Nuovo Patto per la Salute, c’è anche la “farmacia dei servizi”

Roma, 19 dicembre – C’è anche un esplicito riconoscimento alla farmacia dei servizi nel nuovo Patto per la Salute firmato ieri da Governo e Regioni. Questa voce, contenuta nella scheda n. 8 dedicata alla riorganizzazione delle cure primarie, era stata al centro di un piccolo “giallo”, puntualmente registrato e documentato dal nostro giornale con una serie di articoli nello scorso mese di novembre.

Per riepilogare in breve: presente nella prima bozza del Patto per la Salute licenziata e trasmessa dal ministero della Salute alle Regioni nello scorso mese di settembre, il riferimento alla farmacia dei servizi sparì inopinatamente dalla scheda 8 nella successiva versione di inizio novembre, elaborata dopo il passaggio al setaccio da parte del MEF.

Delle righe dedicate all’importante previsione, quelle conclusive, contenute nell’ultimo capoverso della scheda  (le riproponiamo: ““Nell’ambito delle attività per il miglioramento della qualità dei servizi sul territorio, si intende proseguire il percorso di qualificazione del ruolo della Farmacia dei Servizi, che, inserita nelle reti territoriali, soprattutto attraverso la realizzazione di quanto previsto dalla lettera a) del comma 1, art. 2, D.Lgs. 153/2009, partecipi alla gestione di problematiche relative alla salute della persona, ai processi di presa in carico e non solo alla dispensazione del farmaco”) in quella versione non v’era più traccia alcuna: non risultavano cassate, come avvenuto per molti altri passaggi della bozza, con la usuale barratura di cancellazione che, pur attestandone l’espunzione, mantiene visibili i contenuti eliminati, ma erano letteralmente sparite nel nulla.

Cosa che ovviamente destò la comprensibile preoccupazione delle sigle della farmacia. Una preoccupazione che, appena un paio di settimane dopo, fece presto a trasformarsi in allarme, di fronte a una nuova versione della bozza nella quale la scheda 8 continuava a magnificare le magnifiche sorti e progressive dei servizi territoriali e il loro riordino, perseguendo “l’integrazione con tutte le figure professionali, compresa l’infermieristica di comunità”  al fine di  “garantire la completa presa in carico delle persone”, senza però fare il benché minimo cenno a farmacia e farmacisti, quasi che la faccenda riguardasse soltanto medici di medicina generale e infermieri (cfr. Patto per la Salute: cucù, la farmacia dei servizi non c’è più, 21 novembre).

Il timore, anche alla luce dell’ampio spazio dedicato al ruolo di Mmg e infermieri, era inevitabilmente quello che farmacia e farmacisti non trovassero il dovuto spazio nella riorganizzazione delle cure primarie, vanificando così il cammino decennale – lento, faticoso e fin lì avaro di risultati – compiuto fin dal 2009 per affermare la prospettiva della “farmacia dei servizi”. Un timore che però rientrò subito, appena qualche giorno dopo, a seguito di un’ennesima bozza del Patto (cfr. Bozza Patto per la Salute: zibidì zibidè, la farmacia dei servizi adesso c’è, 25 novembre).

In quella versione, infatti,  in coda al secondo capoverso della scheda 8, espressamente dedicato agli indirizzi e parametri di riferimento da concordare per promuovere una maggiore omogeneità e accessibilità dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria territoriale, si tornava a leggere un chiaro riferimento alla “valorizzazione del ruolo del farmacista in farmacia, (…) presidio rilevante della rete dei servizi territoriali per la presa in carico dei pazienti e per l’aderenza terapeutica degli stessi e non solo per la dispensazione dei medicinali, al fine di rafforzare l’accesso ai servizi sanitari”. Processo che  “trova la prima attuazione nell’ambito del percorso di definizione e attuazione della Farmacia dei servizi e della nuova convenzione nazionale”

Un riferimento in tutta evidenza significativamente diverso da quello originariamente previsto nella bozza di settembre, più generico e “tiepido” rispetto alla necessità di dare concretezza alla prospettiva della farmacia dei servizi, soprattutto se messo a confronto con la maggiore enfasi dedicata alle figure professionali del medico di medicina generale e dell’infermiere, nella prospettiva dell’implementazione dei servizi sanitari sul territorio.

È stata proprio quell’ultima versione che ha trovato spazio nel testo definitivo del Patto per la Salute approvato ieri. La formulazione, è vero, non è quella della bozza di settembre, che andava ben oltre la previsione di una “valorizzazione” della farmacia dei servizi, con un esplicito riferimento al suo inserimento nelle reti territoriali e alla sua partecipazione “alla gestione di problematiche relative alla salute della persona, ai processi di presa in carico e non solo alla dispensazione del farmaco” e con il dichiarato impegno a “una valutazione della sperimentazione in corso (quella, per intenderci, avviata in nove Regioni grazie allo stanziamento di 36 milioni della Legge di bilancio 2018, ora rilanciata con i 50,6 milioni di nuovi stanziamenti previsti dalla legge di bilancio per l’estensione della sperimentazione stessa a tutte le Regioni, NdR) e una coerente revisione del rapporto convenzionale per una sua applicazione nelle singole realtà regionali“.

Si tratta comunque di un riconoscimento fondamentale, che colloca la farmacia dei servizi nella “road map” degli obiettivi e degli interventi in materia di politica sanitaria nel nostro Paese.