Ocse: sanità, il futuro sono i team di medici, infermieri e farmacisti

Roma, 16 giugno – La sanità del futuro non può prescindere dallo sviluppo delle cure primarie sul territorio, con la costituzione di team interprofessionali integrati di medici, infermieri, farmacisti e altri professionsiti, connessi in rete e integrati con i centri di eccellenza, gli ospedali e gli specialisti. Questo le scenario “disegnato” dal rapporto Realising the Potential of Primary Health Care dell’Ocse, reso disponibile sul sito dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico lo scorso 30 maggio, elaborato alla luce delle ormai numerose esperienze che, nella maggior parte dei paesi Ocse, dimostrano come l’assistenza sanitaria di base ben riorganizzata salvi vite e faccia risparmiare risorse, con risultati migliori e una maggiore soddisfazione degli utenti.

Per l’Ocse, il futuro dell’assistenza sanitaria di base dovrà dunque essere necessariamente diverso dal passato e prevedere nuovi modelli di assistenza: finiti i tempi del lavoro in solitario, è giunto il momento di premere l’acceleratore su un’assistenza riconfigurata, dove più professionisti con specifiche competenze avanzate lavorano in gruppo, con il supporto della tecnologia digitale, indispensabile per garantire il coordinamento delle cure.

Il report Ocse fa riferimento, tra gli esempi, anche all’esperienza italiana delle Case della Salute, peraltro realizzato molto parzialmente e con le abituali differenze da Regione a Regione, non senza diffuse resistenze tra gli stessi professionisti della salute, medici in testa.

In ogni caso, il modello dei team multidisciplinari integrati di assistenza e cura operanti nel territorio, secondo l’Ocse, è quello al quale guardare, perchè – oltre a produrre risultati migliori in termini di assistenza e salute – produce anche risparmi, grazie soprattutto alla diminuzione degli accessi ai Pronto soccorso. Gli accessi impropri alle strutture ospedaliere, infatti, sono ancora troppi, proprio perché l’assistenza sanitaria di base non sempre riesce a fornire le risposte adeguate di primare care, filtrando i bisogni. In Italia, ad esempio, secondo il report Ocse  ancora oggi un ricovero su cinque  in Pronto soccorso è inappropriato. E, da un’analisi condotta sui dati di 30 Paesi Ocse, emerge che nel 2016 solo i ricoveri inappropriati per diabete, asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, patologie cardiovascolari e ipertensione “sono costati complessivamente 21,1 miliardi di dollari in questo gruppo di 30 paesi”.
Riconfigurare i sistemi sanitari per sviluppare l’assistenza primaria nella direzione indicata da Ocse, però, presuppone che si aumentino gli investimenti  “per incoraggiare l’assistenza sanitaria di base a lavorare in team e concentrarsi sulla prevenzione e la continuità delle cure”, guardando in in particolare alle cronicità, che rappresentano già oggi la grande sfida dei sistemi sanitari, soprattutto in termini economici.

Un fattore di accelerazione, osserva l’Ocse, è stata la stessa emergenza Covid, che in molti casi ha stimolato a livello nazionale e locale nuove e più avanzate pratiche professinali, come ad esempio l’espansione del ruolo di infermieri e farmacisti accanto a soluzioni digitali per monitorare lo stato di salute, facilitare l’accesso alle cure e l’utilizzo delle infrastrutture di informazione sanitaria per la sorveglianza delle malattie. “Promuovere la continuità di queste pratiche e la loro più ampia adozione (…) è fondamentale per rendere i sistemi sanitari più resistenti alle crisi sanitarie” scrive l’Ocse, che proprio negli infermieri e nei farmacisti individua le figure professionali indispensabili per  “ridurre il carico di lavoro dei medici di base, senza compromettere la qualità dell’assistenza e la soddisfazione del paziente”.
Il medico di famiglia, insomma, non dovrà più operare da solo, anche perchè soltanto così potrà finalmente essere sviluppato il suo ruolo fondamentale nella prevenzione, ruolo che – rileva il report dell’Ocse – sta progressivamente perdendo: “Nella maggior parte dei Paesi la percentuale di medici che lavorano nella medicina generale e la percentuale di tempo dedicato alla cura preventiva stanno diminuendo”.

 

♦ Il report Ocse Realising the Potential of Primary Health Care