Osservasalute 2017, troppa disparità tra Nord e Sud, il Ssn “federalista” ha fallito

Roma, 20 aprile – La sanità italiana? È spaccata a metà, con un netto divario tra il Nord e il Sud del Paese, “con ricadute anche gravi sulla salute degli italiani lungo lo Stivale, come dimostra anche l’ampia disparità in Italia sulla capacità di prevenire e curare alcuni tipi di tumore. Criticità che si registrano soprattutto in alcune Regioni del Centro Sud”.

A rilevarlo e sottolinearlo è il Rapporto Osservasalute 2017, pubblicato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane dell’Università Cattolica di Roma,  presentato ieri a Roma. Realizzato grazie al lavoro di circa 200 ricercatori distribuiti su tutto il territorio nazionale che operano in Università e istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto superiore di sanità, Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale tumori, Istituto italiano di Medicina sociale, Aifa, aziende ospedaliere e Asl, osservatori epidemiologici regionali, agenzie regionali e provinciali di sanità pubblica, assessorati regionali e provinciali alla Salute), il rapporto – giunto alla XV edizione – fornisce annualmente i risultati del check-up della devolution in sanità, corredando dati e indicatori con un’analisi critica sullo stato di salute degli italiani e sulla qualità dell’assistenza sanitaria a livello regionale.

“Il decennio appena trascorso ha confermato una situazione da tempo nota e tollerata”  si legge nel rapporto “il profondo divario fra Nord e Meridione sia nelle dimensioni della performance analizzate, sia nella qualità della spesa pubblica e, nello specifico, di quella sanitaria”. In particolare, “è la sopravvivenza per tumori che mostra una certa variabilità geografica. Nelle aree del Centro-Nord è largamente omogenea per tutti i tipi esaminati, indicando una sostanziale equivalenza non solo dei trattamenti, ma anche delle strategie di diagnosi (introduzione dei programmi di screening). Al Sud e Isole, invece, risulta generalmente inferiore della media del Centro-Nord”.

Per le neoplasia con programmi di screening organizzato, “gli effetti dell’introduzione di misure efficaci di prevenzione secondaria sono visibili nelle aree del Paese dove si è iniziato prima e la copertura è ottimale. Ad esempio – rileva il apporto Osservasalute 2017- nella provincia autonoma di Trento lo screening preventivo per il tumore del colon retto raggiunge una copertura del 72% della popolazione, mentre nella Regione Puglia si arriva appena al 13%”.

“È evidente il fallimento del Servizio sanitario nazionale, anche nella sua ultima versione federalista, nel ridurre le differenze di spesa e della performance tra le Regioni” è il commento di  Walter Ricciardi (nella foto), presidente dell’Istituto superiore di sanità e direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. “Rimane aperto e sempre più urgente il dibattito sul segno di tali differenze,  che sono inique perché non naturali, ma frutto di scelte politiche e gestionali”

“È auspicabile che si intervenga al più presto partendo da un riequilibrio del riparto del Fondo sanitario nazionale, non basato sui bisogni teorici desumibili solo dalla struttura demografica delle Regioni” conslude Ricciardi “ma sui reali bisogni  di salute, così come è urgente un recupero di qualità gestionale e operativa del sistema, troppo deficitarie nelle Regioni del Mezzogiorno

Roma, 20 aprile – La sanità italiana? È spaccata a metà, con un netto divario tra il Nord e il Sud del Paese, “con ricadute anche gravi sulla salute degli italiani lungo lo Stivale, come dimostra anche l’ampia disparità in Italia sulla capacità di prevenire e curare alcuni tipi di tumore. Criticità che si registrano soprattutto in alcune Regioni del Centro Sud”.

A rilevarlo e sottolinearlo è il Rapporto Osservasalute 2017, pubblicato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane dell’Università Cattolica di Roma,  presentato ieri a Roma. Realizzato grazie al lavoro di circa 200 ricercatori distribuiti su tutto il territorio nazionale che operano in Università e istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto superiore di sanità, Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale tumori, Istituto italiano di Medicina sociale, Aifa, aziende ospedaliere e Asl, osservatori epidemiologici regionali, agenzie regionali e provinciali di sanità pubblica, assessorati regionali e provinciali alla Salute), il rapporto – giunto alla XV edizione – fornisce annualmente i risultati del check-up della devolution in sanità, corredando dati e indicatori con un’analisi critica sullo stato di salute degli italiani e sulla qualità dell’assistenza sanitaria a livello regionale.

“Il decennio appena trascorso ha confermato una situazione da tempo nota e tollerata”  si legge nel rapporto “il profondo divario fra Nord e Meridione sia nelle dimensioni della performance analizzate, sia nella qualità della spesa pubblica e, nello specifico, di quella sanitaria”. In particolare, “è la sopravvivenza per tumori che mostra una certa variabilità geografica. Nelle aree del Centro-Nord è largamente omogenea per tutti i tipi esaminati, indicando una sostanziale equivalenza non solo dei trattamenti, ma anche delle strategie di diagnosi (introduzione dei programmi di screening). Al Sud e Isole, invece, risulta generalmente inferiore della media del Centro-Nord”.

Per le neoplasia con programmi di screening organizzato, “gli effetti dell’introduzione di misure efficaci di prevenzione secondaria sono visibili nelle aree del Paese dove si è iniziato prima e la copertura è ottimale. Ad esempio – rileva il apporto Osservasalute 2017- nella provincia autonoma di Trento lo screening preventivo per il tumore del colon retto raggiunge una copertura del 72% della popolazione, mentre nella Regione Puglia si arriva appena al 13%”.

“È evidente il fallimento del Servizio sanitario nazionale, anche nella sua ultima versione federalista, nel ridurre le differenze di spesa e della performance tra le Regioni” è il commento di  Walter Ricciardi (nella foto), presidente dell’Istituto superiore di sanità e direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. “Rimane aperto e sempre più urgente il dibattito sul segno di tali differenze,  che sono inique perché non naturali, ma frutto di scelte politiche e gestionali”

“È auspicabile che si intervenga al più presto partendo da un riequilibrio del riparto del Fondo sanitario nazionale, non basato sui bisogni teorici desumibili solo dalla struttura demografica delle Regioni” conslude Ricciardi “ma sui reali bisogni  di salute, così come è urgente un recupero di qualità gestionale e operativa del sistema, troppo deficitarie nelle Regioni del Mezzogiorno