Obbligo vaccinazioni, Asl in difficoltà, le liste d’attesa arrivano fino a novembre

Roma, 30 maggio –  Rischia di materializzarsi il rischio che la vaccinazione di massa dei bambini da 0 a 16 anni per 12 vaccini obbligatori, stabilita dal decreto Lorenzin, metta al tappeto le strutture sanitarie regionali, alle prese con un sovraccarico di lavoro a parità  di personale.

È quanto emerge da un lancio dell’agenzia Agi, che riporta gli esiti di una prima ricognizione sulla situazione nelle varie Regioni, registrando segnali di pesanti difficoltà, primo fra tutti le lunghe attese che attendono i genitori che, nel rispetto delle nuove direttive, prenotano la vaccinazione dei loro bimbi tra 0 e 6 mesi.

A Roma, ma non è l’unico caso, si deve aspettare dai tre ai cinque mesi: chi chiama oggi, insomma, potrà sperare di vaccinare il figlio a novembre, ovvero un mese e mezzo dopo l’inizio della scuola, fissato a settembre in tutta Italia. Il rischio, insomma, e molti genitori lo stanno già facendo presente, è di non trovarsi in regola con la legge e di non poter iscrive nei nidi e negli asili i loro bambini.
Nelle scuole elementari, medie e superiori (fino a 16 anni) invece i genitori sarebbero costretti a pagare fino a 7.500 euro di multa, oltre a una segnalazione al tribunale dei minori che potrebbe optare addirittura per la revoca della patria potestà.

Ma cosa succede se il bambino non è ancora vaccinato non perché il papà e la mamma seguono le stravaganti teorie dei no-vax ma perché, appunto, i tempi di attesa si dilatano?

Una soluzione, ventilata dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, potrebbe essere quella di inserire una norma transitoria nel decreto che stabilisca che è sufficiente aver fatto la richiesta di vaccinazione per poter essere iscritti.

Rimane comunque il problema di fondo: le stime delle società scientifiche parlano di 500mila bambini da vaccinare, facendo un calcolo di massima delle coperture vaccinali (che vanno dall’85% del morbillo, che ha causato l’allarmante epidemia degli ultimi mesi, al 95% abbondante di polio, tetano, difterite, epatite B e pertosse), da cui vanno sottratti i bambini che hanno già contratto le malattie in questione.

Se si calcola che organizzare una vaccinazione non è come prenotare una visita dal dentista – visto che esiste un calendario vaccinale con dei tempi cadenzati in base all’età, per non parlare dei richiami – è evidente che il rischio caos c’è, soprattutto a settembre.

A livello nazionale una delle ipotesi è di coinvolgere direttamente medici di famiglia e pediatri, che si sono già detti disponibili, per aiutare le Asl nelle vaccinazioni, cosa che il Lazio parzialmente già farà: per gli 80mila bambini tra 0 e 6 anni che dovrebbero essere vaccinati, tra richiami e completamento dei vaccini, per mettersi in regola con l’obbligo che scatterà a settembre, la Regione sta pensando proprio di chiedere la collaborazione dei 1.400 pediatri di libera scelta così da poter effettuare le vaccinazioni anche negli studi.

In Lombardia non vi sono al momento liste di attesa nei centri vaccinali allestiti dalle Aziende tutela salute (Ats, la nuova denominazione delle vecchie Asl introdotta dalla riforma regionale del sistema socio-sanitario). Unica eccezione è per la somministrazione del vaccino contro il meningococco B.

Complessa la situazione in Liguria, mentre invece in Piemonte si dicono ottimisti perché al momento non si osserva nessun incremento per quanto riguarda le richieste di vaccinazioni.

In Veneto sono reduci da due epidemie, meningite e morbillo, che hanno già fatto registrare un notevole aumento delle richieste di vaccinazioni.
In Toscana c’è pochissimo da aspettare: chi desidera sottoporsi alle vaccinazioni deve attendere praticamente solo il tempo di prendere l’appuntamento attraverso il centralino del Cup.

In Puglia, dove già i tempi di attesa raggiungono addirittura l’anno per la meningite, c’è apprensione per l’impatto che potrebbe avere un’eventuale massiccia richiesta di prenotazioni presso gli ambulatori a causa della penuria di personale sanitario.

A Palermo ancora non si registrano code, ma si stima che quest’anno, dovendo procedere al recupero dei soggetti non vaccinati per i 12 vaccini previsti, si dovrà far fronte a un aumento delle vaccinazioni stimabile intorno a 60.000, per un totale approssimativo per tutto l’anno di 500 mila vaccinazioni.

Alla luce di questa situazione, il Codacons ha lanciato un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affinché non firmi il decreto e convochi il ministro della Salute e l’Aifa al Quirinale per chiarimenti prima di approvare la nuova legge sulle vaccinazioni. L’associazione annuncia inoltre che oggi presenterà un rapporto sulle vaccinazioni al Capo dello Stato e successivamente alla stampa.

Un endorsement alle nuove norme sui vaccini è arrivato invece da Federfarma Verona, che approva la decisione del Governo, “presa anche per allinearci agli standard degli altri Paesi dell’Unione europea”, sottolineando che “rendere obbligatori i vaccini in età  scolare è un segno di civiltà e di rispetto della convivenza oltreché un corretto atteggiamento sanitario”.

La ministra della salute Beatrice Lorenzin (nella foto) intanto rassicura, annunciando che è già in corso di predisposizione un “vademecum sulle vaccinazioni che conterrà  i tempi e le modalità per farle” e che in ogni caso “per il 2017 è prevista una norma transitoria che eviterà qualsiasi tipo di problema burocratico alle famiglie, alle Asl e alle scuole”.

“Appena uscirà il decreto faremo una conferenza stampa in cui daremo tutte le indicazioni e distribuiremo delle schede dando tutte le informazioni ai genitori sui tempi, sulle modalità e sul certificato” ha dichiarato Lorenzin, informando di aver già in agenda un incontro con le Regioni “per cercare di uniformare al massimo il servizio di vaccinazioni Regione per Regione”.