CdS: “Farmacista abilitato a effettuare test antigenici Covid”

Roma, 31 marzo – Anche il farmacista rientra nel novero del personale abilitato all’esecuzione di test antigenici rapidi e può per conseguenza effettuarli in farmacia. A ribadirlo è un’ordinanza del Consiglio di Stato, che si è espresso su un ricorso dell’Ordine nazionale dei biologi che, dopo l’accordo stipulato lo scorso 11 dicembre tra la Regione Emilia Romagna e le associazioni di categoria delle farmacie convenzionate finalizzato proprio all’esecuzione di test antigenici rapidi in farmacia (fu il primo in assoluto in Italia e fece da apripista a molte altre Regioni), si rivolsero al Tar per chiederne la sospensione, ritenendo illegittima, per mancanza di titoli e competenze, la effettuazione di un tale servizio in farmacia da parte del farmacista.

Vistosi respingere il ricorso di sospensiva, lo scorso 9 febbraio,  da un’ordinanza  del giudice amministrativo di prima istanza,  l’Onb ha comunque ritenuto di dover insistere, ricorrendo ai giudici di Palazzo Spada. L’esito, però, non è stato migliore. A riepilogare la vicenda (con comprensibile soddisfazione per il suo esito) è una nota di FarmacieUnite, che sintetizza le ragioni del contenzioso: “L’Ordine dei biologi sostiene in causa che, in assoluto, non rientri nelle competenze professionali dei farmacisti né l’atto materiale del prelievo del campione biologico, né la sua analisi, per quanto effettuata attraverso il semplice utilizzo di un reagente già predisposto dal fabbricante”  si legge nel comunicato. “Sostiene inoltre, con riferimento allo specifico caso dei test eseguiti in Emilia Romagna, che il prelievo del campione biologico materialmente effettuato dal paziente, seppur sotto la vigilanza del farmacista, non garantisca una sua corretta esecuzione, e generi, pertanto, il rischio di falsi negativi”.

Questo secondo rilievo, in effetti,  è stato ritenuto fondato dal Consiglio di Stato, che ha accolto al riguardo le rimostranze dell’Ordine nazionale dei biologi “nei limiti in cui il provvedimento impugnato consenta che il predetto test rapido nasale per la rilevazione dell’antigene del coronavirus, non venga eseguito da personale abilitato, ma dallo stesso paziente, in quanto ciò può determinare un esito incerto, sotto il profilo scientifico”.

Un modo per affermare che il test deve essere effettuato direttamente da personale abilitato. E proprio qui le ragioni addotte dai biologi sono cadute come un castello di carte: accogliendo le tesi proposte dai rappresentanti dei farmacisti (e quindi respingendo, per contro,  il principale rilievo sollevato dall’Ordine dei biologi), il supremo consesso amministrativo ha infatti ritenuto che nelle fila del personale abilitato possa rientrare anche il farmacista.