Ordini, il ministero ricorda in GU il decreto su procedure elettorali

Roma, 6 aprile – Con un comunicato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 77 del 3 aprile scorso, il ministero della Salute ricorda che con il decreto ministeriale 15 marzo 2018  sono state disciplinate  le procedure per la composizione dei seggi elettorali e le procedure di svolgimento delle elezioni per il rinnovo degli Ordini delle professioni sanitarie, ai sensi della cosiddetta Legge Lorenzin, ovvero la n. 3 dell’11 gennaio 2018 sul riordino delle professioni sanitarie.

Il decreto attuativo, come ampiamente riferito dal nostro giornale lo scorso 19 marzo, disciplina le procedure per l’indizione delle elezioni, per la presentazione delle liste e per lo svolgimento delle operazioni di voto e di scrutinio nonché le modalità di conservazione delle schede.

Il testo del provvedimento, definito dopo una laboriosa mediazione  con le federazioni nazionali di medici e odontoiatri, farmacisti, veterinari, infermieri, ostetriche e delle altre professioni sanitarie, introduce significative novità sui meccanismi elettivi, che prevedono non più due, ma tre convocazioni con quorum differenziati (rispettivamente a due quinti, un quinto e, in terza convocazione, il voto valido qualunque sia il numero dei votanti). Il testo contiene anche disposizioni per l’equilibrio di genere e il ricambio generazionale e la previsione importante che i regolamenti elettorali di dettaglio siano emanati dalle Federazioni.
Ancorché salutato con soddisfazione dai vertici delle professioni sanitarie, il decreto è stato anche oggetto di giudizi decisamente negativi. Come quello del giurista Luca Benci, secondo il quale il provvedimento non risolve il vulnus democratico importante” del sistema ordinistico. Secondo Benci, l’obiettivo dichiarato della legge 3/18 di improntare il nuovo sistema elettorale al metodo democraticonon è stato certo raggiunto: non si favorisce la partecipazione, non si promuove l’equilibrio di genere, si finge di promuovere il ricambio generazionale, non si tutela la minoranza” ha scritto il giurista in un suo articolo. “Forse qualcosa può essere integrato nei regolamenti successivi ma è già chiara la direzione che si è voluto imprimere”.

Ma non mancano altre critiche importanti, come quella all’assenza – che Benci definisce grave –  della determinazione del limite dei mandati per la rielezione ai Consigli direttivi e ai Comitati centrali. “Inutile parlare di ricambio generazionale se non si pongono in essere le norme fondamentali che lo possono garantire”  è il rilievo del giurista, stupito dalle reazioni positive delle federazioni professionali, in particolare quella della Fnomceo, “che nell’elusione legislativa delle elezioni per liste rinviene addirittura una ‘garanzia di democrazia’ quando rappresenta, invece, il suo contrario”.