Non titolari, rilanciata locandina su obbligo di camice e caduceo

Roma, 9 ottobre – Servono le chiacchiere (che sono lo strumento per veicolare informazioni e consigli preziosi per la terapia e la salute), ma è indispensabile anche il distintivo. Da tenere in bell’evidenza, almeno se si è farmacisti e si esercita la professione al banco.

È quanto ha voluto ricordare l’Associazione dei farmacisti non titolari della provincia di Venezia (Afnt)  promotrice di una campagna di informazione ai cittadini dal titolo quanto mai eloquente ed efficace: “L’abito fa il monaco? Con il farmacista sì”.

Si tratta di una locandina, realizzata ormai da tempo ma tornata d’attualità in occasione di  Venezia in salute, manifestazione organizzata dall’Ordine dei medici del capoluogo veneto a fine settembre, dove è stata distribuita, a corollario dell’incontro svoltosi in quella cornice tra le Associazioni dei farmacisti non titolari del triveneto e i rappresentanti nazionali di Sinasfa.

La locandina, attraverso una serie di domande (che – si legge – “sembrano banali ma…”) persegue l’obiettivo di ricordare ai pazienti alcune  informazioni utili a fruire al meglio del sevizio farmaceutico.

La prima è appunto che il camice e il caduceo sono la “divisa d’ordinanza” del farmacista durante il servizio in farmacia e lo rendono immediatamente riconoscibile al cliente-paziente, che deve poter sapere (ma a lui spetta l’obbligo di essere attento e farci caso) di rivolgersi a un professionista inscritto all’Albo.

“Il farmacista deve indossare il camice bianco e il caduceo, logo professionale dell’Ordine dei farmacisti” si legge al riguardo sulla locandina. “Altre figure professionali con camici bianchi o di altri colori, in assenza del caduceo, indicano già a prima vista che non sono professionisti del farmaco”.

Sul punto, la locandina insiste, ricordando che per “obbligo etico, professionale e giuridico”, il farmacista è “l’unico operatore che può dispensare farmaci all’utente”, insieme a “consigli per l’utilizzo”. Il cittadino, a sua volta,  “ha il diritto e il dovere di rivolgersi al farmacista”,  che “risponde da un punto di vista giuridico dell’esercizio della dispensazione del medicinale“.

La locandina, al riguardo, ricorda che oggi il farmacista non opera solo in farmacia, ma anche nelle parafarmacie e nei corner salutistici dei supermercati, nel rispetto del principio, sancito dalle leggi dello Stato, per il quale “dove c’è il farmaco deve esserci il farmacista”.

L’iniziativa persegue in tutta evidenza anche l’obiettivo di contrastare il fenomeno dell’abusivismo professionale: la locandina invita infatti i cittadini a rivolgersi sempre e solo al farmacista per ottenere il loro farmaco o nel caso abbiano necessità di un consiglio. “Richiedi di essere servito dal farmacista ed eventualmente chiedi spiegazioni al titolare dell’esercizio” specifica il manifesto, sottolineando che l’eventuale assenza del professionista “prefigura il rischio di abuso della professione e un rischio per la salute pubblica“.

Da qui l’invito conclusivo di segnalare eventuali “situazioni anomale all’Ordine dei farmacisti territoriale, il quale ha l’obbligo di verificare ed eventualmente procedere con azioni disciplinari”,  trattandosi dell’organismo “deputato al controllo sull’esercizio della professione da parte dei farmacisti, a tutela della salute del cittadino”.

“L’iniziativa dei colleghi veneti” commenta Francesco Imperadrice, presidente di Sinasfa (nella foto) “alla quale abbiamo aderito, cofirmandola insieme a Conasfa e alle associazioni non titolari del Triveneto, vuole sottolineare una volta di più che, nei comportamenti sbagliati di quelle farmacie che, abdicando al ruolo professionale, consentono che a dispensare il farmaco siano talvolta non farmacisti, non c’è solo una lesione alle leggi dello Stato e della deontologia, ma  anche un rischio per la salute dei cittadini, che viene prima di ogni altra cosa. Basta un niente, come la mancata indicazione di un’interazione o un effetto collaterale da parte di un camice nero ovviamente non in grado di darla (o nella peggiore delle ipotesi, di darla sbagliata) per creare danni seri. Che paga il cittadino in prima persona, ed è inaccettabile, ma possono anche creare guai seri alla farmacia e ai suoi dipendenti”.

Guai, spiega Imperadrice, dei quali i dipendenti delle farmacie non sembrano avere piena consapevolezza: “Chiarito che la responsabilità è sempre soggettiva e in caso di problemi, anche nel caso di dispensazione con obbligo di ricetta senza che l’acquirente ne sia provvisto, a pagarne eventuali conseguenze sul piano giudiziario e penale è chi consegna il farmaco, dunque anche un  cosiddetto camice nero, trovo preoccupanti i primi esiti di un sondaggio appena lanciato da Sinasfa sul suo sito. Quasi il 10%  dei colleghi dichiara infatti che non sapeva che la responsabilità è appunto personale ed è dunque in capo a chi ha dispensato il farmaco. Un dato grave, che fa il paio con il 43% che afferma di sapere che la responsabilità è personale, ma aggiunge che nel caso di vendita di farmaci pur senza la ricetta obbligatoria non può fare diversamente”.

“Resta da vedere come evolverà il sondaggio” conclude Imperadrice  “dei cui esiti Sinasfa si preoccuperà di dare conto. Anche perché su certe fattispecie, dove prevalgono le zone d’ombra, è ora di aprire finalmente un dibattito franco e aperto, certamente utile all’intera professione”.