Openpolis, sono 92 le leggi a rischio in caso di voto anticipato

Roma, 12 giugno – La rottura dell’accordo sulla nuova legge elettorale che sembrava preludere a una molto prossima fine anticipata della legislatura, consumatasi nei giorni scorsi con il  feroce rimpallo di responsabilità e di accuse incrociate tra Pd e M5S, sembra aver allontanato la prospettiva delle urne. Ma, essendo la politica italiana una sorgente inesausta di sorprese, anche le più improbabili, c’è chi – per non sapere né leggere né scrivere – si è preso la briga di censire tutti i provvedimenti di legge giunti alla meta del guado (approvati cioè da un ramo del parlamento e ancora all’esame dell’altro) che decadrebbero se la XVII legislatura chiudesse anticipatamente.

A farlo, nei giorni scorsi, è stata Openpolis, l’associazione indipendente di data journalism che promuove l’accesso alle informazioni pubbliche (e quindi la trasparenza e l’open government), ricordando che ad oggi, dall’inizio della XVII legislatura, sono state promulgate 306 leggi. Oltre a questi testi però, ci sono 92 disegni di legge che sono stati approvati in uno dei due rami, ma che aspettano ancora la seconda approvazione dell’altro: il bicameralismo perfetto del nostro attuale ordinamento, come è noto, prevede che ogni testo debba essere approvato da entrambi i rami del Parlamento

Nello specifico, 58 sono fermi a Palazzo Madama e 34 a Montecitorio. Numeri che, tutto sommato, rientrano nella “fisiologia”: alla fine della scorsa legislatura, ad esempio, erano rimasti 73 disegni di legge approvati in un ramo ma non nell’altro.

Nonostante tutto questo sia normale, osserva Openpolis, alcuni aspetti vanno comunque sottolineati. La stragrande maggioranza di questi atti sono fermi da poche settimane o mesi, essendo nel mezzo dell’iter che molto probabilmente li porterà a diventare legge. È il caso per esempio delle tante ratifiche di trattati internazionali attualmente in discussione in Aula. Il 73,91% dei ddl in questione ha avuto nel 2017 l’ultimo aggiornamento di iter.

Tra questi però risultano esserci anche proposte che per settimane sono state fortemente al centro del dibattito parlamentare, e che dopo la prima approvazione rischiano di perdersi nei corridoio del Parlamento: testamento biologico, legittima difesa, ius soli, reato di tortura e il ddl per l’attribuzione del cognome ai figli e, infine, quel ddl Concorrenza che “balla” in Senato dall’autunno del 2015 e sembrava nelle ultime settimane giunto a un passo dal filo di lana.

Ma, per incredibile possa sembrare, ci sono testi in mezzo al guado ancora da più tempo:  il 2,17% dei provvedimenti già approvati da una delle due Camere ha come data di ultimo aggiornamento il 2013, il 3,26% il 2014 e il 6,52% il 2015 (tra i quali, ça va sans dire, rientra l’appena ricordato ddl Concorrenza). Più numerosi gli atti risalenti a dibattiti avvenuti nel 2016, nello specifico il 14,13%.

A questi 92 testi ovviamente, si possono aggiungere le proposte lungamente al centro della discussione, ma che in realtà non hanno mai ricevuto l’approvazione di nessuno dei due rami. Solamente per fare due esempi, rientrano in questa categoria il ddl per l’abolizione dei vitalizi e quello per la legalizzazione della cannabis.