Parallel trade, per Ue legittimo limitarlo a tutela della salute

Roma, 18 maggio – Sul principio fondamentale della libera circolazione delle merci che (insegna la storia degli ultimi decenni) per l’Unione europea è un dogma assoluto, da due giorni a questa parte  si è aperta una crepa. E a provocarla è stata la stessa Commissione europea, che ha deciso di archiviare le procedure d’infrazione aperte contro Polonia, Romania e Slovacchia per avere adottato misure “protezionistiche” volte a scoraggiare la pratica del parallel trade di farmaci, principale causa dell’insorgenza di fenomeni di carenza  esportazioni parallele di farmaci.

Una pratica commerciale che, per il diritto europeo, è pienamente legittima. Ma evidentemente fino a un certo punto, come sembra aver finalmente riconosciuto la Commissione europea. Che, nel dispositivo della sua decisione di non dare seguito alla procedura di infrazione contro i tre Paesi dell’Est Europa, riconosce che gli Stati membri dell’Unione possono imporre limiti al parallel trade se e quando l’obiettivo è quello di “tutelare un legittimo interesse pubblico”, qual è ad esempio  “una fornitura adeguata e regolare di medicinali alla popolazione”. La condizione, ovviamente, è che tali misure “siano giustificate, ragionevoli e proporzionate” allo scopo che si propongono.

A lanciare la notizia è oggi F-Press,  la newsletter della Fondazione Murialti, che definisce la decisione di Bruxelles  una “apertura storica”, l’inizio di un percorso che potrà portare a superare le evidenti distorsioni prodotte dal parallel trade farmaceutico, pratica stigmatizzata da molti Paesi, a partire dal nostro. Le autorità europee riconoscono finalmente che l’indisponibilità di farmaci nelle farmacie (delle quali il commercio parallelo, ammette finalmente Bruxelles,  può essere una concausa)  “può avere gravi ripercussioni sul trattamento dei pazienti” e dunque bisogna trovare il modo di  “conciliare il rispetto della libera circolazione delle merci con il diritto dei pazienti di accedere all’assistenza sanitaria”.

Nel match “Diritto alla libera circolazione delle merci vs Diritto alla salute”, insomma, il secondo – fin qui soccombente – segna finalmente un punto che potrebbe essere decisivo per le sorti future dell’incontro.

Resta ora da vedere se anche altri Paesi, Italia inclusa, sceglieranno il confronto muscolare, seguendo fin da subito l’esempio di Polonia, Slovacchia e Romania (che hanno disseminato di mine e ostacoli, sotto forma di complicate e dispendiose procedure da assolvere, il percorso degli aspiranti esportatori paralleli di farmaci, al fine di scoraggiarne l’attività). O se invece, per limitare il parallel trade e assicurare la disponibilità di farmaci ai loro cittadini, sceglieranno la strada del “dialogo strutturato tra tutte le parti interessate, in tempi brevi”, strada che suggerisce la stessa Commissione europea, confermando al riguardo  “il proprio impegno a sostenere gli Stati membri nei loro sforzi volti ad assicurare ai cittadini un accesso tempestivo ad un’assistenza sanitaria preventiva e terapeutica di buona qualità e a costi contenuti”.

A questo scopo, la Commissione europea inizierà a raccogliere “maggiori informazioni dagli Stati membri e dalle altre parti interessate per discutere l’attuazione dell’obbligo di servizio pubblico e le restrizioni all’esportazione nell’ambito del gruppo di lavoro del Comitato medicinali per uso umano”.