Ok in Commissione
per il ddl Lorenzin, ma
il futuro resta incerto

Roma, 11 dicembre – Improvvisa accelerazione del ddl Lorenzin di riordino delle professioni sanitarie, licenziato a tempi record dalla Commissione Sanità del Senato, dove era stato incardinato soltanto il 30 novembre scorso, in un clima peraltro molto contrastato.

Il provvedimento, come è noto, ha di fatto spaccato il fronte delle professioni sanitarie: da una parte  medici, farmacisti e veterinari si oppongono con forza e a ranghi compatti alla sua approvazione nella formulazione approvata dalla Camera (e ora dalla 12a Commissione di Palazzo Madama), dall’altra tutte le altre – infermieri, ostetriche, tecnici e tutte quelle ancora prive di Albo – che premono invece  con altrettanta determinazione per una definitiva approvazione del provvedimento, nel suo testo attuale, prima della fine della legislatura.

Ha dunque destato qualche sorpresa la subitanea approvazione del provvedimento da parte della Commissione Sanità del Senato, a metà della scorsa settimana, salutata con grande soddisfazione dalla presidente Emilia Grazia De Biasi: “Abbiano votato il provvedimento con tempi inusuali che segnalano l’importanza di norme sulla sperimentazione clinica e comitati etici, sulla medicina di genere, sulla riforma degli Ordini e delle professioni sanitarie, con l’istituzione di Albi professionali, l’indicazione di nuove professioni contro l’abusivismo professionale a tutela dei professionisti della sanità e dei cittadini” ha commentato la senatrice dem, sottolineando che il provvedimento è “un passo atteso da più di 12 anni che ci porta nella parte migliore dell’Europa. Ora il provvedimento è pronto per l’Aula per il voto finale” ha chiosato De Biasi, ringraziando l’intera Commissione Sanità “per la passione, la competenza e la disponibilità”. Resta ora da vedere quali effetti il rush della 12a Commissione potrà avere sul calendario dell’Aula di Palazzo Madama, dove al momento il ddl Lorenzin è sicuramente in coda al biotestamento e rischia di esserlo anche rispetto alla riforma del regolamento del Senato, allo ius soli e ai ddl sui testimoni di giustizia, sugli orfani di femminicidio, sulle misure anti jihad e, ça va sans dire, al quasi certo ritorno in terza lettura della Legge di bilancio 2018.

Se davvero il ddl sulle professioni sanitarie facesse in tempo ad affrontare l’esame dell’Aula, dovrebbe in ogni caso fare i conti con gli eventuali ritocchi al testo che potrebbero essere apportati sotto le pressioni di medici, farmacisti e veterinari, eventualità che comporterebbe un ulteriore passaggio del provvedimento a Montecitorio a inizio del prossimo anno, con lo scioglimento delle Camere  elezioni a un passo e senza quindi i tempi tecnici per completare l’iter della legge. Con il risultato che il riordino delle professioni sanitarie (sulla cui urgenza tutti peraltro concordano)  finirebbe per arenarsi per l’ennesima volta negli ultimi dieci anni.

Ipotesi, questa, contro la quale alzano le barricate tutte le professioni sanitarie che si oppongono al blocco medici-farmacisti-veterinari: “Non è accettabile che un provvedimento di questa portata sia ancora una volta messo da parte” dichiarano a una voce  Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi che rappresenta gli oltre 447mila infermieri presenti nel nostro Paese, Maria Vicario, presidente della Federazione delle circa 20mila ostetriche al lavoro in Italia, Alessandro Beux, presidente della Federazione dei 26mila tecnici sanitari di radiologia medica e Antonio Bortone, presidente del Conaps, il Coordinamento nazionale delle Associazioni delle Professioni sanitarie, che raccoglie tutte le altre 17 professioni senza albo, oltre 150mila professionisti sanitari.