Nas, oscurati quattro siti e sequestrate 400mila mascherine

Roma, 28 aprile – Nas sugli scudi, negli ultimi giorni, per una serie di operazioni condotte in diverse parti d’Italia e riferite principalmente a irregolarità e reati riconducibili all’emergenza Covid.

Il primo capitolo riguarda la vendita on line di farmaci spacciati come anti-coronavirus: il Reparto operativo del Nas, nell’ambito di una collaudata collaborazione con (tra gli altri) ministero della Salute e Aifa finalizzata al contrasto al cybercrime farmaceutico, ha dato esecuzione a una serie di provvedimenti di oscuramento, emessi dalla Direzione Generale dei dispositivi medici e del Servizio farmaceutico del dicastero, nei confronti di quattro siti web collocati su server esteri e con riferimenti fittizi, sui quali venivano effettuate la pubblicità e l’offerta in vendita, anche in lingua italiana, di medicinali sottoposti a particolari restrizioni all’utilizzo clinico.

In particolare,  venivano  proposti farmaci come terapia anti Covid-19, oltre a una grande quantità di medicinali con indicazioni terapeutiche e principi attivi ad azione dopante, antibiotica, antitumorale, antibatterica e per il trattamento della disfunzione erettile. Tra i falsi farmaci anti-coronavirus in vendita, venivano offerti farmaci  a base di clorochina e di idrossiclorochina, il cui impiego è stato temporaneamente autorizzato dall’Aifa per il trattamento a livello di sperimentazione (e non la profilassi) dei pazienti affetti da infezione da Sars-CoV-2 e la cui dispensazione è prevista esclusivamente a livello ospedaliero, nel rispetto delle rigorose condizioni d’impiego previste per le  sperimentazioni cliniche. Tra i farmaci in vendita. i Nas hanno anche trovato l’offerta di prodotti a base di  lopinavir e ritonavir, antivirali anch’essi impiegabili off-label  soltanto in ambienti ospedalieri operanti in emergenza Covid-19. E ancora prodotti a base umifenovir, altro principio attivo antivirale per il quale l’Aifa ha già precisato l’assenza di autorizzazione e la mancanza di evidenze scientifiche sull’efficacia nel trattamento e nella prevenzione di Covid-19.

Nella circostanza, i Nas  rammentano di diffidare nell’acquisto di farmaci da siti web estemporanei e di dubbie referenze, non autorizzati e privi di logo del ministero della Salute (l’elenco è consultabile sul portale www.salute.gov.it), che peraltro offrono medicinali con obbligo di prescrizione la cui vendita in internet non è consentita dalla normativa italiana.

Altro fronte aperto, quello delle mascherine, alle quali i Nas hanno dedicato una particolare attenzione per fronteggiare potenziali illeciti durante l’attuale emergenza sanitaria in corso, effettuando controlli anche sui flussi commerciali di importazione, al fine di intercettare articoli e presidi medici introdotti irregolarmente sul territorio nazionale e privi delle caratteristiche di sicurezza. Solo nel corso degli ultimi giorni, i Nas hanno operato numerosi interventi, individuando e sequestrando circa 400.000 mascherine di varie categorie, dalle semplici antipolvere, a quelle chirurgiche fino ai dispositivi di protezione individuale (come Ffp2/3), risultate irregolari, prive delle caratteristiche dichiarate da produttori e venditori e oggetto di importazione con modalità non consentite. Nelle citate operazioni, sono stati deferiti all’autorità giudiziaria 2 titolari di esercizi produttivi e commerciali e altri 15 sono stati sanzionati amministrativamente. Il valore dei dispositivi facciali sequestrati ammonta a oltre 650 mila euro.

Nell’estensione delle verifiche del maxi-sequestro di 280mila mascherine eseguito a Cremona qualche giorno fa (cfr. RIFday del 23 aprile)  i Nas hanno bloccato  in un deposito logistico di un’azienda di distribuzione farmaceutica a Brescia ulteriori 133.000 “mascherine tre veli” e 28.500 “mascherine modello Ffp2 KN95” per analoghe violazioni.

Il Nas di Parma, in due diversi controlli, ha sequestrato circa 39.000 mascherine di tipo chirurgico, commercializzate con etichettatura non conforme, rinvenute presso un negozio di articoli per la casa e i magazzini di ditte operanti in provincia di Reggio Emilia e Piacenza, mentre il Nas di Treviso ha bloccato la commercializzazione di oltre 50.000 mascherine di protezione individuale prive delle indicazioni obbligatorie previste dalla normativa nazionale. Il sequestro dei dispositivi, eseguito presso un magazzino logistico veneto di distribuzione, ha un controvalore di circa 100.000 euro.

Sempre le mascherine sono state al centro delle ispezioni che i Nas di Bari, Foggia, Taranto e Lecce, in una serie di servizi coordinati dal Gruppo per la Tutela della salute di Napoli, hanno eseguito in  26 farmacie pugliesi,  segnalandoo quattro persone per aver commercializzato mascherine chirurgiche prive delle indicazioni in lingua italiana e sottoposto a sequestro 622 dispositivi per la protezione individuale del viso.

Diverse le fattispecie di irregolarità contestate dal Nas di Brescia, che  ha deferito due persone all’autorità giudiziaria(si tratta dei titolari di due diverse farmaci) con l’accusa di essersi venduti reciprocamente dei medicinali senza essere in possesso della specifica autorizzazione di commercio all’ingrosso. Il Nas di Bologna, infine, ha denunciato la responsabile di una parafarmacia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rimini: l’indagata, nonostante fosse priva dei titoli di studio previsti dalla legge, utilizzava dei test diagnostici ad uso esclusivo di personale medico e/o infermieristico per la rilevazione rapida degli anticorpi al virus Sars CoV-2. Altre operazioni, infine a Roma e ancora a Treviso: nella capitale, nel contesto di una più estesa attività di controllo e monitoraggio della filiera del farmaco e la verifica sul possesso e mantenimento dei requisiti previsti dalla normativa a carico degli operatori del settore, i Nas di Roma hanno segnalato all’autorità amministrativa regionale un farmacista titolare di un deposito all’ingrosso di medicinali, responsabile di non possedere i necessari requisiti minimi e le previste dotazioni richieste per l’ottenimento e il mantenimento dell’autorizzazione ad esercitare come grossista. L’aAutorità competente, condividendo il lavoro svolto dal Nas capitolino, ha avviato il procedimento di revoca dell’autorizzazione regionale alla distribuzione all’ingrosso di medicinali ad uso umano.

Il Nas di Treviso, al termine di una serie di accertamenti di polizia giudiziaria, ha denunciato in stato di libertà la titolare di un’erboristeria che,  benché priva di un idoneo titolo di studio. preparava e commercializzava medicinali senza l’autorizzazione dell’Aifa.