Sinasfa e Conasfa, no a ipotesi su parafarmacie lesive dei diritti di tutti

 

Roma, 28 settembre – L’ipotesi di individuare le opportunità per “riassorbire” le parafarmacie all’interno del sistema farmaceutico (almeno parzialmente) cercandole nelle pieghe del concorso straordinario  – che, peraltro, ha già molti problemi di suo –  incassa un altro secco no, questa volta da Conasfa e Sinasfa, le sigle dei farmacisti non titolari, che la seppelliscono sotto un giudizio lapidario: “Non è equa ed è lesiva dei diritti dei farmacisti non titolari, che sono la quota maggioritaria della professione”.

“La recente proposta di contingentare un certo numero di sedi del concorso straordinario a favore dei farmacisti titolari delle parafarmacie non ci convince” si legge in una nota diffusa l’altro ieri da Conasfa, che continua a sostenere la sua posizione di sempre, quella di “un concorso ordinario per titoli ed esami, quindi accesso alla titolarità unicamente per merito. Lo Stato deve essere garante di formule eque nell’assegnazione delle sedi”.

 “Consegnare delle sedi non scelte del concorsone ai titolari di parafarmacie in difficoltà” aggiunge Conasfa “non li potrà comunque ‘risarcire’ di un investimento naufragato. Difficilmente sedi fallimentari o vacanti potranno risollevare i farmacisti imprenditori, senza sapere oltretutto di quali finanziamenti potranno disporre”.

“Ogni intervento in materia” spiega da parte sua Francesco Imperadrice (nella foto), presidente di Sinasfa, il Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari “non può che partire da un semplice dato di realtà: la platea dei farmacisti è fatta circa 100 mila professionisti,   60-70mila dei quali sono non titolari: sarebbe il caso che i politici e i rappresentanti di categoria che affrontano il problema partissero da qui. E guardassero, magari, anche all’obbligo morale di pensare alle generazioni future: gli studenti di oggi e quanti si iscriveranno a Farmacia domani hanno il diritto di aspirare a una sede farmaceutica come tutti gli altri, dai giovani laureati ai dipendenti, dai disoccupati o sottoccupati agli stessi figli dei titolari che, magari, si vogliono staccare dai propri genitori e così via” sostiene Imperadrice, a voler sottolineare quello che ritiene un punto imprescindibile di equità e giustizia: “Il processo di assegnazione di nuove sedi deve essere aperto a tutti. Non può che essere così, se solo si considera il fatto che le sedi farmaceutiche sono un bene collettivo e come tali non appartengono a nessuno. E si tratta di un principio che nessuno può porre in discussione e va assolutamente rispettato”.
Il presidente di Sinasfa apre quindi un altro fronte di discussione: “È certamente apprezzabile che la politica abbia, sia pur tardivamente, scoperto il problema delle parafarmacie, cominciando a occuparsene con grande abbondanza di dichiarazioni. È sicuramente meno apprezzabile, però, che nel frattempo non spenda neanche mezza parola per quei circa settemila colleghi, le stime sono dell’Enpaf, che risultano disoccupati e per le altre svariate migliaia che si barcamenano tra precariato e sottoccupazione” attacca Imperadrice, ricordando le molte segnalazioni che arrivano quotidianamente a Sinasfa da parte di colleghi in situazioni di grandi difficoltà.

“Lontana da me l’intenzione di rivendicare primazie nella classifica del chi sta peggio” aggiunge il presidente Sinasfa “ma se davvero la politica vuole farsi carico delle situazioni problematiche del settore, perché non occuparsi anche di questo problema, che peraltro rischierebbe di aggravarsi in modo pesantissimo in caso di interventi legislativi maldestri sugli esercizi di vicinato?”

Ma i non titolari ritengono la proposta di Federfarma “pericolosa” anche per un’altra ragione, ovvero l’ipotesi di eliminare l’obbligo del farmacista per la vendita di principi attivi, sciogliendo così lo storico binomio farmaco-farmacista. “Ricordiamo che molte molecole di largo uso, presenti in Otc e Sop, hanno subito in questi ultimi anni azioni restrittive nell’utilizzo e ‘allert’ di farmacovigilanza in campo pediatrico” è la perentoria osservazione al riguardo dellla nota di Conasfa.

Posizione pienamente condivisa da Imperadrice, che mette in guardia contro la banalizzazione dei farmaci, anche quelli di uso consolidato, perché esiste sempre “la possibilità di abuso e di effetti collaterali, oltre che di interazioni anche importanti con altre terapie in corso”. Il rischio della misura proposta da Federfarma, per il presidente di Sinasfa, è però anche quello di una perdita di “grip”, da parte del farmacista, sulle terapie farmacologiche dei cittadini-pazienti: “Il nostro ruolo di professionisti di riferimento sull’uso dei farmaci ne risulterebbe inevitabilmente vulnerato” spiega Imperadrice, evidenziando che il vulnus, oltre che professionale, potrebbe essere anche economico:  “Nel momento in cui si elimina l’obbligo del farmacista per alcuni principi attivi” spiega il presidente del sindacato dei non titolari “è evidente che altri canali, a partire dalla GDO, ripenseranno le loro politiche commerciali per questi prodotti, che spostati nei banconi della libera vendita finirebbero inevitabilmente per essere oggetto di politiche di prezzo aggressive e di spinte al consumo. Il tutto, peraltro, con possibili conseguenze economiche sulle farmacie rappresentate dalla stessa Federfarma, che rischiano di vedersi ridurre una quota di mercato“.

Ma a preoccupare ancora di più Imperadrice sono i possibili “effetti dirompenti sull’occupazione: centinaia, forse migliaia di farmacisti che lavorano nei corner o in altre situazioni, con l’eliminazione dell’obbligo della loro presenza, perderebbero il loro lavoro. E così torniamo al tema della disoccupazione del nostro settore, sul quale la politica non può continuare a far finta di niente” conclude il presidente Sinasfa.

Conasfa, invece, conclude con un appello alla Fofi e alle associazioni di categoria, chedebbono ripensare alla figura del farmacista, come garante della salute dei cittadini ovunque eserciti la professione, senza permettere” chiude la nota “ulteriori invasioni di campo da parte di soggetti esterni al mondo del farmaco e della salute”.