale e della pediatria di libera scelta, “favorendo l’integrazione con tutte le figure professionali, compresa l’assistenza infermieristica di famiglia e di comunità”. Per la professione infermieristica, anzi, è chiaramente auspicata una valorizzazione, finalizzata “alla copertura dell’incremento dei bisogni di continuità dell’assistenza, di aderenza terapeutica, in particolare per i soggetti più fragili, affetti da multi-morbilità“.

Nessun cenno alla farmacia dei servizi  nè ai farmacisti, quasi non fossero ciò che sono, ovvero professionisti della salute impegnati nell’assistenza sanitarià di prossimità sul territorio. Diventa difficile pensare che la mancanza sia dovuta, per la seconda volta consecutiva, a una dimenticanza e prende invece sempre più corpo l’ipotesi che essa sia frutto di una scelta precisa.

 

• Bozza Patto per la salute – Ultima versione