Parafarmacie, Unione anticrisi: Irresponsabile dire no a riassorbimento

Roma, 3 novembre – La disponibilità a inserire nella Legge di bilancio all’esame del Senato misure per facilitare ai farmacisti già titolari di parafarmacie l’accesso alla titolarità di nuove farmacie, contemplata in un ordine del giorno al ddl Lorenzin presentato in Aula a Montecitorio lo scorso 25 ottobre a firma bipartisan (Silvia Fregolent del Pd e Rocco Palese di Fi) accolto dal Governo, è una prospettiva da cavalcare e perseguire (fatta salva la condizione che non verranno accettate “sedi inaccettabili”) e non capire che l’esperienza delle parafarmacie è superata è “da irresponsabili”.

Questo, in sintesi estrema, il senso e il contenuto del lungo comunicato diramato ieri dall’Unione   nazionale anticrisi farmacisti titolari di sola parafarmacia (in sigla Unaftisp), nuova “ragione sociale” dei Comitato anticrisi parafarmacie, sodalizio nato la scorsa estate da una scissione interna a Fnpi, la Federazione nazionale delle parafarmacie presieduta da Davide Gullotta, per inconciliabili vedute sulle direzioni da intraprendere per tutelare l’esperienza delle parafarmacie. Che per la Fnpi – ma anche per il Movimento nazionale liberi farmacisti e la Federazione delle libere parafarmacie – “non sono una anomalia, ma una risorsa per l’intero sistema farmaceutico”. e vanno dunque salvaguardate e semmai rilanciate, completando con coerenza il percorso di liberalizzazione che le ha istituite,  come ribadito anche nei giorni scorsi in un comunicato stampa congiunto.

Mentre per Unaftisp sono, all’opposto, un’esperienza fallimentare da lasciarsi alle spalle, puntando a “un riassorbimento nel SSN di tutti i farmacisti titolari di sola parafarmacia”, escludendo però che tale prospettiva possa passare dall’accettazione di sedi farmaceutiche che accettabili non sono, dalla chiusura “aprioristica” dei codici univoci o dall’abolizione del farmacista dalle parafarmacie.

Posizioni diametralmente opposte, che prima e più ancora che una diversità di strategia sindacale esprimono un’opposta visione ontologica, ovvero di ciò che gli esercizi di vicinato abilitati alla vendita di farmaci con l’obbligo della presenza del farmacista sono stati dal 2006 a oggi e dovranno (o potranno) essere da qui in poi.

Come sempre accade quando la contrapposizione è tanto radicale, scatta la rivendicazione su quale sia la posizione maggioritaria, e quindi più rappresentativa, all’interno della categoria: Daniele Viti, coordinatore di Unaftisp, al riguardo fornisce qualche numero: “Ormai è chiaro che al nostro gruppo abbiano aderito formalmente quasi 700 colleghi (farmacisti titolari di sola parafarmacia) in soli due mesi e mezzo (l’80% circa della categoria), attraverso modulo, firma autografa e documento. Quindi sulla rappresentatività ritengo che tutte le sigle ne debbano prendere atto prima di esprimersi e ci dicano quali sono i loro numeri”.   

Che, lascia intendere Viti citando l’affluenza molto scarsa all’assemblea elettiva della Fnpi dello scorso 22 ottobre (il coordinatore Unaftisp riferisce di una cinquantina di votanti, contando le deleghe), sarebbero molto inferiori a quelli della nuova sigla. “La nostra assemblea” afferma ancora Viti “contava 250 colleghi venuti da tutte le parti di Italia. Se questi sono i numeri che esprimono le altre due sigle, Mnlf e Fnpi, significa che esse non sono rappresentative e portatrici degli interessi lavorativi dei farmacisti titolari di sola parafarmacia, che si sono riconosciuti in questa Unione nazionale anticrisi, nata per l’emergenza sindacale creatasi e che rivendica quella dignità professionale che appartiene a tutta una categoria intera di farmacisti titolari di sola parafarmacia. È a questa categoria che daremo conto, mortificata professionalmente attraverso quell’anomalia che oggi è questo esercizio di vicinato dove si può dispensare il farmaco anche attraverso tabaccherie e frutterie, come accade al Sud Italia”.

Dopo un affondo contro la Gdo, i privati “che hanno speculato” e “i farmacisti titolari di farmacia che hanno aperto parafarmacie”,  tutti portatori di altri interessi “che confliggono con i nostri e non solo”, considerati, insieme “alle altre sigle che rappresentano le parafarmacie e non i farmacisti”, i responsabili della grave emergenza sindacale venutasi a creare, Viti sottolinea come la strategia fin qui perseguita di rilanciare l’obiettivo della liberalizzazione della fascia C (“bocciata dalla Corte costituzionale e da quella europea” annota il coordinatore dell’Unione anticrisi), insieme a quello della farmacia non convenzionata (“che rappresenterebbe un terzo canale di distribuzione del farmaco”), bocciando per contro l’ipotesi del riassorbimento, abbia un solo obiettivo: “far saltare un tavolo che è finalizzato a risolvere definitivamente la nostra grave crisi sindacale, che rappresenta una vera e propria emergenza”.

Secondo il coordinatore Unaftisp, Fnpi e Mnlf “dimenticano, o fanno finta, che molti colleghi hanno chiuso e altri stanno chiudendo e con l’entrata del capitale non ci sarà più spazio per nessuno. Non capire che l’esperienza parafarmacie va superata è da irresponsabili e insistere su questo aspetto significa mortificare i colleghi che quotidianamente basano la propria attività lavorativa sulla professionalità e non sulle disponibilità di risorse economiche che consentono investimenti a lungo termine senza dover soffrire ogni mese per portare avanti la propria famiglia”.

Ribadito quindi che “l’obiettivo principe per cui nasciamo resta un riassorbimento nel Ssn di tutti i farmacisti titolari di sola parafarmacia”, Viti  conclude la nota con una lunga lista di ringraziamenti ai parlamentari segnalatisi per il sostegno assicurato in questa direzione, a partire dalla già citata Fregolent  (“che continua a battersi ormai da quasi due anni, alla faccia degli spot elettorali” annota Viti). Sono poi citati la deputata Lara Ricciati (Mdp), il presidente della commissione Affari sociali di Montecitorio Mario Marazziti, la senatrice  Pd Mara Valdinosi, le deputate (sempre Pd) Donata Lenzi e Ileana Piazzoni, “a riprova” chiosa Viti “che l’iniziativa della Fregolent ha trovato una condivisione trasversale sul nostro problema portandolo in superficie”.

In cauda venenum, la lunga nota dell’Unaftisp  si chiude con un altro attacco frontale a Fnpi e Mnlf: oltre a un’accusa di cecità, che impedirebbe loro di vedere “che per 1000 colleghi riassorbiti si creano 2000 nuovi posti di lavoro”, alle due sigle viene esplicitamente imputato di non avere più seguito tra i colleghi. Per questo, conclude Viti, “pensano alla propria autoreferenzialità e hanno bisogno di riprendere gli obsoleti cavalli di battaglia della libertà professionale che non hanno prodotto nulla negli ultimi 11 anni se non il concorso Monti che è stato il più grande pasticcio che si è visto nel nostro settore”.