Ossigeno, incassata la proroga, Federfarma chiede un tavolo ad Aifa

Roma, 26 giugno –  Torna alla ribalta delle cronache professionali la vexata quaestio dell’ossigeno terapeutico, dopo la nota (cfr. RIFday del 21 giugno scorso) con la quale l’Aifa ha comunicato la concessione di una ulteriore proroga del termine (originariamente previsto per il 30 giugno 2017) dopo il quale scatterà il divieto di riempimento, per i titolari di Aic di gas medicinali, di riempire bombole di proprietà di terzi (farmacie, distributori, ospedali, case di cura, autoambulanze, altri mezzi di soccorso, studi medici, ecc.), con il conseguente obbligo a utilizzare esclusivamente bombole proprie, rilasciate in accordo alle condizioni previste dall’autorizzazione all’immissione in commercio.

Al fine di evitare possibili carenze di gas medicinali e conseguenti difficoltà di assistenza per i cittadini, causate dal  permanere di difficoltà tecniche in merito al completamento del processo di acquisizione delle bombole di proprietà di terzi, l’Aifa ha ritenuto opportuno concedere un’ulteriore proroga fino al 31 gennaio 2018, termine entro il quale – spiega l’Agenzia –  “il processo di acquisizione dovrà essere completato”.

Dall’acquisizione sono escluse le bombole in dotazione ai mezzi aerei e agli elicotteri per trasporto pazienti, in considerazione della loro peculiarità costruttiva e dell’esiguità del loro numero. Il titolare di Aic che riempirà tali bombole, conclude l’Aifa, dovrà in ogni caso “garantire, mediante i controlli e le verifiche di pertinenza previsti per il rilascio del medicinale, che le bombole rilasciate siano conformi alla normativa vigente, sia per quanto riguarda il gas medicinale, sia per quanto concerne i contenitori e le relative valvole”.

La proroga è stata commentata positivamente da Federfarma, che in una nota nell’esprimere apprezzamento per “la sensibilità dimostrata dall’Aifa” nell’occasione,  avanza la richiesta di istituire  “un Tavolo con la presenza delle industrie produttrici di gas medicali per poter trovare una soluzione definitiva alle diverse questioni tuttora aperte in materia di ossigeno terapeutico”.

Questioni che, alla fine, sono tutte riferibili al rischio di un peggioramento del servizio: oggi (secondo una rilevazione effettuata qualche tempo fa da Utifar somministrando un apposito questionario ai suoi associati)  l’ 83 % delle farmacie italiane possiedono bombole d’ossigeno di proprietà e solo il 17 % distribuisce bombole di altri non possedendole. Una situazione che sarà azzerata dall’obbligo di cedere le bombole stesse ai distributori, ai quali a regime andranno noleggiate al bisogno per far fronte alle richieste dei pazienti. Ciò si tradurrà inevitabilmente in un rilevante onere aggiuntivo per il cittadino, dal momento che oggi le farmacie non fanno pagare il noleggio (se non in alcuni casi, in genere dopo il 15° giorno, quando l’ossigeno – che, è opportuno ricordarlo, è un farmaco – non è più un’urgenza, ma il paziente vuole detenerlo a domicilio per tranquillità, nell’eventualità si ripresentasse la situazione di necessità). Nel momento in cui le aziende (come peraltro già accade) porranno a carico delle farmacie voci come il noleggio o la cauzione che non rientrano nel costo relativo alla fornitura del medicinale (e che peraltro, almeno a giudizio di Federfarma, non trovano giustificazione nella normativa sanitaria), queste dovranno di necessità trasferire quegli oneri sull’utente finale.

Ma le perplessità riguardano anche la funzionalità del servizio: oggi le farmacie detengono un certo numero di bombole (in media, 4,15 a farmacia, secondo la già ricordata rilevazione Utifar), domani (a fronte di un noleggio oneroso) si limiteranno a detenerne una, per rispettare l’obbligo di legge. Ciò significa che se oggi il congiunto di un paziente in fin di vita che si reca in farmacia di notte, di giorno, di sabato e di domenica, a Natale e in ogni altra festa comandata ha la ragionevole certezza di trovare una bombola d’ossigeno, dal 31 gennaio 2018 potrebbe non essere più così: i distributori di bombole, al contrario delle farmacie, nei giorni di festa sono infatti chiusi. Aprire un tavolo per discutere di queste questioni, dunque, più che un’opportunità è una necessità.